Meloni finge di dimenticare che il fascismo è reato e l'antifascismo è in Costituzione
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Meloni finge di dimenticare che il fascismo è reato e l'antifascismo è in Costituzione

Meloni ha affermato “La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra", mostrando per la verità un certo analfabetismo istituzionale.

Meloni finge di dimenticare che il fascismo è reato e l'antifascismo è in Costituzione
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Giovanna Musilli Modifica articolo

15 Giugno 2026 - 16.04


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La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha trovato il tempo di scagliarsi contro la fiera del libro Più libri più liberi, evento che ogni anno si svolge alla Nuvola dell’Eur di Roma nel mese di dicembre. La terribile colpa di cui la fiera si è macchiata, secondo Meloni, è quella di richiedere agli editori che intendono esporre i loro libri nientepopodimeno che una dichiarazione di antifascismo. Iniziativa davvero scandalosa e già stigmatizzata nei giorni scorsi sul Giornale da uno dei tanti ineffabili intellettuali che popolano Fratelli d’Italia qual è Francesco Giubilei.

Meloni ha affermato “La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra”, mostrando per la verità un certo analfabetismo istituzionale. 

Innanzitutto, perché evidentemente la presidente del consiglio identifica le idee di destra con il fascismo e in secondo luogo perché considera il divieto di manifestare idee fasciste una forma di censura. Due errori che nessun rappresentante delle istituzioni dovrebbe commettere, meno che mai chi ha giurato sulla Costituzione, il documento fondativo della repubblica italiana nato proprio dall’antifascismo (che, a questo proposito, proibisce la ricostituzione del partito fascista nella XII disposizione transitoria e finale).

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Peraltro, l’apologia di fascismo in Italia è punita sia dalla legge Scelba n. 645/52, sia indirettamente dalla legge Mancino n. 205/1993 che sanziona i reati di discriminazione, odio razziale, etnico e religioso, vietando l’uso di slogan, gesti e simboli nazifascisti. 

Il presidente dell’Associazione italiana editori Innocenzo Cipolletta ha infatti confermato: “il richiamo all’antifascismo esplicita semplicemente il fondamento costituzionale della nostra democrazia”.

Ciò che impressiona del fatto che la fiera del libro sia passata dal richiedere una dichiarazione generica di adesione ai valori costituzionali, alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e alla Dichiarazione universale dei diritti umani al pretendere un’esplicita dichiarazione di antifascismo è l’esatto contrario di ciò che sostiene la premier: è infatti paradossale che nel 2026 non si possa ancora dare per scontato che la vita politica italiana si svolga all’interno di un contesto solidamente antifascista e che quando si parla di destra, invece che riferirsi al liberalismo e al conservatorismo, si debba evocare lo spettro fascista. 

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Il tentativo in atto da parte della destra di Fratelli d’Italia e Lega, per non parlare del nuovo partito del generale Vannacci, è quello di sdoganare linguaggi, simboli e idee esplicitamente ispirate al fascismo come se facessero parte della normale dialettica democratica: a forza di sentirne parlare, le persone si abitueranno e le riterranno accettabili. Di nuovo.

Il presidente Sandro Pertini diceva che il fascismo non è un’opinione, ma un crimine. Ad esempio, il progetto di deportare gli stranieri in modo coatto, come prescrive la famigerata dottrina della remigrazione tanto amata da Salvini e Vannacci, o la convinzione che sia in atto una sostituzione etnica – come abbiamo sentito dire in passato dalla stessa Meloni – e che la nazione sia una comunità biologica di sangue non sono idee che possono trovare stanza in una democrazia occidentale. 

La democrazia deve tutelare se stessa da chi attenta così manifestamente ai suoi principi costitutivi.

D’altronde che questo governo non ami la democrazia e la Costituzione è chiaro ormai da quattro anni: in effetti, limitare la manifestazione del dissenso come fanno i decreti sicurezza già in vigore, aspirare a una torsione autoritaria della repubblica parlamentare attraverso la riforma del premierato, subordinare la magistratura all’esecutivo come la riforma Nordio avrebbe fatto se i cittadini non glielo avessero impedito votando no al referendum costituzionale… sono iniziative chiaramente ispirate a una forma di neofascismo in salsa ventunesimo secolo. 

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Non a caso la destra meloniana vorrebbe anche riscrivere la storia d’Italia, minimizzando le responsabilità della destra neofascista degli anni di piombo nelle stragi nere e facendo passare Giorgio Almirante per un padre della patria. La stessa Meloni per commemorare sui social l’anniversario della morte di Enrico Berlinguer, ha trovato il modo di accostarlo al fondatore del Movimento Sociale Italiano, ex collaborazionista della repubblica nazifascista di Salò, nonché redattore della rivista La difesa della razza

Ecco, c’è da sperare che l’opinione pubblica si opponga strenuamente a questa operazione di inquinamento culturale che la destra di Meloni&co sta portando avanti. 

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