Il Tribunale civile di Palermo ha condannato lo Stato italiano a risarcire la ong tedesca Sea-Watch con oltre 76mila euro per i danni patrimoniali subiti in seguito al fermo amministrativo della nave Sea-Watch 3 nell’estate del 2019.
La vicenda risale al giugno di quell’anno, quando l’allora comandante della nave, Carola Rackete, dopo giorni di stallo in mare, decise il 29 giugno di entrare nel porto di Lampedusa per consentire lo sbarco di 42 persone soccorse nel Mediterraneo centrale. L’ingresso avvenne nonostante il divieto imposto dalle autorità italiane nell’ambito delle misure restrittive allora vigenti in materia di immigrazione e sicurezza.
Dopo lo sbarco, la nave fu sottoposta a fermo amministrativo. Secondo quanto stabilito ora dal tribunale, il provvedimento risultò illegittimo nella parte in cui determinò un danno economico documentato per l’organizzazione. Il risarcimento riconosciuto copre le spese sostenute tra ottobre e dicembre 2019, tra cui costi portuali e di agenzia, carburante necessario a mantenere l’operatività dell’imbarcazione e spese legali.
La sentenza si inserisce nel più ampio contenzioso giudiziario che ha riguardato sia l’operato della comandante sia le misure adottate dal governo italiano dell’epoca nei confronti delle navi delle ong impegnate nei soccorsi in mare. In passato, diversi procedimenti penali e amministrativi legati a quel caso si sono conclusi con l’archiviazione o l’annullamento dei provvedimenti restrittivi.
Con questa decisione, il giudice civile ha riconosciuto il diritto dell’organizzazione al ristoro delle spese direttamente connesse al fermo della nave, sancendo la responsabilità patrimoniale dello Stato per gli effetti economici del provvedimento.
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