Meloni attacca la legge Zan e rovescia la realtà: "Non c'entra nulla nella lotta all'omofobia"

La capa di Fratelli d'Italia: "Si tratta di una legge che punta a vietare di esprimere opinioni, ad esempio contro l'utero in affitto"

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

globalist 4 aprile 2021

Lei e la destra intera stanno facendo le barricate per impedire l'approvazione di una legge che condanna in maniera specifica l'omotransfobia.

E lo dicono rivoltando la frittata

 "Il ddl Zan non c'entra niente con la lotta alla discriminazione degli omosessuali: è una legge che punta a vietare di esprimere opinioni, ad esempio contro l'utero in affitto, e a portare la teoria gender nelle scuole anche elementari. E io non sono d'accordo senza essere omofoba".

Queste le parole di Giorgia Meloni in un'intervista a la Stampa. Ma la libertà di pensiero è un pretesto, perché la destra italiana si è fatta portatrice dele desi più reazionarie e oscurantiste in tema di diritti civili.


Ieri l'attacco di Zan alla capa di Fratelli d'Italia
Zan l'altro giorno aveva attaccato la capa di Fratelli d'Italia: "Sono state dette tantissime cose strampalate, inventate. L'ultima è stata di Giorgia Meloni al Maurizio Costanzo Show dove ha detto che con questa legge i bambini di sette anni dovrebbero scambiarsi i vestiti per spiegare l'omosessualità. Questa è una cosa becera, volgare, che non è degna secondo me di una che ricopre una posizione così importante di leader politica e soprattutto perchè è una donna". 
"Meloni è una donna- spiega Zan- che ha subito un attacco misogino molto violento, verso il quale io ho espresso la mia solidarietà e vicinanza, ma proprio per questo lei dovrebbe essere la prima a essere sensibile a queste questioni. Invece purtroppo specula per ottenere un po' più di consenso dalla parte più arretrata del Paese inventando le cose".


Il deputato Pd conclude: "Il rispetto verso le differenze è un valore, non è un problema. La società, quando rispetterà tutte le differenze, tutte le persone, a prescindere dalla loro condizione personale, sarà una società più giusta, dove si vivrà meglio tutti. Quando invece a partire dalla scuola ti insegnano che per forza i bambini devono vestirsi di blu e le bambine di rosa, che i bambini devono giocare con i soldatini e le macchinine, che i bambini non devono piangere e le bambine sì, allora si costruiscono dei paletti e degli schemi mentali che possono poi diventare l'anticamera di violenze quando si è adulti, di sopraffazione nei confronti dell'altro. Nei sussidiari di alcune scuole c'è ancora - conclude Zan- che la mamma stira e il papà porta a casa lo stipendio, uno stereotipo di genere che va decostruito".