Resa dei conti a destra sulla pelle dei migranti: l'eterno fascismo governa l'Italia
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Resa dei conti a destra sulla pelle dei migranti: l'eterno fascismo governa l'Italia

Una resa dei conti politico-elettorale sulla pelle di migliaia di esseri umani. Un cinismo disumano dispiegato per racimolare qualche punto in più alle urne. Meloni, Salvini, Piantedosi, Fazzolari, Lollobrigida...

Resa dei conti a destra sulla pelle dei migranti: l'eterno fascismo governa l'Italia
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

16 Settembre 2023 - 12.58


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Una resa dei conti politico-elettorale sulla pelle di migliaia di esseri umani. Un cinismo disumano dispiegato per racimolare qualche punto in più alle urne. Meloni, Salvini, Piantedosi, Fazzolari, Lollobrigida… Se un giorno dovesse realizzarsi una “Norimberga del Mediterraneo”, avrebbero un posto in prima fila sui banchi degli imputati.

Svolta securitaria

Scrive Diego Motta per Avvenire: “La svolta del governo sui migranti è durissima e arriva in un video dai toni drammatici all’ora di cena. Nulla sarà più come prima. La gestione dell’immigrazione sarà militarizzata. In sei minuti Giorgia Meloni demolisce quella che chiama la retorica «immigrazionista», annuncia una serie di misure rigidissime e si copre il fianco a destra, dopo giorni di martellamento da parte dell’alleato Matteo Salvini. «Annuncio che…» dice a un certo punto. Meloni annuncia che «sarà dato mandato alla Difesa di realizzare nel più breve tempo possibile» nuove strutture per i migranti «in modo tale che siano sufficienti a trattenere gli immigrati illegali». L

a presidente del Consiglio indica anche dove: «Daremo mandato di realizzare queste strutture in località a bassissima densità abitativa e facilmente perimetrabili e sorvegliabili». Nessun problema di ordine pubblico dovrà esserci quindi, men che meno sarà necessario pensare al coinvolgimento dei territori. La decisione verrà calata dall’alto. Quanto agli ingressi degli irregolari, «non conviene affidarsi ai trafficanti di esseri umani». Sui tempi, dice Meloni, «al Consiglio dei ministri di lunedì porteremo una modifica del termine di trattenimento nei centri di permanenza per i rimpatri di chi entra illegalmente in patria. Limite che verrà alzato al massimo consentito dalla normativa europea, ovvero 18 mesi».

Detenzioni lunghissime, per disincentivare chi volesse provare ad arrivare in Italia.Il fronte scoperto resta l’Africa: la premier si autoelogia per l’impegno in Libia, ma ammette che sulla Tunisia ci sono stati problemi per l’esodo imponente di questi mesi. «Una parte dell’Ue si è mossa contro» l’accordo, tanto che 250 milioni promessi a Saied non sono ancora arrivati. L’intervento di Meloni sembra dunque tornare ai tempi della campagna elettorale, con la rievocazione del blocco navale per fermare le partenze. Serve una «missione europea, anche navale, se è necessario, in accordo con le autorità del nord Africa, per fermare la partenza dei barconi». Di prassi, quasi, sembra infine l’invito alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen a visitare con il governo la stessa Lampedusa, per prendere visione dell’emergenza umanitaria, mentre al presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, la presidente del Consiglio si rivolge per ricordare come «gli impegni Ue» in materia migratori siano stati «ampiamente insoddisfacenti». In serata toccherà a Elly Schlein del Pd rispondere alla premier: «Accoglienza smantellata. Ci batteremo».

Il discorso “tolleranza zero” della premier arriva al termine di una giornata apertasi con la nota dell’Austria, che sta valutando di intensificare il monitoraggio dei transiti al valico del Brennero. Per una volta, peraltro, i segnali in arrivo da Francia e Germania parevano positivi. 

«Il dovere di tutti noi europei è non lasciare l’Italia sola dinanzi a quello che sta vivendo» aveva infatti detto il presidente francese Emmanuel Macron ieri pomeriggio. Analoga preoccupazione era filtrata, poche ore prima, da Berlino. «Guardiamo con preoccupazione la situazione a Lampedusa» aveva spiegato un portavoce del ministero dell’Interno tedesco. Anche Bruxelles aveva ribadito la propria disponibilità a dare una mano. Niente da fare: la scelta di accelerare da parte del governo sarebbe maturata in mattinata, durante un vertice prima dell’assise di Confindustria, tra la stessa premier, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e i ministri della Difesa, Guido Crosetto, e dell’Interno, Matteo Piantedosi. Quindi la decisione di fare il video, che di fatto apre una stagione piena di pesanti incognite sul futuro dei migranti”

