Smeriglio: "La sinistra ha bisogno di un popolo per sconfiggere gli squadristi"
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Smeriglio: "La sinistra ha bisogno di un popolo per sconfiggere gli squadristi"

L'europarlamentare dem, già vice presidente della regione Lazio: "Per arginare il fascismo che si lega al negazionismo le forze democratiche devono ricostruire una intesa di popolo, con il popolo"

Massimiliano Smeriglio
Massimiliano Smeriglio
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

12 Ottobre 2021 - 17.17


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La sinistra senza popolo farà fatica a sconfiggere i nemici della democrazia. E’ il grido d’allarme lanciato, attraverso Globalist, da Massimiliano Smeriglio, europarlamentare dem, già vice presidente della regione Lazio. 

Lo squadrismo neo fascista che trasforma le vie di Roma in un campo di battaglia, che assalta la sede nazionale della Cgil e il pronto soccorso di un ospedale. Cosa sta succedendo a Roma e in Italia?

Secondo me succedono cose diverse. Succede che c’è un movimento consistente, che ha un pezzo di popolo, confuso, contraddittorio, alimentato da una cultura complottista, da fonti improbabili, da fake, un movimento composito che usa la dimensione no vax come detonatore, ma che in realtà esisteva anche prima, su altri temi e che adesso si è compattato. Dentro questo movimento svolge una funzione di egemonia organizzativa e culturale una frangia esplicitamente neo fascista. Sono due vicende in una , e la frangia neo fascista, dentro un movimento composito, fatto di singoli o di sigle piccole, è ovvio che svolge la funzione di traino. Non una infiltrazione. Castellino ha spiegato per filo e per segno quello che avrebbero combinato. E l’ha fatto dal palco della piazza. Loro non sono infiltrati, loro sono legittimamente, dal loro punto di vista, inseriti e riconosciuti come leader di quella piazza. Noi dovremmo avere la capacità di colpire. Colpire politicamente e isolare i neo fascisti. E quando dico colpire, ognuno deve svolgere la propria funzione. Le forze democratiche devono arginare nella società, la magistratura farà il suo, ma delegare tutto alla dimensione giudiziaria secondo me è uno sbaglio…

Perché è uno sbaglio?

Perché il problema è politico. E chiama in causa la capacità delle forze democratiche di ricostruire una intesa di popolo, con il popolo. Voglio essere molto chiaro su questo, perché lo ritengo un punto cruciale: le forze democratiche hanno dei successi elettorali, benedetti, non devono farci fare un errore di strabismo. Noi vinciamo dentro una dimensione in cui il 52% della popolazione non va al voto. Anche quando si vince, si rimane minoranza del corpo elettorale e sociale del Paese. Una sorta di democrazia senza popolo, di vittorie senza spinta emotiva costruite grazie alla forza della leadership. Come accade a Milano, Bologna, Napoli, grazie a Sala, Lepore, Manfredi. Dobbiamo fare attenzione a come noi ricostruiamo una tensione e una connessione sentimentale con una parte consistente di popolo, perché noi andremo a governare, e meno male, le grandi città essendo però minoranza della composizione elettorale e sociale di quelle città. Questo dobbiamo avercelo molto chiaro. Quindi sono tre cose diverse: i neo fascisti, il movimento e noi che contestualmente portiamo a casa dei risultati elettorali significativi, però in un contesto in cui la democrazia si perde un pezzo di popolo. Perché c’è un pezzo di popolo che non crede più a niente e che quindi è in balìa anche di terrapiattisti, di neo fascisti, complottisti, no vax, di tutto e di più. Il tema delle forze democratico è come recuperar, pazientemente, un discorso pubblico verso quelle categorie, quelle persone, quelle realtà periferiche che non credono più a niente e che possono essere attratte da avventure feroci, perché c’è paura, c’è rabbia, c’è crisi e quindi c’è anche uno sdoganamento di forme violente, più o meno consapevoli. Perché io credo che gran parte delle persone, al netto dei neo fascisti, non sono neanche coscienti della gravità di cosa significhi attaccare il movimento operaio, la sede del più grande sindacato italiano. Vuol dire che sono saltate categorie importanti.

