Soumaharo, Sinistra Italiana si divide: "Chi sapeva perché non ha informato i pm?"
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Soumaharo, Sinistra Italiana si divide: "Chi sapeva perché non ha informato i pm?"

Alcuni dirigenti di Sinistra Italiana hanno chiesto a Fratoianni di assumersi la responsabilità politica della candidatura di Soumahoro. Ma chi era a conoscenza di illeciti perché non l'ha detto prima?

Soumaharo, Sinistra Italiana si divide: "Chi sapeva perché non ha informato i pm?"
Aboubakar Soumahoro e Nicola Fratoianni
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26 Novembre 2022 - 22.07


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Una situazione molto antipatica, anche perché la destra è passata al contrattacco strumentalizzando questo caso per delegittimare le politiche di accoglienza.

 L’inchiesta giudiziaria che coinvolge coop legate ad alcuni parenti del deputato di Avs Aboubakar Soumaharo spacca il partito Sinistra Italiana. Dopo la lettera di una decina di dirigenti che ieri ha chiesto in sostanza al segretario Nicola Fratoianni di «assumere su di sé per intero la responsabilità politica» della candidatura dell’ex sindacalista ivoriano, oggi la replica della segreteria: «chi sapeva perché non ha informato i pm?».

 «La segreteria non era a conoscenza di notizie che configurassero condotte illecite. Chi lo afferma mente e cerca di strumentalizzare a fini politici un caso che sta amareggiando ogni cittadino di sinistra, noi per primi», è la replica ai dieci dirigenti, parole che respingono al mittente illazioni e insinuazioni.

 Lo stesso Fratoianni respinge di essere stato a conoscenza di illeciti: «ci sono ancora zone d’ombra da chiarire ma non mi pento

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I pm di Latina che da mesi lavorano sulle cooperative gestite da Marie Therese Mukamitsindo, suocera di Aboubakar Soumahoro, e finita nel registro per malversazione, stanno intanto mettendo in fila una serie di elementi raccolti in queste settimane anche dalla Guardia di Finanza. Tasselli grazie ai quali chi indaga potrà analizzare le varie voci di finanziamenti ottenuti negli anni dalla struttura. Una attività investigativa partita dalla denuncia di 26 dipendenti, che lamentavano il mancato pagamento degli stipendi, e che starebbe ricostruendo il flusso di denaro arrivato nelle casse della Karibu che opera nel Lazio da circa 20 anni. La coop in quattro lustri avrebbe ottenuto complessivamente oltre 60 milioni di euro. Nell’aprile scorso, inoltre, alla luce dell’emergenza profughi dall’Ucraina, Karibu e il consorzio Aid hanno avuto dalla Regione Lazio un finanziamento pari a circa 557 mila euro.

Una analisi approfondita su come siano stati impiegati i soldi anche in relazione ai pagamenti di forniture e gestione degli affitti delle sedi, compresa quella di Sezze dove iniziò l’attività legata all’accoglienza dei richiedenti asili provenienti dall’Africa. I carabinieri invece nelle scorse settimane hanno «acquisito» una serie di documenti trovati all’esterno della società, forse lasciati lì nel corso di un trasloco. Anche in questo segmento di indagine, coordinato dai pm pontini, l’attività riguarda i mancati pagamenti dei dipendenti. Una tranche partita mesi dopo rispetto al filone «madre» ma che sta procedendo spedita anche grazie al lavoro svolto in collaborazione con l’ispettorato del Lavoro. 

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Sulla gestione dei fondi è intervenuto anche Sambarè Soumaila, che assieme a Soumahoro ha fondato la Lega Braccianti. «Volevamo sapere come venivano spesi i soldi e a un certo punto siamo stati cacciati», racconta in una intervista riferendosi alla raccolta attraverso la piattaforma `GoFundMe´. 

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