Landini (Cgil) manifesta per la pace: "Il 5 novembre saremo in piazza, vogliamo il cessate il fuoco"
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Landini (Cgil) manifesta per la pace: "Il 5 novembre saremo in piazza, vogliamo il cessate il fuoco"

Landini: "Le nostre rivendicazioni sono molto precise: un cessate il fuoco, che si apra un negoziato e che si arrivi ad una vera conferenza di pace come fu fatta a Helsinki nel 1973 e come da tempo invoca il nostro Presidente della Repubblica".

Landini (Cgil) manifesta per la pace: "Il 5 novembre saremo in piazza, vogliamo il cessate il fuoco"
Maurizio Landini
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17 Ottobre 2022 - 14.35


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Maurizio Landini, segretario nazionale della Cgil, a margine dell’assemblea dei delegati Fillea tenutasi alla Camera di Lavoro di Milano, ha annunciato che il prossimo 5 novembre anche il sindacato sarà in piazza per chiedere la pace in Ucraina.

“Il 5 novembre anche noi saremo in piazza assieme a una quantità enorme di associazioni, alle altre organizzazioni sindacali perché bisogna fermare questa guerra. Non possiamo accettare che la guerra torni ad essere lo strumento che regoli i rapporti tra gli stati. Non solo esprimiamo la nostra solidarietà al popolo ucraino e al suo diritto alla resistenza, ma non vogliamo che questo diventi una guerra nucleare. È il momento di scendere in piazza, di chiedere a tutti gli stati a partire dall’Europa (ma non solo) che si torni a discutere».

“Le nostre rivendicazioni sono molto precise: un cessate il fuoco, che si apra un negoziato e che si arrivi ad una vera conferenza di pace come fu fatta a Helsinki nel 1973 e come da tempo invoca il nostro Presidente della Repubblica. Allo stesso tempo condividiamo molto i messaggi che Papa Francesco in questo periodo ha avanzato”. 

“È chiaro a tutti che fermare questa guerra muove anche per tutelare le condizioni di vita e di lavoro delle persone e che l’aumento dell’inflazione è frutto anche di questa guerra. In gioco c’è anche una nuova politica energetica in Italia e nel mondo. Noi vogliamo si affermi un nuovo modello economico non con la guerra, ma con scelte che vengono realizzate. Siccome i lavoratori e le lavoratrici sono coloro che pagano quando c’è la guerra, per noi è importante ribadire il concetto che la pace è l’unica condizione per affermare i diritti, la democrazia e la possibilità di cambiare un modello sociale ed economico che consideriamo sbagliato”.

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