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Per restare su questo. Tu hai fatto riferimento alla necessità di una battaglia politica e culturale. Ma questo non porta con sé anche una riflessione autocritica a sinistra, sul fatto di avere a un certo punto ritenuto che le ideologie erano morte, e meno male che erano defunte, mentre a destra si affermava una ideologia forte, aggressiva, identitaria.

Purtroppo le cose stanno così. Altro che limitarsi a una pur necessaria autocritica. Noi dobbiamo fare un lavoro profondo di scavo per ritrovare una dimensione valoriale forte delle forze progressiste. Perché queste forze vengono, a torto o a ragione, a volte un po’ l’uno e un po’ l’altra, scambiate per establishment, per il “sistema”. Per queste parti della popolazione è la sinistra ad aver governato per cinquant’anni il Paese. Cosa palesemente falsa ma che ci ha messo in gravi difficoltà. Perché questa è la percezione che si è radicata in settori di popolo che non possiamo, non dobbiamo, consegnare alla destra più radicale. Mondi indifferenti alla costruzione della opinione pubblica mainstream fatta di quotidiani che vendono sempre meno e che contano sempre di più, di talk con una compagnia di giro inossidabile, di opinionisti che parlano solo alla bolla che li contiene e che sostanzialmente non vedono tutto il resto. Ciononostante, in questi anni, con il detonatore no-vax è cresciuta una comunicazione fuori dai circuiti tradizionali che oggi raggiunge una quota consistente della popolazione. Un flusso di comunicazione confuso, con fonti estemporanee, pregno di pregiudizi, di capri espiatori, di stregoneria digitale ma dannatamente efficace. Le 10-15mila persone in piazza del Popolo sono una sberla che non dobbiamo sottovalutare. Per queste persone, no vax, no green pass, fake news supporters etc. noi siamo il sistema. E contro il sistema serpeggia il furore.Possiamo risolvere questa vicenda agendo esclusivamente sulla leva repressiva. Oppure possiamo provare a capire, dividere, scomporre, dialogare quando è possibile, contrastare strada per strada quando necessario. I fascisti non sono una parte del tutto, sono la parte egemonica che ha trasformato questo coacervo di umori in movimento reazionario che parla alle masse. Sono egemoni anche per il portato di fondo delle culture complottiste e dei risentimenti che animano queste realtà. Compresa la pretesa di una libertà ipertrofica, individualista, incapace di concepire la responsabilità e lo spazio pubblico. Possiamo ignorare tutto ciò, perché l’aspetto formale della dialettica democratica è salvaguardato e delegare ancora una volta alla magistratura la soluzione. Oppure possiamo immergere la testa in quella pozza nera per provare a capire come intervenire, disarticolare. Non per bontà, ma perché una democrazia fragile, con base popolare ristretta, preoccupa. E qui c’è un tema che so essere delicato ma che non può essere tolto di mezzo dal dibattito nel campo progressista…

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Vale a dire?

Con tutto il rispetto per le scelte del Capo dello Stato, l’emergenza, la necessità, in piena crisi pandemica, di un governo di unità nazionale, è anche abbastanza complicato gridare al pericolo fascista e contestualmente governare con Salvini. Le cose hanno un loro segno. E quindi anche questa dimensione dell’emergenza, dell’unità nazionale, e il fatto che il Partito democratico governa dal 2011 senza avere i numeri, è un problema. Perché certo che si deve governare, ma con una legittimazione popolare. E non solo dentro le dinamiche, anche giuste, legittime del “palazzo”, del politicismo. Questo è un altro tema ineludibile. Noi abbiamo fatto le campagne contro Salvini e poi ci troviamo a governare con Salvini. Ed è  poi un po’ complicato spiegare che abbiamo valori netti per cui batterci.

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