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Orlando insiste: "Chiamiamoci Partito Democratico e del Lavoro, ci darebbe forza"

Andrea Orlando ha escluso una propria candidatura al congresso del partito ma insiste sul posizionamento a sinistra.

Orlando insiste: "Chiamiamoci Partito Democratico e del Lavoro, ci darebbe forza"
Andrea Orlando

globalist Modifica articolo

4 Dicembre 2022 - 11.01


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Serve un cambiamento radicale per non finire come il partito socialista francese, schiacciato tra i ‘liberal’ di Macron e la sinistra radicale di Melenchon. «Chiamarci Partito Democratico e del Lavoro? Sono pienamente d’accordo, a livello simbolico avrebbe una grandissima forza. Anzi dovremmo proporre questo nome con un referendum, in parallelo alle primarie».

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 Lo ha detto Andrea Orlando ospite del Caffè della domenica di Maria Latella a Radio 24. L’ex ministro ha escluso una propria candidatura al congresso del partito.

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«Il lavoro non è più quello della fabbrica fordista di una volta, ma tutto il mondo della piccola impresa, degli autonomi è schiacciato dei soggetti sovranazionali. In Italia il 12% dei lavoratori sono sotto la soglia di povertà», ha aggiunto Orlando, «si dice che i giovani non sono attratti dal lavoro ma un conto era il lavoro del passato che ti dava la possibilità di crescere e un conto il lavoro di oggi che non consente non solo di mantenere una famiglia ma neppure di vedere una crescita per il futuro. Un Partito Democratico nuovo dovrebbe rivolgersi a una platea molto vasta perché l’inflazione colpisce anche il ceto medio, anche quel pezzo di società che si sentiva al riparo», ha spiegato Orlando. 

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Per quanto riguarda l’ipotesi di una sua candidatura al congresso, Orlando ha replicato: «aggiungere un nome a quelli di chi già si è candidato alla segreteria non mi sembra un modo di risolvere il problema ma semmai di aggravarlo. Continuo ad insistere sull’esigenza di mettere al centro le idee», ha concluso. 

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