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Il manifesto della nuova sinistra

Se riusciamo a mettere insieme la cultura e l'esperienza degli anziani e la potenzialità dei giovani che appartengono a una nuova specie umana in evoluzione, potremo riuscire a traghettare tutti nella nuova era.

Harold Lloyd
Harold Lloyd

David Grieco

18 Settembre 2018 - 14.43


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Mai come ora, la sinistra appare in crisi.
Mai come ora, la sinistra sembra incarnare la Conservazione.
Mai come ora, siamo tutti vittime di un abbaglio clamoroso.
A questo punto, vogliamo sperare che i vari inviti a cena del PD, incrociati e poi disdetti, rappresentino l’ultimo atto di una pseudo strategia articolata in una catena di iniziative senza senso, paragonabili alle demenziali improvvisazioni dei nostri attuali governanti, di una simmetria incresciosa.
Tutte le forze politiche in campo, le une contro le altre armate, dicono e fanno cose di una stupidità disarmante.
Tutte le forze politiche in campo sembrano non accorgersi che il “cambiamento” oggi sulla bocca di tutti è già avvenuto da tempo.
Dall’inizio di questo secolo, con la costituzione dell’Unione Europea e il progressivo avvento delle nuove tecnologie, il mondo è cambiato per sempre. Tutti i parametri politici di un tempo sono saltati. Allo stato attuale, in mezzo alle macerie del Vecchio Mondo restano soltanto ideologie vuote, che si vanno riempiendo di contenuti sempre più rozzi.
Da un parte, un razzismo primordiale e un bigottismo assai più bigotto della Chiesa stessa.
Dall’altra, un auspicio di “dittatura del proletariato” obsoleto almeno quanto il proletariato stesso.
Tutti sembrano non capire.
Ma la destra ha capito eccome l’aria che tira. E cerca disperatamente di fermare il tempo, di riportare indietro con le mani nude e sanguinanti le gigantesche lancette dell’enorme orologio della Storia, molto più grandi di quelle a cui stava aggrappato Harold Lloyd in quel capolavoro del cinema muto.
La sinistra, invece, non ha capito niente di niente.
Non ha capito di aver già vinto a mani basse la grande sfida del secolo scorso. Non ha capito che però occorreva e occorre sempre più urgentemente dare seguito alle battaglie progressiste di un tempo, adeguandosi ai tempi che cambiano, che del resto sono già cambiati radicalmente e vertiginosamente.
Le nuove tecnologie stanno rivoluzionando il mondo del lavoro e stanno creando una voragine di disoccupazione che oggi sembra un cratere lunare ma presto diventerà un abisso senza fondo. Se non accompagneremo la rivoluzione tecnologica con la rivoluzione del mondo del lavoro finiremo tutti rottamati in pochi anni da questa macchina del tempo.
Più di qualunque altro paese europeo, l’Italia è un paese anziano e medievale dotato di mezzi tecnologici che non è ancora capace di usare.
I vecchi combinano disastri morali e materiali trascorrendo il loro tempo ozioso sui social network per dire e scrivere cose raccapriccianti che un tempo non avrebbero nemmeno osato pensare.
I giovani sono scappati e continuano a scappare a gambe levate.
Oggi, tra il cervello di un anziano e il cervello di un giovane c’è una differenza abissale oggettiva e incolmabile.
Anche il ragazzo più scemo della generazione digitale (o dei cosiddetti “millennium”, per usare le solite, stupide etichette), anche chi ha trascorso migliaia di ore giocando ai videogames, possiede nella testa dei nuovi microprocessori al cui confronto i mezzi cerebrali della mia generazione sembrano vecchi spinterogeni.
I giovani il più delle volte non hanno la cultura necessaria per riempire e indirizzare questa loro brusca e improvvisa evoluzione genetica. Ma i vecchi, anche quelli che possono vantare un notevole bagaglio di cultura e di esperienza, sembrano aver di colpo usciti di senno, sembrano le vittime di un terremoto.
Se riusciamo a mettere insieme la cultura e l’esperienza degli anziani e la potenzialità di questi giovani che appartengono a una nuova specie umana in evoluzione, potremo riuscire a traghettare tutti nella nuova era.
Non esiste altro modo per uscire dalla più grande crisi epocale dell’umanità. Crisi che contiene anche opportunità straordinarie, mai viste, di portata non secolare ma millenaria.
