Sanità pubblica, l'opposizione al lavoro per una proposta unitaria: ecco quella del Pd
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Sanità pubblica, l'opposizione al lavoro per una proposta unitaria: ecco quella del Pd

Salute pubblica, l'opposizione studia una posizione unitaria da presentare al governo Meloni, dopo quella sul salario minimo. Marina Sereni, responsabile Salute del Pd, ne ha parlato con l'Agi.

Sanità pubblica, l'opposizione al lavoro per una proposta unitaria: ecco quella del Pd
I partiti all'opposizione del governo Meloni
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12 Settembre 2023 - 14.10


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Le opposizioni, dopo la proposta sul Salario minimo, ne stanno studiando un’altra sulla sanità. Tre principi intorno ai quali si snoda una visione da presentare al governo Meloni, per superare una situazione di pericolosa precarietà della salute pubblica. Il Pd sta lavorando sulla sua proposta da presentare agli alleati. I punti principali li ha spiegati all’Agi la responsabile Salute del Pd, Marina Sereni. 

«I punti principali riguardano il Fondo Sanitario Nazionale e l’Autonomia. E’ necessario non andare sotto almeno il 7,5% del Pil per il Fondo Sanitario Nazionale. Con i due ultimi governi lo abbiamo aumentato, ma nella legge di bilancio si scende al 6,7% quest’anno e nei prossimi anni si arriverà al 6,2%, il livello più basso dal periodo del pre Covid».

«Le previsioni sono molto negative, Ora servirebbero 4 miliardi l’anno per cinque anni per potere arrivare a una soglia del 7,5%, tenendo anche presente che Francia e Germania sono sopra e noi siamo l’ultimo paese del G7. L’aumento del Fsn non deve essere di un solo anno, ma progressivo per arrivare al 7,5». 

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Il secondo punto citato dall’esponente della segreteria dem è «l’abolizione del tetto alla spesa per il personale: dal governo Berlusconi, con l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti, c’è un tetto che pone un limite alla spesa per personale delle regioni. Questo tetto è ormai insostenibile: se non assumiamo il sistema, già duramente provato con il Covid, va in tilt e si fa fatica anche a sostituire quelli che vanno in pensione».

Il terzo e ultimo capitolo di questa proposta «è il no a una maggiore differenziazione tra le regioni in materia di salute, un no all’autonomia differenziata per quello che riguarda la salute: se l’obiettivo deve essere il restringimento dei divari, con l’autonomia differenziata si finirà per distruggere la dimensione nazionale. Quando la Costituzione parla di diritti, questi non possono dipendere né dal portafoglio né da dove si vive». Su questi punti, il Pd ha registrato «una larga convergenza con le altre forze di opposizione». 

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È questa, infatti, la condizione necessaria perché la mobilitazione possa avere successo per i dem. «Faremo il punto con gli altri partiti di opposizione perché c’è lo spazio per un’altra iniziativa unitaria», come è accaduto col salario minimo. C’è poi da valorizzare quanto arriva dai territori: «La nostra è una piattaforma già circolante, ci sono proposte regionali già presentate in questa direzione. Su questa base si può costruire una proposta nazionale condivisa». 

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