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Bonaccini: "Il mio Pd di sinistra e plurale, basta correnti"

Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna e candidato alla segreteria del Partito democratico illustra il suo progetto

Bonaccini: "Il mio Pd di sinistra e plurale, basta correnti"

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27 Novembre 2022 - 17.54


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Che Pd vuole Bonaccini? Bisognerebbe capirlo nelle cose concrete, «Sono sicuro che tante persone si aspettino un’opposizione seria e credibile in campo e un’alternativa a questa destra. Non sarà né facile né breve, ma adesso è il momento di rimboccarsi le maniche e cominciare».

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Lo ha detto Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna e candidato alla segreteria del Partito democratico. «La discussione su organismi e fasi congressuali non mi appassiona», ha spiegato Bonaccini. «Non sono mai stato iscritto a nessuna corrente e ribadisco che non chiederò e non accetterò il sostegno di nessuna corrente. Credo che molti dei problemi del nostro partito derivino anche dal correntismo esasperato, che adesso dobbiamo archiviare: ci ha allontanato dagli elettori e ha finito spesso per premiare la fedeltà anziché il merito. Serve un partito plurale, non di correnti. E poi finiamola di chiamarci col cognome degli altri. Ho sostenuto Bersani nel 2012, poi Renzi l’anno successivo, ma ho sempre chiesto di essere giudicato per ciò che faccio io».

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«Sono un uomo di sinistra che crede nel Pd e vuole farne un grande partito progressista e riformista. Ci confronteremo con Terzo Polo e 5 Stelle, ma certo non lasceremo loro la rappresentanza esclusiva di moderati e sinistra», ha detto ancora il candidato alla segreteria Pd, che ha poi ribadito: «Io credo nelle alleanze e le ho sempre praticate, ma senza il Pd non è possibile alcuna alleanza di centrosinistra credibile e la destra resterebbe al governo per i prossimi vent’anni».

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«Il mio primo obiettivo – ha poi sottolineato – è che il Pd torni ad essere e a fare il Pd. Il primo banco di prova della nuova segreteria saranno le europee e le amministrative del 2024, quando voteranno metà dei comuni italiani e alcune regioni: per quella data dobbiamo tornare ad essere il primo partito in Italia e competitivi per vincere nelle grandi e piccole città chiamando a raccolta tutte le energie del centrosinistra e del civismo. Le alleanze per le politiche verranno dopo, adesso tocca alla destra governare e a noi fare opposizione. E farla bene, non sguaiata». E sulla possibilità di rimanere alla direzione della Regione, come già fatto da Zingaretti, il presidente dell’Emilia Romagna ha risposto: «Non mi pare che Zingaretti si sia dimesso per il troppo lavoro, ma per le troppe correnti».

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