Della violenza sulle donne al Parlamento non interessa: solo in 8 (su 630) deputati hanno ascoltato la Ministra Bonetti
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Della violenza sulle donne al Parlamento non interessa: solo in 8 (su 630) deputati hanno ascoltato la Ministra Bonetti

Una scena su cui le telecamere di Montecitorio glissano, cercano di non dare a vedere che per i parlamentari italiani distruggere un diritto è ben più importante che difenderlo. 

Della violenza sulle donne al Parlamento non interessa: solo in 8 (su 630) deputati hanno ascoltato la Ministra Bonetti
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23 Novembre 2021 - 19.07


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La Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti veste di rosso, mascherina compresa. Lo fa perché il rosso è il colore scelto per la Giornata contro la Violenza sulle donne. Rosse sono le scarpe col tacco lasciate in varie strade d’Italia, un paio per ogni donna vittima di femminicidi; rosse sono le panchine nei parchi di questo paese dove, da gennaio 2021, le donne uccise sono state 108. 

La Ministra Bonetti, rossovestita, presenta una mozione alla Camera dei Deputati. Un’Aula di quel Parlamento che non più tardi di tre settimane fa affossava il Ddl Zan tra scroscianti applausi. In quel caso, per distruggere una legge che voleva allargare i diritti, i senatori si erano riversati sui banchi come tifosi al derby.

Nell’Aula della Camera dei Deputati, ad ascoltare una Ministra della Repubblica che presenta una mozione nella Giornata contro la Violenza sulle donne, sono in otto. Otto, su seicentotrenta. Una scena su cui le telecamere di Montecitorio glissano, cercano di non dare a vedere che per i parlamentari italiani distruggere un diritto è ben più importante che difenderlo. 

Chissà dov’erano, i 652 deputati mancanti. Chissà quali improrogabili impegni li hanno tenuti lontani da quelle poltrone cui sono tanto affezionati. Gli 8 sopravvissuti a questa mattanza riprendono gli scranni vuoti, condividendo sui social lo stato dell’arte della democrazia in Italia. Il tutto mentre la Ministra Bonetti tuona, ascoltata praticamente solo dalla sua stessa eco: “Sono 108 le donne vittime di femminicidio quest’anno. Le donne  devono essere libere di poter denunciare e sapere che c’è uno Stato che accoglie le loro richieste d’aiuto e le protegge. Quest’anno festeggiamo i dieci anni della convenzione di Istanbul, di cui l’Italia fu tra le prime firmatarie. Oggi ci poniamo ancora di più nel solco di questa convenzione”.

Parole al vento, è il caso di dire. Triste è il paese in cui la negazione dei diritti è più importante che la loro difesa. 

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