Paola Galgani della Cgil Firenze: «Negare il 25 aprile è negare la democrazia»
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Paola Galgani della Cgil Firenze: «Negare il 25 aprile è negare la democrazia»

La segretaria della federazione fiorentina: «Il leghista Bocci può candidarsi grazie alla Liberazione. Ma i messaggi sono chiari da tempo. Occorre partecipare e dare risposte»

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17 Aprile 2019 - 14.58


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di Stefano Miliani

«Se Salvini è stato eletto è grazie al 25 aprile. Il candidato del centro destra a Firenze Ubaldo Bocci non parteciperà alle celebrazioni? Gli ricordiamo che il Comune esiste grazie alla liberazione dal nazifascismo. Ma oramai i messaggi sono chiari. Non si può dare per scontata la democrazia. Noi, come Cgil toscana, e fiorentina, il 25 aprile saremo in piazza in tutti i Comuni. La partecipazione dei cittadini è determinante». Paola Galgani è la segretaria della Cgil Firenze: ha letto lʼintervista alle pagine toscane di Repubblica di Ubaldo Bocci e non intende stare a guardare. Bocci ha sbandierato il suo non partecipare ai festeggiamenti per la Liberazione in città né in Palazzo Vecchio con le associazioni dei partigiani. Seppellendo il fatto che se lui si candida deve, o almeno dovrebbe, ringraziare proprio i partigiani. Storicamente e, anche, umanamente.

Il candidato leghista a sindaco di Firenze diserta le celebrazioni del 25 aprile

Per il candidato del centro destra a Palazzo Vecchio il giorno della liberazione «è un appuntamento ideologico» e lui dice «preferisco la vita vera».

Il 25 aprile si ricorda la liberazione dal nazifascismo: è la condicio sine qua non che ha permesso a questo Paese di ricostruire le istituzioni democratiche, repubblicane, compreso il Comune. Quindi chi si candida a sindaco di una città dovrebbe rispettare quella istituzione: esiste perché cʼè stata la Resistenza, la Liberazione. Alla scrittura della Costituzione repubblicana hanno contribuito tanti che hanno combattuto il nazifascismo dalle provenienze e culture politiche diverse ma nessun fascista perché tutti ritenevano quello un elemento fosse di condivisione. Su quelle basi hanno costruito i partiti e la vita democratica.

Il leghista Bocci dice no al 25 aprile in una città che ha combattuto contro i nazisti e fascisti.

È ulteriormente offensivo perché Firenze è città medaglia dʼoro della Resistenza. La ferita resta ma in questi anni ha saputo riconoscere quellʼesperienza.

Però è una strategia politica chiara per raccattare voti.

Certo, Bocci lo fa per costruire consenso. Noi e tante associazioni denunciamo il fatto che sul fascismo troppi hanno sottovalutato i messaggi che arrivano. Penso alle manifestazioni di Forza nuova, penso a quella tenuta a Prato di recente. Non siamo in una discussione dove si affrontano due idee diverse del mondo ma con gli estesi valori: lʼantifascismo è un valore in cui si sono riconosciuti tutti e ci deve essere risposta forte.

Il 25 aprile si parla spesso del rischio della celebrazione per celebrare.

Intanto il 25 aprile serve per ricordare quanto è successo nel 1944. La memoria è fondamentale se vogliamo affrontare lʼoggi e costruire il futuro. Non mi pare ci sia retorica nella parola “celebrazione”. Quel giorno avremo tanti studenti che hanno fatto lavori nelle scuole e le istituzioni in piazza. In un paese dove la politica ha un rapporto sempre più difficile con i cittadini è importante che le istituzioni mantengano un valore: è un dato storico, non una valutazione soggettiva.

Occorre però replicare, a chi nega questa data storica.

In queste ore il ministro dellʼinterno ordina impropriamente, e uso volutamente il verbo “ordina”, di chiudere i porti e di non far attraccare una nave delle Ong. Dobbiamo reagire punto per punto e con forza: sono tutti messaggi che minano le basi democratiche del paese e sono inaccettabili. Siamo oltre al confronto anche forte su idee diverse, siamo su un altro piano. Ricordo che la democrazia ha permesso a Salvini di essere eletto.

Una democrazia può anche eleggere un dittatore. Senza stabilire alcun paragone né fare riferimento a politici attuali, nel 1933 la Germania votò Hitler e non solo per le intimidazioni e le violenze.

La democrazia non è un dato naturale: è una riconquista continua negli spazi pubblici per la libera espressione se non contrasta con la Costituzione.

Ma esistono formazioni di estrema destra che si richiamano apertamente al fascismo.

Se non ricordo male abbiamo due leggi, la Scelba e la Mancino, che andrebbero applicate quando queste formazioni nascono: fanno apologia del fascismo e alcune hanno riferimenti forti ed espliciti nei simboli, nel linguaggio, negli statuti. Anche in questo caso si è sottovalutato che la democrazia è un esercizio quotidiano: non è solo rispetto delle leggi ma anche esercizio di libertà costituzionali.

A Ferrara uno o più bambini hanno avvertito un coetaneo ebreo che riapriranno i forni crematori e ce li spediranno: avranno ripreso idee di adulti i quali, se potranno, accenderanno i forni crematori. Non è un avvertimento di cosa può accadere?

Non si può far finta di non saperlo e di meravigliarsi. In Italia arrivano messaggi molto chiari. Penso anche alla bambina alla quale non è stata garantita la mensa per il colore della pelle di un genitore pelle. Sono persone con diritti. Quanto accaduto a Ferrara? I bambini non hanno pregiudizi per cui hanno detto parole sentite dagli adulti. Per questo dobbiamo alzare la guardia, dobbiamo rispondere con la partecipazione alla vita sociale, politica, democratica. Oggi posso fare questa intervista perché abbiamo una Costituzione e leggi che mi rendono libera.

Voi come rispondete?

Ci vuole una grande risposta da parte dei cittadini. Il 25 aprile saremo in piazza dappertutto: a Firenze e in tutti i Comuni del territorio. Anche il sindacato esiste perché cʼè stata la lotta di liberazione. Durante il fascismo il sindacato era unico. Ma è fondamentale raccontare, ricordare, spiegare soprattutto ai più giovani. Bisogna avere la consapevolezza che la libertà non è scontata. Aggiungo che cʼè bisogno di dare proposte e risposte ai bisogni delle persone per evitare che si scarichino le difficoltà dei penultimi sugli ultimi e quelle degli ultimi sugli ultimissimi. Altrimenti prevale lʼidea che per tutelare quel poco o tanto che ho, la mia condizione sociale e lavorativa, lʼunica strada sia far star male, sfruttare e limitare i diritti e le possibilità di chi sta peggio di me. O invertiamo questa dimensione o è una storia che abbiamo già visto. Negli anni in cui nacque il fascismo la grande crisi non fu solo economica e si trasformò nella necessità dellʼuomo forte. Rischiamo di riprodurre lo stesso schema. Il nostro problema non sono gli ultimissimi, gli ultimi o i penultimi ma lʼ1 % che ha il 90% delle ricchezze: dobbiamo combattere le diseguaglianze.

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