Bossi incatena Silvio, la crisi è rimandata
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Bossi incatena Silvio, la crisi è rimandata

La crisi di governo sembra lontana. Le minacce del leader della Lega Bossi sono rientrate dopo l'incontro con premier Berlusconi. Ma restano i mal di pancia

Bossi incatena Silvio, la crisi è rimandata
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redazione Modifica articolo

2 Maggio 2011 - 16.48


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Come ogni volta, quando la maggioranza dimostra crepe e malumori, il presidente del Consiglio cerca di ricorrere all’arma della persuasione convocando un incontro a quattr’occhi con il suo interlocutore di turno. Che poi è quasi sempre lo stesso: Umberto Bossi. E’ da anni che il leader leghista, adombrando ciclicamente l’ipotesi di staccare la spina al governo, fa poi marcia indietro lodando Silvio Berlusconi per la sua capacità di trovare la famosa quadra. Si vedrà dunque se il Cavaliere cederà sulla mozione contraria alla guerra portata avanti dalla Lega. L’impressione è che, nonostante i proclami di guerra, a nessuno convenga spaccare la maggioranza a pochi giorni dalle elezioni amministrative.

Lo stesso vale per la riunione odierna tra i due leader, convocata per trovare un’intesa su un terreno per i due insolito e cioè la politica estera. «Se non vota la nostra mozione, vuol dire che vuol far saltare il governo. Non serve a niente bombardare, ammazzi solo gente che poi scappa» ha detto Bossi durante un’iniziativa del sindacato padano per il primo maggio. Il senatur ha anche aggounto che in caso contrario «tutto potrebbe succedere».

Cosa succederà lo si saprà martedì quando alla Camera si voteranno le varie mozioni sulla guerra alla Libia, o meglio all’ex alleato di ferro Gheddafi. I leghisti vogliono l’adesione del Pdl su un punto preciso, un termine stabilito alla fine della missione di bombardamento dei Tornado italiani sui cieli di Tripoli. A ben vedere ciò può stabilirlo soltanto la Nato trattandosi di un’operazione internazionale.

In questo senso però Berlusconi sembra aver aperto qualche spiraglio ad un accordo. La mozione leghista potrebbe essere approvata ma con qualche modifica. Il Popolo delle Libertà potrebbe proporre un emendamento su cui confluire in Parlamento che preveda riunioni periodiche dell’Aula di Montecitorio o commissioni congiunte esteri nelle quali si valuterebbe lo stato della guerra. Meno ardua l’impresa di trovare un accordo sulle tasse di guerra che la Lega non è disposta ad aumentare in nessun caso, e sull’immigrazione dalla Libia.

L’impressione è che Berlusconi farà di tutto per non scontentare i leghisti, le elezioni amministrative si avvicinano e il sostegno di Bossi è imprenscindibile. In questo senso vanno lette le dichiarazioni del ”Cavaliere” rilasciate fuori dal palazzo di Giustizia a Milano, dove partecipa al processo Mediatrade: «La Lega è una componente essenziale della coalizione. Ha presentato una mozione, ho già dichiarato che la trovo una presa di posizione anche ragionevole».

Insomma Bossi fa la voce grossa ma poi, come prevede chiunque abbia seguito il percorso della maggioranza fino ad ora, una volta ottenuto quello che vuole si accorda. Un gioco che però alla fine dovrà finire anche perchè le contraddizioni potrebbero essere insanabili. Resta il fatto che la Lega ha ormai da tempo lanciato un Opa sul governo e deciderà quando acquistare tutto il pacchetto. A Berlusconi, chiuso in questo cul de sac, potrebbero rimanere poche carte da giocare ad esempio un tira e molla sul Federalismo ancora bel lungi dall’essere stato approvato interamente.

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