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Maroni sulla sua nomina: "Non è una provocazione, me lo ha assicurato Lamorgese"

L'ex presidente della Lombardia: “Tornare al Viminale è stata una forte emozione, sono onorato di questo incarico e credo di essere stato scelto perché ne ho i titoli, non certo per chissà quale rivalsa”.

Roberto Maroni
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22 Ottobre 2021 - 09.19


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Roberto Maroni, è stato nominato mercoledì scorso alla guida della Consulta “per l’attuazione del Protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura e del caporalato”, e non è riuscito a nascondere l’emozione. 
“Tornare al Viminale è stata una forte emozione, sono onorato di questo incarico e credo di essere stato scelto perché ne ho i titoli, non certo per chissà quale rivalsa”.
Una nomina decisa di concerto dall’attuale responsabile del Viminale, Luciana Lamorgese, dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando, dal ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, e dal presidente del Consiglio nazionale di Anci, Enzo Bianco.

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Sul fatto che il Viminale sia anche il ministero in cui è stato Matteo Salvini, leader della Lega che sta attaccando quotidianamente il ministro Lamorgese, tanto che qualcuno ha letto questa nomina come una provocazione, Maroni ha risposto: “Lo so e ne ho voluto parlare direttamente con Luciana Lamorgese che mi ha assicurato che non c’è dietro nulla che vada al di là delle mie competenze. A scanso di equivoci, pur avendo firmato il protocollo in luglio, abbiamo aspettato a darne annuncio dopo i ballottaggi. Ma sinceramente credo di avere i titoli adatti per questo incarico: mi sono già occupato di caporalato e lavoro nero da ministro del Lavoro e da ministro degli Interni”.

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Maroni ha fatto sapere di non aver sentito il leader della Lega Salvini dopo la nomina. “Non mi ha telefonato, ma nel cellulare ho più di trecento messaggi e non li ho ancora letti. Sono certo che ci sarà anche il suo” ha osservato Maroni, che poi ha concluso, “Non faccio più politica attiva ma come dissi già ai tempi della crisi del primo governo Berlusconi, quando ero critico verso Umberto Bossi, io sono leghista e resterò nella Lega finché campo”.

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