Moni Ovadia: «Attacco sempre Israele sui palestinesi, ma chi insulta la Segre fa antisemitismo»

L’artista: «Tel Aviv ha una politica criminale e lo dico da ebreo, ma chi la paragona alla Shoah ha una latenza antisemita anche involontaria»

Moni Ovadia

Moni Ovadia

globalist 18 novembre 2019
di Stefano Miliani

Criticare la politica di Israele verso i palestinesi? Si può, anzi si deve, senza essere tacciati di antisemitismo. Viceversa, chi usa la politica di Tel Aviv per attaccare o peggio insultare Liliana Segre mistifica e, esplicitamente o velatamente, ha atteggiamenti antisemiti. È chiarissimo Moni Ovadia, autore, attore, cantante, chansonnier, affabulatore, umorista, ebreo che alla politica di occupazione di Tel Aviv ha sempre riservato giudizi durissimi.
Riguardo alla commissione contro le parole d’odio e al suo impegno costante Liliana Segre è stata tirata in ballo per la politica di Israele. Anche a sinistra c’è chi dice: e allora Israele con i palestinesi? Non è un confondere le acque?
L’antisemitismo ha toccato il massimo della sua violenza e ferocia quando Israele non era neanche all’orizzonte quindi non si può addurre a ragione dell’antisemitismo la politica di un governo e di una autorità militare. Da un lato non si può strumentalizzare l’antisemitismo per legittimare una politica criminale, razzista, segregazionista e colonialista di oppressione e violenta verso il popolo palestinese. Dall’altro cosa c’entra Liliana Segre con Israele? È una donna che ha vissuto da giovanissima l’esperienza della Shoah, la testimonia e cerca di contrastare ogni forma di razzismo e di intolleranza.
Però c’è chi equipara addirittura la politica attuale di Tel Aviv con la Shoah, con lo sterminio degli ebrei.
È un pretesto. Lo dico io che ho lasciato le comunità ebraiche ed esprimo una critica totale e durissima verso la politica di occupazione israeliana. Molti ebrei hanno come un nodo psicologico quando si parla di ebrei, è un problema anche nel modo di sentire di alcuni progressisti. Ma Liliana Segre? Lei decide per sé. Se fosse israeliana potrebbe prendere parola. Pongo invece un’ipotesi come domanda: si può chiedere con rispetto a una signora di 89 anni come mai non fa sentire sua voce sul fronte della politica israeliana ma questo non motiva né giustifica minimamente gli insulti riversati nei social, quello è antisemitismo, punto e basta. Un conto sono le riflessioni critiche e il confronto, mentre chi insulta in queste cloache dei social è un bastardo. Sono attacchi vomitevoli. Ricordiamolo: una cosa è la politica di un governo, una è un popolo, un’altra è lo Stato.
Agli ebrei viene imputata la strategia di Tel Aviv. Equivale a considerare tutti gli americani responsabili delle scelte di Trump o gli italiani di Berlusconi un tempo e di Salvini oggi. Eppure non avviene.
Anche in modo involontario chi dice in quel modo ha una latenza antisemita. Io non faccio eccezioni: Israele va criticato e trattato come tutti gli altri stati e governi. Allo stesso tempo è totalmente sbagliato definire antisemita chi critica Netanyahu e la sua violenza verso i palestinesi, il popolo più abbandonato al mondo, anche dagli arabi. Penso il peggio possibile del governo di Tel Aviv.
Anche a sinistra quell’atteggiamento è però diffuso.
Milito a sinistra da quando avevo 14 anni e non mi piace il linguaggio estremista: non sapete quanti degli estremisti di allora sono diventati dei berlusconiani. Ho un audio originale di un discorso di Lenin contro l’antisemitismo perciò non dipende dall’esistenza dello Stato di Israele se no prima non sarebbe esistito. Invece l’antisemitismo è una forma di razzismo che esiste da tempi remoti. Bisogna essere onesti: si possono fare tutte le critiche, si può anche sollecitare con garbo Liliana Segre a dire cosa pensa della questione palestinese, ma chi la attacca sappia di fare la gioia di Netanyahu e di venirne strumentalizzato. Ripeto, lo dico io che non ho mai risparmiato e non risparmio critiche a Tel Aviv. Anche i centri sociali pensano che lo Stato israeliano sia stato voluto da dall’imperialismo anglo-americano: invece il massimo sostenitore fu Stalin che fornì armi e appoggi politici e diplomatici, fu il primo a dire sì alla risoluzione dell’Onu seguito dal blocco dell’Europa comunista. La Gran Bretagna si astenne, gli Stati Uniti si allinearono ma ricordiamo anche che il maccartismo fu molto antisemita: il 70% delle persone nella “black list” erano ebrei o mezzi ebrei. Bisogna conoscere la storia e molti parlano senza sapere.