Prodi: "Il Pd accantoni le nomenclature e apra a società civile e Sardine"

L'ex premier analizza la fase politiche e le prospettive della sinistra e parla anche di Salvini: "Al Pilastro e Bibbiano ha sbagliato a accusare un'intera comunità"

Romano Prodi

Romano Prodi

globalist 28 gennaio 2020

Il momento non dei bilanci, ma certamente delle riflessioni: "La lezione che viene dall'Emilia-Romagna è una sola: nei momenti di crisi i partiti si devono aprire. Perciò ora Nicola Zingaretti vada avanti con vigore con la riforma e spalanchi le porte del Pd. Convochi una grande assise aperta a tutti, dove discutere in modo libero, su come la politica deve interpretare i grandi cambiamenti della società".

Lo ha detto l'ex premier Romano Prodi, in due interviste a Repubblica e Corriere della Sera in cui sottolinea la necessità di aprire il partito alla società civile e alle Sardine, che "hanno creato un nuovo clima e hanno riempito le piazze, lasciando alla Lega il ruolo di numero due".
"Spero che nessuno pensi che questo successo automaticamente ne produrrà altri", avverte Prodi. "Bisogna uscire dalla logica della nomenclatura e della cooptazione che attualmente domina il partito democratico. Nel Pd debbono avere potere coloro che sono capaci di raccogliere consenso e non di accumulare tessere".
Più in generale, "i tempi esigono un cambiamento radicale di tutti i partiti politici. Queste elezioni ci lasciano il messaggio che i partiti sono necessari. L'idea di fare democrazia senza di loro dura poco", rimarca.


Su Matteo Salvini, “è il secondo errore che fa" dopo l'apertura della crisi di governo dal Papeete, osserva Prodi.
"Ha perso enormemente nel quartiere del Pilastro. Ha perso anche nel luogo simbolo della sua battaglia: Bibbiano. Non si accusa un'intera comunità, altrimenti quella reagisce".