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Gli obiettivi inconfessati

Ne ragiona il fattoquotidiano.it: “Il primo obiettivo di questa comunicazione – implicito ed esplicito – è spiegare “agli italiani che “non abbiamo cambiato idea: ci vorrà tempo, molto lavoro, pazienza determinazione ma non abbiamo cambiato idea. Lavoriamo ogni giorno per mantenere l’impegno che abbiamo sottoscritto con voi e lavoriamo in ogni ambito compreso quello di ripristino della legalità e del contrasto all’immigrazione illegale”. La preoccupazione è per lo stillicidio di numeri e di immagini che arrivano da Lampedusa che giocoforza finiscono sui media e rischiano di essere la smentita attraverso i fatti delle promesse elettorali del centrodestra e in particolare di Fratelli d’Italia. Così nel video Meloni mette in fila tutti quelli che sembrano avere colpa per questo boom di nuovi sbarchi. I governi precedenti, pezzi diUnione Europea, “intralci ideologici“, una “congiuntura internazionale difficilissima. Lampedusa traboccante di migranti, i record polverizzati ora dopo ora, giorno dopo giorno e ormai da una settimana, è responsabilità di tutti, man on del governo italiano. Meloni parla – come ormai abitudine quando il gioco si fa duro – con un videomessaggio diffuso sui social, con una diretta-differita che naturalmente non prevede domande. E d’altra parte nell’unica occasione in cui aveva dovuto rispondere a delle domande – nelle trasmissioni di Vespa– la questione Lampedusa era stata solo sfiorata nonostante i numeri che rimandano agli anni più difficili(dal 2015 al 2017).

Ora però era diventato sempre più difficile tacere. Rimbalzano i videoblob  in cui si rammenta la premier – quando era “solo” leader di partito – ripeteva ossessivamente le due parole che hanno contraddistinto le sue campagne elettorali: “blocco navale”. E ora che la situazione è travolgente, a quasi un anno dall’insediamento del governo, la presidente del Consiglio torna a chiederlo all’Unione Europea: bisogna fermare gli arrivi, aveva detto alcuni giorni fa, e ora ribadisce il concetto. Ma come si fa? Secondo la premier si fa con “una missione europeaanche navale se necessario, in accordo con le autorità del Nordafrica, per fermare la partenza dei barconi”. Bisogna poi “verificare in Africa chi ha diritto o meno all’asilo, accogliere in Ue solo chi ne ha effettivamente diritto secondo le convenzioni internazionali e parallelamente lavorando con investimenti seri allo sviluppo”. Resta sempre il problema del “come”: la Libiaè tritata dalla guerra civile, l’accordo della Tunisiasbandierato da Meloni è finito con flottiglie di barche che da Sfax si mettono in coda per Lampedusa. Com’è possibile? “Il governo ha lavorato coinvolgendo la Ue a un accordo di collaborazione con la Tunisiache prevede il contrasto ai flussi irregolari da una parte e il sostegno all’economia tunisina dall’altra. Purtroppo però mentre l’Italia e una parte dell’Europa lavoravano in questa direzione un’altra parte si muoveva nella direzione opposta“. Tra quelli che si sono mossi in “direzione opposta” ci sono “alcune forze politiche e influenti realtà di sostenere che la Tunisia sarebbe un regime oppressivocon cui non si possono fare accordi di dichiarare che non sarebbe un porto sicuro“.

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Meloni si dice “ancora convinta che la strategia del governo italiano sia quella più seria per risolvere il problema in manierastrutturale, però richiede tempo soprattutto se quel lavoro viene intralciato da interessiideologici“. Per esempio è colpa dei “governiimmigrazionisti – la premier usa questa espressione se esistono “centri di permanenza per i rimpatri scandalosamente esigui“. Sullo sfondo la presidente del Consiglio (ri)scopre che i motivi dell’impennata di arrivi sulle coste italiane sono molti e diversi. “La pressione migratoria che l’Italia sta subendo dall’inizio di quest’anno è insostenibile, figlia di una congiuntura internazionale difficilissimache mette insieme problemi che già avevano i Paesi africani a una situazione di instabilitàcrescente, particolarmente nella zona del Sahel. Un quadro difficilissimo tra colpi di stato, calamità naturali, guerra del grano, jihadismoche potrebbe portare diverse decine di milioni di persone a voler lasciare la propria nazione per cercare un futuro migliore in Europa. E’ evidente però che l’Europanon può accogliere questa massa enorme di persone”.

Un pestifero “accrocchino”

Di grande efficacia è l’analisi di Francesco Cancellato per fanpage.it: “Se entrate illegalmente in Italia sarete trattenuti e rimpatriati”.  Così Giorgia Meloni si rivolge alle migliaia di migranti assiepate nel porto di Lampedusa, ventiquattr’ore dopo aver presenziato alla conferenza sulla demografia – quella stessa demografia che ci obbliga letteralmente ad accogliere persone se non vogliamo che il nostro Stato sociale imploda come un buco nero – ospitata da Victor Orban e essersi detta pronta a tutto per “difendere le famiglie e Dio”. Quello stesso Dio il cui figlio, nel Vangelo, chiama beati coloro che lo accolgono anche se era straniera.