Se non riusciremo a farlo, l’Italia che conosciamo sparirà a breve.
Dobbiamo farlo però senza arroganza né supponenza. L’arroganza e la supponenza che oggi vengono imputate unicamente alla sinistra.
Questa “maldicenza” è la madre di tutte le maldicenze. Questa maldicenza viene veicolata in qualunque modo e con qualunque mezzo dalla destra per il semplice fatto che è stata la sinistra ad aver determinato, in tutto il mondo, il passaggio epocale in cui ci troviamo.
E di conseguenza la destra, per sopravvivere, ha la necessità vitale di occultare, manipolare, pervertire questo dato.
Ecco il motivo della situazione paradossale in cui ci troviamo.
Senza le lotte del secolo scorso in favore dei lavoratori, dei giovani, della giustizia sociale e dell’eguaglianza razziale, e le tante battaglie sostenute per il divorzio, l’aborto e i diritti civili (avete notato che gli unici ad andare ancora in piazza con forza e convinzione sono i “froci”, le lesbiche, i transgender?…) noi non saremmo arrivati fin qui e saremmo certamente sprofondati nel buio.
Non siamo sprofondati nel buio. Nient’affatto.
Tanto per fare un esempio semplice semplice, oggi nella casa e nel terreno di un agricoltore scandinavo c’è più tecnologia che in un intero quartiere di Roma. La vita di quell’agricoltore e dei consumatori dei suoi prodotti è cambiata radicalmente. Perché quell’agricoltore potrebbe persino vendere a noi i suoi prodotti. Proprio a noi che rappresentiamo la terra del sole, del vento e del mare.
Se invece per raggelante ipotesi avesse vinto la destra, se avessero vinto i colonialisti dei secoli precedenti, se avessero vinto Hitler e Mussolini, se avessero vinto i vecchi latifondisti, se avessero vinto le monarchie, oggi saremmo nell’anno Mille anziché nel Duemila.
Siamo nel futuro perché ha vinto la Sinistra.
Ma è la Sinistra, per prima, a non accorgersene.
C’è anche una sinistra che se ne accorge, per fortuna. È la sinistra guidata da alcuni vegliardi più giovani dei giovani. Come la sinistra agricola di Pepe Mujica in America Latina. Come la sinistra un tempo operaia di Jeremy Corbyn, in Inghilterra, che parla giustamente di Quarta Rivoluzione Industriale e di come l’unica strada da percorrere sia quella di inventare nuovi lavori, lavori per tutti perché tutti ne hanno la necessità e il diritto, adeguati ai nuovi tempi. Anche se siamo in grave ritardo. Anche se la tecnologia che abbiamo inventato viaggia già anni luce davanti a noi e procede a una velocità sconvolgente.
Quando fra due o tre anni arriverà il 5G (che non è il TG5) il flusso dei dati che scorrerà nei canali informatici somiglierà molto a uno tsunami. Potremo essere in grado di conoscere, in un attimo, tutte le informazioni relative a chi sta seduto davanti a noi, a chi incrociamo fugacemente nel nostro cammino. Avremo nuovi telefoni cellulari. Ma verranno presto sostituiti da microchip che diventeranno forse l’organo più importante del nostro vecchio corpo.
Se non ci prepariamo a questo, o se lasciamo che qualcuno si impadronisca di questo, saremo tutti vittime di questo tsunami. E non saranno certo le ridicole leggi sulla privacy introdotte ultimamente a salvarci la vita.
La tecnologia è soltanto un mezzo. Se questo mezzo non lo riempi di contenuti finisce per travolgerti come una gigantesca belva impazzita. Come Godzilla, come il Mostro di Frankenstein.
La sinistra, in Italia, ha soltanto due temi di cui occuparsi. E alla svelta.
Due temi strettamente legati, due temi fondamentali che racchiudono tutte le nostre problematiche attuali.
PRIMO: la creazione di nuovi posti di lavoro, milioni di posti di lavoro studiati in base all’era tecnologica in cui oggi viviamo.
SECONDO: il mantenimento e il rafforzamento dell’Unione Europea con criteri di Nazione complessiva, dotata di un autentico Parlamento Europeo capace di dettare quotidianamente l’agenda a subalterni Parlamenti Nazionali, dotata di regole comunitarie stabilite a tutto campo, regole comuni a tutti, regole a cui tutti devono rigorosamente attenersi e devono farlo per davvero.
L’esatto contrario, guarda caso, della becera politica “sovranista” attualmente al potere.
Siamo in ritardo. Noi italiani più di chiunque altro europeo. Ma forse siamo ancora in tempo. Forse.

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