di Dario Spagnuolo
Con l’avvicinarsi dell’estate riprende fiato la propaganda xenofoba. Il rischio è che tra una popolazione provata dalla crisi politica ed economica, che immiserisce ulteriormente i salari, si sviluppino tensioni e conflitti in un momento in cui ci vorrebbe maggiore unità per affrontare le sfide della complessità.
A Napoli c’è stato l’accoltellamento mortale di Mahamadou Ouedraogo a Porta Capuana. Inizialmente si è parlato di una rissa tra extracomunitari che, dalle ricostruzioni successive, sembra non esserci stata. Di sicuro Porta Capuana e il Vasto, un’area mercatale dove prolifera il mercato del falso, rappresentano un’area di forte disagio e povertà, progressivamente abbandonata dalle istituzioni. È significativo che nel 2024 l’I.C. Gabelli sia stato unito all’I.C. “Bovio Colletta”, indebolendo la rete scolastica e affidando ad un unico istituto, suddiviso in 7 plessi, una platea enorme e multietnica.
A Bari in questi giorni c’è stato l’omicidio di Bakari Sako ad opera di un gruppo di adolescenti, tra i quali alcuni minorenni. Lo hanno massacrato di botte per motivi ancora da chiarire. Il ministro Nordio si è affrettato a negare che esista una “caccia all’immigrato” e, con un ribaltamento della realtà, si levano voci sulla criminalità straniera che sarebbe maggiore di quella autoctona. Si tratta di un pregiudizio ricorrente nei paesi razzisti. Secondo alcuni opinion maker, oltre il 40% di reati sarebbe commesso da stranieri. È un’interpretazione faziosa e ridicola dei dati.
Gli stranieri in Italia sono poco più di 5 milioni, circa il 9% della popolazione. Tra di essi ci sono comunitari, giapponesi, australiani, suore filippine, ambasciatori, campioni sportivi. Il tasso di carcerazione tra i migranti è molto elevato: un numero enorme è in attesa di giudizio. Non sono colpevoli, semplicemente non conoscono e non esercitano i propri diritti e sono in carcere accusati per lo più di reati minori, come l’accattonaggio. Ci sono poi illeciti che possono commettere solo gli stranieri: è il caso di chi non ha, o non ha rinnovato, il permesso di soggiorno.
Non è casuale che proprio tra gli irregolari si registri la maggiore quota di reati predatori. L’Italia produce un numero enorme di irregolari, di persone che, quasi sempre per la complessità i costi e la lunghezza dell’iter burocratico, non riescono a rinnovare il permesso di soggiorno. Senza questo documento non si possono avere un impiego regolare e un contratto di affitto. Inizia così una discesa agli inferi che che conduce alla marginalità da cui attinge la criminalità organizzata, mandando allo sbaraglio i più disperati per un tozzo di pane.
E’ il sistema ad essere criminogeno, e sarebbe ora di ripensarlo invece di riempire le carceri all’inverosimile. In 74 istituti penitenziari si supera il 150% della capienza regolamentare. Lo stesso Nordio sta pensando di collocare 5000 detenuti fragili (senza fissa dimora, ammalati, tossicodipendenti) presso strutture di accoglienza, già rarissime in un paese che non ha più attenzioni per i fragili. Sarebbe comunque una misura insufficiente e difficilmente realizzabile.
In questo clima generale, giunge una notizia sorprendente. E’ in corso un’ispezioni ministeriale perché una classe di bambini proveniente da Marostica si è recata a Trieste, in Piazza Libertà, per aiutare nella distribuzione dei pasti ai migranti organizzata dai “Fornelli resistenti”. L’iniziativa, secondo i parlamentari leghisti Marco Dreosto e Anna Maria Cisint, sarebbe diseducativa e rappresenterebbe un vero e proprio lavaggio del cervello dei bambini.
Posto che lo stesso Valditara ha fortemente voluto l’emanazione del DPR 134/2025, introducendo i percorsi di cittadinanza attiva e solidale anche come forma di sanzione alternativa, sembra che per alcuna compassione, altruismo, umanità non siano virtù ma prese di posizione politica. Così, anche alunni di 11 anni finiscono con il diventare pericolosi avversari politici.
Dietro il paravento dell’immigrazione finiscono così per celarsi questioni vitali: la convivenza civile in paesi in città in cui marginalità e povertà sono in crescita, la capacità della criminalità di volgere a proprio vantaggio ogni normativa frettolosa, le inerzie di un sistema burocratico che produce malessere, l’abbandono delle periferie geografiche ed esistenziali.
A Napoli Papa Leone ha invitato ad essere “seminatori di futuro”. È ancora più necessario oggi, in un momento in cui la politica non riesce a distogliere lo sguardo dal passato.