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Emma Bonino parla del fine vita: "Se mi ritrovo a vivere come una zucchina, lasciatemi andare"

All'indomani del primo caso in Italia di suicidio assistito, parla la storica leader radicale: "La latitanza della politica mostra che i legislatori hanno perso la testa, hanno perso la pietà e la compassione"

Emma Bonino parla del fine vita: "Se mi ritrovo a vivere come una zucchina, lasciatemi andare"
Emma Bonino

globalist

17 Giugno 2022 - 09.25


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Emma Bonino, una vita spesa per le battaglie sui diritti civili, parla in un’intervista alla Repubblica: “L’ho scritto nel mio testamento biologico e anche dal notaio, se mi ritrovo a vivere come una zucchina, per favore lasciatemi andare”.

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“La latitanza della politica sul suicidio assistito mostra che i legislatori hanno perso la testa, hanno perso la pietà e la compassione. E la destra la smetta di usare strumentalmente questi temi”. Emma Bonino, una vita spesa per le battaglie sui diritti civili, parla in un’intervista alla Repubblica: “L’ho scritto nel mio testamento biologico e anche dal notaio, se mi ritrovo a vivere come una zucchina, per favore lasciatemi andare”.

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E’ il giorno dopo la morte di Federico Carboni, “Mario” fino a ieri, quando per la prima volta un caso di suicidio assistito è accaduto in Italia. “A chi grida contro l’eutanasia dico che non volerlo fare non implica automaticamente che altri non possano e non debbano farlo. Si chiama libertà di scelta” afferma Bonino, “l’ha scelto volontariamente, trovandosi nelle condizioni molto restrittive definite dalla Consulta”.  

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“In Italia le questioni dei diritti e delle libertà non trovano mai spazio” aggiunge, “sono quarant’anni che se ne parla. Ma il dolore e la sofferenza non aspettano”.  Oltretutto le proposte in Parlamento “mi preoccupano molto, perché si divide la sofferenza in categorie. Ma non ci sono categorie tra malati terminali e oncologici, ad esempio, e bisogna essere liberi di scegliere anche sul fine vita, se fatto consapevolmente. La realtà poi, è che quel testo rischia ancora di peggiorare”. Però “mi rifiuto di assecondare la tesi per cui occorra aspettare. Ho sempre sostenuto che i diritti civili sono anche diritti sociali, nella misura in cui chi è più abbiente non avrà difficoltà ad andare in Svizzera o altrove. Serve un balzo di civiltà, riconoscendo quanto i cittadini chiedono oramai da troppo tempo”.

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