«Io non sono abituato né ad avere amarezze né ad avere rimpianti ma a guardare avanti», queste le parole di Stefano Rodotà, commentando la sua mancata elezione alla presidenza della Repubblica, intervistato da Radiopopolare. Il giurista ha spiegato che «da questa vicenda esco con nessuna amarezza personale, anzi quello che è accaduto mi dà una
conferma che il lavoro che ho fatto in questi anni non è stato inutile».
«Viene fuori una legittimazione tale – ha aggiunto –
che alla mia rispettabile età mi sento davvero obbligato ad
andare avanti sulla strada che insieme a tanti altri ho seguito
in questi anni». «Io adesso leggo tante ipotesi, nuove formazioni», ha detto
Rodotà sul futuro della sinistra, ma «sono molto prudente,
perché ho visto che la storia della sinistra non sempre è
stata aiutata da queste fughe».
«Questo è un momento difficile – ha proseguito Rodotà –
non è possibile dare una lettura per cui un pezzo di Parlamento
non esiste. Io ho lavorato molto in molte direzioni. Avendo
scelto nel ’94 di non tornare in Parlamento, di non essere uomo
di partito, penso di avere dato una mano a un mondo che sta
lavorando per rinnovare la cultura politica. Quindi ci sono
molte direzioni. Non si dice: “Io lavoro per questo o per
quest’altro”, quasi che dovessi selezionare buoni e cattivi».
Anche alla luce di quanto successo in questi giorni, Rodotà
intende quindi «continuare in questa fase a lavorare il più possibile con tutti quelli che all’interno di questo mondo vanno in questa direzione». Nel suo futuro, ci sarà quindi ancora l’impegno a «lavorare
su tutti i temi che sono stati caratteristici del mio lavoro di
questi anni: quelli più tradizionali come i diritti, i beni
comuni che sono una grande prospettiva, la questione della rete,
che in Italia adesso ha assunto un significato particolarmente
importante, anche con molte distorsioni, il tema della
democrazia partecipativa».