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Cuperlo: "Il reddito di cittadinanza ha limitato un dramma sociale ma serve una strategia per il lavoro"

Il presidente della Fondazione Pd: "Con i limiti che sappiamo ha consentito a un milione e mezzo di famiglie di pagare le bollette e riempire il carrello della spesa nel cuore di una pandemia"

Cuperlo
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globalist

12 Novembre 2021 - 09.19


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Un conto è modificare una misura in maniera intelligente (legarla alle politiche attive sul lavoro è stato un errore) un altro è quello di cancellare una misura che ha aiutato molte famiglie che vivevano sotto la soglia di povertà.

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 “Con i limiti che sappiamo” il Reddito di cittadinanza “ha consentito a un milione e mezzo di famiglie di pagare le bollette e riempire il carrello della spesa nel cuore di una pandemia. Senza quello strumento, il Covid avrebbe prodotto un dramma sociale assai maggiore”.
 Lo afferma in un’intervista alla Stampa il presidente della Fondazione Pd Gianni Cuperlo, il quale però concorda con Confindustria sul fatto che lo strumento non dovrebbe avere a che fare con le politiche attive del lavoro. 

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“L’errore iniziale è stato sovrapporre proprio questi due piani: contrasto alla povertà e politiche attive per il lavoro. Alcuni correttivi in corso d’opera potranno aiutare, ricordiamoci però che i due terzi circa dei percettori del reddito sono materialmente inoccupabili perché minori, disabili o segnati da serie patologie”.

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Secondo Cuperlo “a mancare da anni è una strategia seria sui centri per l’impiego, dove occupiamo un decimo degli operatori che ha la Germania. La via è investire risorse e coinvolgere i comuni in una mappa precisa del mercato del lavoro”.

Per l’esponente Pd i primi tentativi di modifica allo strumento apportati nella manovra mostrano un “approccio insufficiente o sbagliato. Parliamo di profili a bassa qualifica e con bassi salari, non possono certo andarsene a lavorare lontanissimo da casa. Il décalage dell’assegno dopo il rifiuto di una offerta di impiego ‘congrua’ è quasi simbolico, 5 euro al mese, ma temo che inseguire questo impulso ‘punitivo’ non aiuti e comunque non deve riguardare tutta la famiglia. L’altra priorità è allargare il reddito ai troppi poveri che ne sono rimasti esclusi”.

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