Alluvione: i dati che dimostrano l'incapacità e malafede del goveno per la ricostruzione
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Alluvione: i dati che dimostrano l'incapacità e malafede del goveno per la ricostruzione

l governo ha stanziato 4,5 miliardi in tre anni, quindi poco più della metà del fabbisogno, ma finora sono arrivati solo 230 milioni di euro. Tutti già spesi dalla Protezione civile per l’emergenza e i primi sostegni alla popolazione.

Alluvione: i dati che dimostrano l'incapacità e malafede del goveno per la ricostruzione
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Claudio Visani Modifica articolo

22 Agosto 2023 - 10.03


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Bel servizio del Corsera che oggi fa il punto sugli interventi (mancati) del governo. Ecco la sintesi che fotografa i ritardi dei risarcimenti e l’inadeguatezza dell’opera di ricostruzione. La conferma che Palazzo Chigi sta giocando una sporca partita politica sulla pelle degli alluvionati.

I danni

In Emilia-Romagna si stima un danno complessivo di 8,5 miliardi di cui 3,8 miliardi per le opere pubbliche e 4 per i privati (2,2 miliardi per le 70mila abitazioni danneggiate e 1,8 miliardi per le 19mila imprese colpite, di cui 10mila agricole).

Le risorse

Il governo ha stanziato 4,5 miliardi in tre anni, quindi poco più della metà del fabbisogno, ma finora sono arrivati solo 230 milioni di euro. Tutti già spesi dalla Protezione civile per l’emergenza e i primi sostegni alla popolazione. Solo alcune decine dei 900 milioni destinati all’INPS per la cassa integrazione sono stati effettivamente utilizzati, gli altri non sono stati destinati – come chiedevano le opposizioni – a ristori, riparazione di strade e ponti, rilristino degli argini, etc.

Comuni e regioni lasciati soli

Gli interventi di somma urgenza per la viabilità, lo sgombro degli alvei, le messe in sicurezza essenziali, stimati in 1,8 miliardi, li stanno pagando i Comuni e la Regione, che hanno anticipato 436 milioni di euro per 3mila interventi, dei quali mille conclusi e altri 2 mila in corso. Comunque solo una parte di quelli necessari, che comprendono altri 2.743 interventi sulle strade per 540 milioni, dei quali 1.552 “urgentissimi” perché riguardano abitazioni e frazioni tuttora isolate, con un costo di 180 milioni. Poi altri 330 milioni per strade provinciali e ferrovie, e 210 milioni di opere urgenti sui fiumi.

Protezione civile

Dal 5 agosto è finita la fase gestita dalla Protezione civile, che come ultimo atto ha avviato, con i 104 milioni rimasti dei 230 disponibili, il pagamento del contributo di 5mila euro ai cittadini per le opere più immediate delle abitazioni. Sono invece ancora da avviare le procedure per il contributo di 20 mila euro alle imprese per le riparazioni urgenti. Buona parte delle risorse messe a disposizione con il primo decreto alluvione (2 miliardi) resta ancora da spendere.

Il generalissimo

Da inizio agosto il timone è passato in mano al commissario Francesco Paolo Figliuolo, che ha 2,5 miliardi di euro da spendere per la ricostruzione delle case e delle infrastrutture pubbliche, di cui 728 per il 2023, ma non ha ancora attivato i meccanismi operativi per avviare i pagamenti. Questo perché la legge prevede che prima debba presentare, entro il primo novembre, il Piano generale degli interventi.

Chiaro, no? Incapacità e malafede. Forse con la convinzione che alla fine gli alluvionati che ancora non hanno viso un soldo se la prenderanno con i più vicini, Comuni e Regione, e non col governo. Ma potrebbero aver sbagliato i calcoli. Non sarebbe la prima volta in questa regione.

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