Quei bambini viziati che si chiamano Salvini, Renzi e Di Maio

Maggio 1978 c'erano Moro e Berlinguer, ma quanta tristezza soprattutto al cospetto degli “pseudo-statisti” odierni, che si chiamano Salvini e Di Maio. Per non parlare di Renzi

Di Maio e Salvini

Di Maio e Salvini

Michele Cecere 7 maggio 2018

In questo maggio 2018 si ripensa molto a quei giorni in cui uccisero Moro e con lui fu abbattuto per sempre quel che venne chiamato “compromesso storico”, ovvero quel dialogo tra avversari storici, Pci e Dc, per provare a cambiare la storia del Paese. Quanta tristezza nel pensare ai Moro e ai Berlinguer, fermati 40 anni fa dal piombo delle Br teleguidate dai poteri occulti. Ma quanta tristezza soprattutto al cospetto degli “pseudo-statisti” odierni, che si chiamano Salvini e Di Maio. Per non parlare di Renzi, che rischia di passare alla storia come il rottamatore della sinistra, guidato anch’egli da poteri formidabili anche se molto meno occulti, quelli di JP Morgan e delle varie multinazionali che sparano a zero contro le costituzioni “troppo” democratiche, come la nostra.
Nella generale ignavia di quel che resta del Pd, Renzi sta infatti lasciando il Paese al peggior centrodestra del dopo-guerra, guidato da uno che potrebbe al massimo guidare una ruspa. Lo stallo politico è totale, la campagna elettorale è infinita, lo squallido panorama politico ricorda tristemente quello che cento anni fa portò il Paese alla prima guerra mondiale, per poi consegnarlo alla dittatura fascista. Salvini, Renzi e Di Maio sono solo bambini viziati a cui nulla importa del bene comune, ma solo della loro carriera politica.

Ma il 1978 non segna solo la tragica fine di Moro e del compromesso storico, il ’78 è anche l’anno in cui nasce Canale 5 e inizia l’irresistibile ascesa di “Sua Emittenza” Silvio Berlusconi: seguiranno 40 anni di veline e tele spazzatura varia, con la conseguente deriva culturale in cui il Paese affonda oggi. E allora? Di cosa meravigliarsi ora, se il prodotto politico si chiama Salvini, Di Maio e Renzi?
Scrivo dalla Puglia, regione considerata feudo democristiano per quasi 50 anni, passata poi in massa nel 1994 con le armate azzurre di Forza Italia, fino al 2004, quando la “Primavera dei movimenti” portò Michele Emiliano alla storica conquista del capoluogo regionale, e al 2005 con l’ancora più straordinario successo di Nichi Vendola alla Regione. Ma quella Primavera è stata ampiamente tradita, soprattutto perché la strategia politica di Emiliano è sempre stata quella di ingaggiare una serie impressionante di politici sconfitti e riciclarli tra le sue fila, ed ecco perché oggi nel Pd pugliese si fa fatica a trovare qualcuno che ricordi, seppur lontanamente, l’immagine di un Berlinguer.
Oggi la Puglia vive nella totale ingovernabilità, tra un rimpasto e l’altro, e se si chiede alla gente per strada se governi la destra o la sinistra, nessuno sa rispondere, visto che il governatore Michele Emiliano (molto impegnato in quel deserto politico chiamato Pd!) ha da poco nominato alla presidenza dell’Acquedotto Pugliese Simeone Di Cagno Abbrescia, si, proprio colui che fu sindaco di Bari nel decennio 1994/2004, naturalmente con Alleanza Nazionale e Forza Italia! E il tutto mentre divampa la protesta per l’acqua che non arriva ai piani alti delle case baresi. Nessuna meraviglia allora se anche qui il 4 marzo i 5 Stelle hanno fatto cappotto.