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Il 25 settembre torneremo a votare con la legge sbagliata nel momento sbagliato

I più demotivati da questa politica sempre più simile a una farsa teatrale sono i cittadini italiani che, secondo i sondaggi, in gran parte avrebbero preferito evitare le urne e proseguire con Draghi

Il 25 settembre torneremo a votare con la legge sbagliata nel momento sbagliato
Elezioni

Michele Cecere Modifica articolo

29 Luglio 2022 - 18.18


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Il 25 settembre 2022 torneremo a votare ancora una volta, la quinta consecutiva, senza poter scegliere la persona a cui dare la nostra fiducia. Sono infatti 21 anni che l’elettore italiano non può scegliere il suo candidato ma solo votare una lista bloccata, naturalmente composta da candidati scelti dai capi del partito. 

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Per la prima volta nella storia ultra settantennale della nostra Repubblica, la campagna elettorale sarà estiva, peraltro in una delle estati più torride di sempre.

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Per la prima volta si voterà mentre il Paese è praticamente in guerra, con tutto l’Occidente, contro l’imperialismo russo. Si voterà in piena crisi energetica, oltre che climatica.

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E si voterà presumibilmente consolidando il crescente astensionismo degli ultimi trent’anni, inevitabile prodotto di anni di disaffezione alla politica.

Mentre scrivo appare chiaro solo lo schieramento della destra e sembra abbastanza prevedibile che non si tratterà di un centro destra ma di destra pura, vista l’esiguità della truppa berlusconiana, che perde pezzi ogni giorno,  ingrossando quel centro pressoché inesistente negli ultimi anni, ma che torna a farsi baldanzoso con una pletora impressionante di piccole formazioni più o meno ambiziose..

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Tutto è nebuloso a sinistra di questa destra e di questo centro, nel tempo in cui “dire qualcosa di sinistra” ( parafrasando Nanni Moretti) fa sempre più paura al PD, dalle cui parti infatti si tende a parlare di “schieramento progressista”. L’aria che tira riporta al tempo della fine della prima repubblica, quel 1994 che vide l’irresistibile ascesa  del Cavaliere che ebbe gioco facile contro il polo di centro e quello progressista di sinistra, solo perché si votó per la prima volta col sistema maggioritario che premiava chi prendeva anche solo un voto in più degli altri. 

Il 25 settembre invece voteremo con lo stesso sistema che nel 2018 portò ad un governo l’ inedita accoppiata di leghisti e grillini dopo ben 80 giorni di attesa e che ha prodotto in 4 anni di legislatura ben tre coalizioni governative, tutte estremamente diverse.

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Nonostante il detto “il potere logora chi non ce l’ha”, quest’ultima legislatura sembra avere logorato soprattutto i 5 Stelle, l’unica forza politica rimasta sempre al governo, prima con la Lega, poi con PD, LEU e Italia Viva, infine nella grande coalizione con Draghi. Cinque stelle crollati in soli quattro anni dal 32,5% di voti del 2018 allo striminzito 10% attribuito dagli attuali sondaggi.

Ma i più logorati dalla legislatura più folle della nostra Repubblica, i più demotivati da questa politica sempre più simile a una farsa teatrale sono i cittadini italiani che, secondo i sondaggi, in gran parte avrebbero preferito evitare le urne e proseguire con Draghi. Ecco perché è facile pronosticare che stavolta il partito degli astenuti sarà per la prima volta quello di maggioranza relativa, visto che dal 1992 il calo di votanti è continuo e alle ultime elezioni del 2018 oltre il 28% non andò a votare. 

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Nel 1995, all’epoca del governo tecnico presieduto da Lamberto Dini,  Giorgio Gaber e Sandro Luporini scrissero uno straordinario ma poco conosciuto monologo in cui il problema politico di fondo era “La sedia da spostare”:

“… Secondo me per spostarla, bisognerebbe prenderla con cautela per la spalliera, e metterla da un’altra parte. – Eccesso di garantismo, al punto in cui siamo, non resta che affidarsi a una figura autorevole e competente. Forse un tecnico. Magari di destra, appoggiato dalle sinistre.- Un tecnico? No, un tecnico non può garantire la stabilità della sedia. E poi costituisce un’anomalia antidemocratica e anticostituzionale.- Se è così cambiamo la Costituzione.- Non è una cosa che si può fare da un giorno all’altro.- Nel frattempo propongo di indire un referendum. – Non si troveranno mai cinquecentomila firme per spostare una sedia. – E allora non c’è scelta: elezioni anticipate…”

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Ecco, in questa prosa c’è tutta l’insipienza di una classe politica senza nerbo e coraggio, incapace di trovare soluzioni, né di accordarsi per eleggere un nuovo presidente della Repubblica. La sedia è sempre lì e quando arriva un tecnico per spostarla, dopo un po’ i professionisti della politica lo fanno fuori.

Ma così è, andiamo a votare, con la legge sbagliata, nel momento sbagliato.

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