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Landini critica Draghi: "Il condono non c'entra nulla con lavoro e povertà"

Il segretario della Cgil critico sul Dl Sostegni: ""I lavoratori vanno vaccinati, non licenziati"

Landini
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21 Marzo 2021 - 09.26


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Una critica a tutto tondo, giusto per far capire che il governo Draghi non è un governo così neutro ma – anche se in parte – si fa portavoce delle istanze della destra liberista che si ritrova intorno alla linea ‘padronale’ della nuova gestione di Confindustria.
I lavoratori andrebbero tutti vaccinati e non licenziati, ed è completamente sbagliata la scelta politica di un nuovo condono fiscale nel decreto Sostegni, che peraltro amplia la platea dei precari con diritto al ristoro, di cui però riduce l’ammontare. La stoccata al governo arriva dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, secondo il quale il condono “non c’entra nulla con il lavoro, la povertà, l’emergenza”.
Landini ha sottolineato che “entro l’estate i lavoratori vanno vaccinati, non licenziati. E’ un errore da correggere quello del governo, mentre è del tutto sbagliata la scelta politica di un nuovo condono fiscale: un’offesa a chi paga sempre le tasse”. Del decreto Sostegni, il segretario della Cgil dice che è “sicuramente necessario, ma ci sono tre cose” che non lo convincono.
 “La prima è la decisione di inserire in un decreto per sostenere l’economia, in questo drammatico momento, un nuovo condono fiscale. Che non c’entra nulla con il lavoro, la povertà, l’emergenza. Anzi, è un modo di offendere chi le tasse le paga sempre. Pessima scelta. Qui ci vedo una netta contraddizione con le affermazioni contenute nel discorso programmatico del presidente Draghi. Dove era forte il richiamo alla dimensione europea e alla volontà di una riforma complessiva del sistema fiscale”.
Il secondo punto riguarda i sostegni destinati ai lavoratori precari. “E’ vero che si è allargata positivamente la platea a figure finora escluse – osserva Landini-, ma a fronte di questo è stato ridotto l’ammontare dell’indennità: da mille euro al mese a 800 euro. Questo in un momento in cui nel nostro Paese sta crescendo la povertà anche tra coloro che hanno una qualche forma di occupazione”.
 Il terzo punto oggetto delle critiche della Cgil è che “questa dovrebbe essere una fase di coesione sociale, di unità del Paese. Invece aver stabilito che da luglio, in teoria, le imprese industriali potranno ricorrere ai licenziamenti collettivi mentre per gli altri settori di attività continuerà il blocco fino ad ottobre dividerà il Paese. Una decisione incoerente rispetto all’impegno del governo di arrivare in autunno ad una riforma condivisa degli ammortizzatori sociali. Non vorrei che ci possano essere aziende che licenziano a luglio per poi chiedere soldi in autunno. Sarebbe molto grave. Continuo ad avere aspettative da questo governo e non ho alcun pregiudizio”.
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