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Letta: "Il campo largo funziona, con M5s e Italia Viva abbiamo stoppato la Casellati"

Oltre al nome della possibile candidatura condivisa, il ragionamento nel centrosinistra è sui tempi di sua formalizzazione.

Letta: "Il campo largo funziona, con M5s e Italia Viva abbiamo stoppato la Casellati"
Enrico Letta

globalist

26 Gennaio 2022 - 19.42


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Il “campo largo” funziona, il Pd insieme a M5s e Iv e riuscito ad arginare i tentativi di forzatura del centrodestra. Lo ha detto Enrico Letta parlando ai grandi elettori del partito.

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“La conferma della nostra alleanza è un punto importante, non banale”, ha spiegato. Ovviamente anche Liberi e Uguali fa parte del campo largo.

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“Rivendico – non è stato abbastanza notato – che tutte le polemiche sul campo largo si sono dimostrate del tutto fuori luogo. In questo passaggio, fino ad ora, c’è stato un lavoro positivo ed efficace di tutta la coalizione del centrosinistra allargato. Un lavoro positivo con Italia viva, ad esempio, che ha consentito di stoppare l’operazione Casellati.
E coi 5 stelle che ci ha consentito di essere uniti e arginare i tentativi del centrodestra di sfondare”.

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L’accordo

“L’accordo per il Colle deve tenere insieme tutta la maggioranza”. Lo ribadisce Enrico Letta parlando all’assemblea degli elettori Pd.
“Bisogna stare nel perimetro della maggioranza che sostiene l’esecutivo. Anche su questo, sulla coerenza della maggioranza, abbiamo dimostrato serietà”, aggiunge Letta.

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Ha aggiunto Letta:  “Abbiamo dato la dimostrazione di cosa vuol dire essere un partito moderno e solido in questa partita. Lo confermano i sondaggi di queste ore”.

“Ora però – ha aggiunto – viene il passaggio più complesso, in cui ognuno di noi ha una idea e dobbiamo trovare una sintesi.

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E infine: “Complessità mai così forte. Nel Parlamento più frammentato di sempre sovrapposizione di due perimetri diversi: quello della maggioranza e quello del centrosinistra”.

Le dichiarazioni della serata

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 La maggioranza prova a dare un accelerata serale nella ricerca di un nome condiviso da proporre al Parlamento in votazione come prossimo presidente della Repubblica domani o al più tardi venerdì, ora che il quorum è sceso a 505. Mentre Matteo Salvini ha smentito di aver incontrato Sabino Cassese prima di riunire i parlamentari della Lega, il segretario del Pd Enrico Letta ha riunito i ministri del Pd Andrea Orlando, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini per un confronto prima dell’assemblea dei grandi elettori del Pd in programma alle 21 che si terrà in parallelo alla riunione di Giuseppe Conte con i parlamentari Cinque Stelle.

Letta, secondo quanto si è appreso, ha parlato di “concreti segnali di apertura da parte di Salvini” sulla possibilità di una candidatura condivisa di maggioranza. Da maneggiare con cura.

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Segnali che saranno verificati direttamente e personalmente in un incontro in serata, dopo l’assemblea dei gruppi.

Oltre al nome della possibile candidatura condivisa, il ragionamento nel centrosinistra è sui tempi di sua formalizzazione. Dopo la nota di Meloni che ha affidato a Salvini il mandato di indicare il nome di un nuovo candidato unitario di centrodestra da presentare domani, a suo giudizio a maggior ragione dopo l’exploit Crosetto, nel centrosinistra si sta valutando il da farsi in caso Salvini subordini la candidatura unitaria all’eventuale fallimento domani della conta su candidati contrapposti.

Una strada – quella di subordinare la candidatura condivisa al fallimento domani di candidature di parte contrapposte, le cui insidie preoccupano non pochi nella maggioranza. Consapevoli tutti che da domani per essere eletti Presidenti della Repubblica servono 505 e non più 672 voti. E che il risultato della votazione odierna, ultima a quorum elevato, ha dato prova manifesta di un’assemblea di grandi elettori tutt’altro che graniticamente rispettosi delle indicazioni di voto dei vertici di partito.

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