Basterebbe questo accocchino di contraddizioni per smontare tutta la propaganda xenofoba del governo Meloni, senza nemmeno doversi scomodare a ricordare che, di migranti, la destra italiana non è mai riuscita a rimpatriarne mezzo. O a sottolineare le lisergiche affermazioni di Matteo Salvini, che vede una regia occulta che cospira contro il governo italiano di fronte a questo boom di partenze, come se le persone partissero rischiando la vita solo per fare un dispetto al Capitano. O di stupirsi che Meloni sostenga in spregio al senso del ridicolo che quella di Kaïs Saïed sia ancora un governo democratico e non un’autocrazia autoritaria come quella di Vladimir Putin in Russia, di Recep Tayyp Erdogan in Turchia.

O dell’amico Orban in Ungheria.

Basta questo accocchino, dicevamo, per raccontare il lato grottesco della debacle della destra nell’affrontare quella che loro definiscono emergenza migratoria, e che per anni hanno usato per terrorizzare l’opinione pubblica e per demolire chi, dall’altra parte, provava a parlare di accoglienza, di umanità, o banalmente di gestione di un fenomeno inevitabile.

Ci sono più teorie del complotto nel libro di Giorgia Meloni che in quello del Generale Vannacci. Giorgia Meloni paga il conto in Albania, ma per gli scrocconi che evadono le tasse c’è la pace fiscale

Poi c’è anche il lato tragico, però. Ci sono migliaia di persone che hanno rischiato la vita per sentirsi dire che saranno rinchiusi in “strutture facilmente perimetrabili e sorvegliabili”, “realizzate in zone a bassissima densità abitativa”. Un po’ come le discariche. O i campi di concentramento. Ci sono programmi di accoglienza diffusa che potrebbero fossero riesumati, potrebbero risolvere la situazione senza ansie né strilli, con un po’ di buonsenso e mille scuse per il tempo perso, ma siccome questo darebbe ragione agli “immigrazionisti” – così Meloni chiama chi prova anche solo un minimo di empatia per degli esseri umani con la pelle più scura – allora giammai.

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Soprattutto, c’è un continente, l’Africa, che meriterebbe molto più quattro chiacchiere a caso che girano attorno a frasi fatte come “aiutiamoli a casa loro” e fantomatiche scatole vuote come il Piano Mattei che Meloni cita ogni volta che può, dimenticandosi ogni volta di raccontarci cosa c’è dentro. Un Paese lungimirante, ci penserebbe davvero, a cooperare per lo sviluppo dell’Africa. Perché è anche da quello, oltre che dalla gestione ordinata dei flussi migratori, che dipende il suo futuro. Un Paese lungimirante, ad esempio, avrebbe già mobilitato tutte le sue energie per aiutare la popolazione locale a ricostruire Derna, una città che è stata spazzata via in poche ore dall’uragano Daniel. Un Paese lungimirante, inoltre, si darebbe da fare per evitare che i disastri climatici non obblighino davvero milioni, forse miliardi di persone, a lasciare territori sempre più inospitali e alla merce di eventi estremi.

Questo farebbe un Paese lungimirante. Poi c’è il Paese che combatte per difendere Dio, e il presente impaurito dei suoi accoliti bianchi, benestanti e vecchi. Buona fortuna a quel Paese. Ne avrà tanto, tanto bisogno”.

“Poliziotto buono”

Per affrontare il problema “epocale” dell’immigrazione la soluzione è la diplomazia.

 Ne è convinto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani che in un’intervista a Quotidiano Nazionale afferma: “La diplomazia non fallisce mai. Gli slogan non servono a nulla, bisogna conoscere i fatti. E i fatti ci dicono che l’Africa è una polveriera: dalla Guinea alla Somalia buona parte di questo continente è in subbuglio”

 Il ministro ricorda poi le recenti catastrofi che hanno colpito Libia e Marocco: “Di fronte alla disperazione, non ci sono muri o barriere che tengono. Occorre invece affrontare il problema alla radice per fermare periodiche ondate di migranti che non siamo in grado di sopportare. Serve una strategia europea, mondiale. È necessario anche l’intervento dell’Onu”. Un intervento che, secondo Tajani dovrebbe essere “un sostegno economico, politico, di presenza, aiutare a combattere il cambiamento climatico. È chiaro che non penso all’intervento di truppe: per affrontare il problema dell’immigrazione serve realismo”. Preoccupa anche la situazione, ancora precaria, del memorandum d’Intesa firmato a luglio con il presidente della Tunisia: “L’Europa deve accelerare l’applicazione del Memorandum ma è colpa anche della sinistra che cerca di mettere i bastoni tra le ruote. È inammissibile che al Parlamento europeo blocchino l’accordo firmato da Ursula von der Leyen, utile a fermare i flussi migratori. Anche a Bruxelles ci deve essere coerenza. La questione è seria e non può essere presa sottogamba né possiamo fare demagogia o dichiarare guerra all’Africa” spiega il vicepremier che per il momento esclude interventi militari “non è un’operazione di polizia che risolve il problema” dice.

Tajani, il “poliziotto buono” del governo dominato da pericolosi securisti. Aveva ragione, profeticamente, Umberto Eco. L’”Eterno fascismo” governa l’Italia. 

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