Report svela lo strano caso di una fornitura di camici ordinata dalla Lombardia alla moglie di Fontana
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Report svela lo strano caso di una fornitura di camici ordinata dalla Lombardia alla moglie di Fontana

Fontana ha comunque querelato il Fatto Quotidiano e interdetto Report dal mandare in onda il servizio. La maggioranza chiede chiarimenti

Attilio Fontana
Attilio Fontana
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7 Giugno 2020 - 15.02


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Il servizio di Report che andrà in onda domani sera e che è stato anticipato oggi dal Fatto Quotidiano svela una storia piuttosto opaca che riguarda Attilio Fontana, sua moglie, e una partita di camici per medici e infermieri dal valore di 513.000 euro. 
La partita di camici era stata ordinata il 16 aprile scorso dalla piattaforma Aria, ossia la centrale di Acquisti della Regione Lombardia, senza una gara alla società Dama Spa, produttrice del marchio di abbigliamento Paul&Shark. La Dama appartiene per il 10%, tramite la società Divadue srl, a Roberta Dini, moglie di Attilio Fontana, mentre il resto ad Andrea Dini, fratello di Roberta e cognato del governatore. 
Il 22 maggio la Dama Spa ha stornato la fattura di 513.000 euro senza nessun pagamento perché, come spiega Andrea Dini, c’è stato un equivoco: doveva trattarsi di una donazione, non di una fornitura. Quando io non ero in azienda durante il Covid, chi se ne è occupato ha male interpretato, ma poi me ne sono accorto e ho subito rettificato tutto, perché avevo detto ai miei che doveva essere una donazione” ha detto Dini.
Sulla vicenda interviene anche il governatore Attilio Fontana, che afferma di non sapere nulla e di non essere intervenuto in alcun modo: “Regione Lombardia attraverso la stazione appaltante Aria Spa non ha eseguito nessun pagamento per quei camici e l’intera fornitura è stata erogata dall’azienda a titolo gratuito”. Poi Fontana ha dato mandato ai suoi legali di querelare il Fatto Quotidiano e di aver diffidato Report dal mandare in onda il servizio. 
Su Facebook oggi Fontana scrive: “Durante il periodo di crisi, appurato che da Roma non sarebbero mai arrivati in tempo gli aiuti, Regione Lombardia è stata costretta ad incaricare la propria centrale acquisti, ARIA spa, per assicurare l’approvvigionamento di forniture e servizi per fronteggiare l’emergenza ricorrendo all’istituto della procedura negoziata ex art. 53 d.lgs. 50/2016 Codice degli appalti. Ogni giorno servivano centinaia di migliaia di mascherine, camici, visiere con urgenze e quantità che superavano di almeno cento volte (in alcuni casi anche migliaia) le ordinarie necessità di approvvigionamento pre Covid. Tra le tante aziende lombarde che hanno accolto la nostra richiesta di aiuto c’è la Dama SpA che ha convertito la sua produzione in dispositivo di protezione individuale per medici e operatori sanitari, tanto che il 14 aprile 2020 erano diversi gli articoli apparsi sui media che riportavano questa notizia positiva. La stessa Società si è distinta anche con una una donazione di 60.000 euro sul fondo straordinario per l’emergenza istituito da Regione Lombardia, e ha fornito gratuitamente mascherine e camici ad ospedali e amministrazioni comunali”.
Ancora: “Alla Dama SpA – una volta ottenute le certificazioni indispensabili per l’utilizzo sanitario – il 16 aprile vengono ordinati 7.000 set costituiti da camice + copricapo + calzari al costo a 9 euro (prezzo più basso in assoluto) e 75.000 camici al 6 euro (anche questi i più economici). Le forniture iniziano il giorno dopo e vengono immediatamente distribuite nei reparti ospedalieri per proteggere medici e infermieri. Nell’automatismo della burocrazia, nel rispetto delle norme fiscali e tributarie, l’azienda oggetto del servizio di Report, accompagnava il materiale erogato attraverso regolare fattura stante alla base la volontà di donare il materiale alla Lombardia, tanto che prima del pagamento della fattura, è stata emessa nota di credito bloccando di fatto qualunque incasso. Pertanto nessuna accusa può esser fatta a coloro che nel periodo di guerra al Covid-19 hanno agito con responsabilità e senso civico per il bene comune. Respingo fermamente ogni strumentalizzazione affidando alle autorità competenti la tutela della Regione Lombardia”.
Ma le parti politiche avverse parlano di ‘vicenda troppo opaca’: Il presidente Fontana chiarisca se, all’ombra del dramma del Covid, ci sono stati o meno affari di famiglia” dice Francesco Laforgia di Leu, mentre Simona Malpezzi del Pd afferma: “Nei prossimi giorni capiremo i risvolti relativi all’affidamento, senza gara pubblica, di una fornitura di camici da parte della Regione Lombardia a una società di cui risultano soci la moglie e il cognato del presidente Fontana. Io continuo ad essere preoccupata per lo stato di salute dei lombardi perché sono convinta che la gestione, anche di questa fase, da parte di Regione Lombardia, non sia minimamente adeguata Tuttavia, è chiaro che il presidente Fontana dovrà dire qualcosa su quanto accaduto. Si tratta di una vicenda imbarazzante e inopportuna. Sarà stato un malinteso, sarà che poi il mezzo milione è stato stornato. Ma questa vicenda aggiunge note di opacità e malessere a quanto già accaduto. Sono dei pasticcioni. La Lombardia merita di più”.

 
 
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