Migranti, salvare esseri umani è un reato: anche questo è fascismo
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Migranti, salvare esseri umani è un reato: anche questo è fascismo

La Geo Barents di Medici senza frontiere sanzionata con venti giorni di fermo amministrativo e una multa di 10mila euro dalla Capitaneria di porto di Ancona. Colpita dalle nuove norme del decreto Ong del governo Meloni.

Migranti, salvare esseri umani è un reato: anche questo è fascismo
Geo Barents di Medici Senza Frontiere
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

24 Febbraio 2023 - 14.32


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Hanno salvato la vita a centinaia di esseri umani. Ma per il governo Meloni questo è un reato che va perseguito. Il fascismo è tra noi.

Reato di soccorso

Ne dà conto Luca Pons su fanpage.it:

La nave ong Geo Barents, che fa riferimento a Medici senza frontiere, ha ricevuto una sanzione di venti giorni di fermo amministrativo e una multa di 10mila euro dalla Capitaneria di porto di Ancona. Si tratta della prima nave di una organizzazione non governativa che viene colpita dalle nuove norme del decreto Ong del governo Meloni. La Geo Barents, che attualmente si trova ad Augusta, in Sicilia, avrebbe dovuto partire questa mattina alle 8 per una nuova missione di soccorso, ma dovrà restare nel porto.

La comunicazione è arrivata dallo staff di Medici senza frontiere. “Non è accettabile essere puniti per aver salvato vite”, ha poi aggiunto l’organizzazione su Twitter, sottolineando che si stanno “valutando le azioni legali da intraprendere per contestare l’accaduto”.

Cos’è successo alla nave Geo Barents

Secondo quanto ricostruito, la sanzione comunicata in queste ore dalla Capitaneria di porto – che, come la Guardia costiera, dipende dal ministero dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini – riguarda lo sbarco avvenuto il 17 febbraio ad Ancona, con 48 migranti a bordo tra cui 9 minorenni. Non, quindi, l’operazione di alcune settimane prima che si era conclusa a La Spezia. In quel caso, infatti, si era pensato che il ministero avrebbe potuto ‘punire’ la Geo Barents perché aveva effettuato più di un salvataggio in mare nel corso della stessa missione.

La contestazione arrivata dalla Capitaneria di porto di Ancona, invece, riguarda il “non aver fornito tutte le informazioni richieste”, secondo quanto comunicato da Msf. È ancora da chiarire nel dettaglio che cosa si intenda con questo, e nessun esponente del governo Meloni ha commentato la vicenda finora.

Il decreto Ong è stato convertito definitivamente in legge proprio ieri, con l’ultimo voto al Senato, poche ore prima che la Geo Barents venisse sanzionata. Il motivo per cui è necessaria una norma del genere, ha detto il sottosegretario agli Interni Nicola Molteni, che è bisogna “fare chiarezza tra quelle che sono le missioni di salvataggio dei naufraghi, da un lato, e quelle che sono invece attività di ricerca sistematica che rischiano di essere un fattore di attrazione di immigrazione illegale. Non vogliamo criminalizzare nessuno, ma regolarizzare un’attività di soccorso in mare che è delicata, complicata, rispetto alla quale si pongono regole, un codice di condotta”.

Il decreto, comunque, è operativo da diverse settimane: il voto del Senato l’ha ‘solo’ reso una legge, invece di un decreto che scade dopo due mesi. In questo lasso di tempo Geo Barents ha effettuato altre missioni e tutte si sono concluse regolarmente con l’assegnazione di un porto da parte delle autorità italiane, come nel caso di La Spezia. Lo stesso hanno fatto diverse altre navi di Ong. Il perché la contestazione sia arrivata in questo caso particolare, per adesso, non è stato definito.

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Cosa dice il decreto Ong sulle regole da rispettare

La multa da 10mila euro ricevuta da Geo Barents è la più bassa possibile secondo le regole della nuova legge, dato che si va da 10mila a 50mila euro. Il fermo amministrativo, che è stato fissato in venti giorni, secondo la norma può arrivare fino a due mesi. Le nuove regole richiedono a tutte le navi che svolgono ricerca e soccorso in mare di avere specifiche autorizzazioni dallo Stato di bandiera, oltre ai requisiti tecnici per la navigazione. Una volta effettuato un salvataggio in mare, l’imbarcazione deve immediatamente dirigersi, “senza ritardi”, al porto di sbarco che viene indicato dalle autorità.

In più, l’equipaggio della nave ha formalmente l’obbligo di comunicare immediatamente di aver effettuato un salvataggio, chiedere subito un porto di assegnazione e, nel corso del viaggio, chiedere alle persone migranti soccorse se abbiano intenzione di fare richiesta di protezione internazionale. Come detto, non è ancora stato chiarito quale di questi aspetti la Geo Barents non avrebbe rispettato, nella sua missione di soccorso”.

L’attacco delle opposizioni alla destra

Il testo del decreto “trasuda populismo e non affronta i veri punti della crisi migratoria e del declino demografico”, aveva scritto Matteo Renzi nella sua newsletter, prima di entrare in Aula. “Tutto sommato era logico che questa destra portasse un simile provvedimento, anche solo con l’obiettivo di rinsaldare la maggioranza, ma è appunto uno specchietto per le allodole”, ha aggiunto sottolineando che il problema del Paese “non sono le navi che salvano i migranti in mare”. Comunque, ha proseguito Renzi, “non si può pensare di risolvere i problemi drammatici dell’immigrazione cambiando porto e luogo di sbarco”.

Critiche al decreto sono arrivate anche da Verdi e Sinistra. “L’immigrazione non è un fenomeno emergenziale ma strutturale. Ma ancora una volta la destra di governo usa questo tema più per propaganda che per risolvere il problema”, ha detto in Aula il capogruppo dell’Alleanza, Peppe De Cristofaro. “Non è vero che ci sono disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori ma soltanto il tentativo vergognoso di rendere più complicate e meno efficaci le operazioni di soccorso delle navi Ong. Si tratta di una norma bandiera, ideologica e cinica, che ha un unico obiettivo chiaro, anche se non dichiarato, e cioè rendere impossibili i salvataggi in mare”, ha aggiunto.

Sulla stessa linea anche il Partito democratico. Il senatore dem Andrea Giorgis ha accusato il governo di essere irragionevole e di voler approvare delle norme assurde. Il Movimento Cinque Stelle, attraverso Ettore Licheri, ha invece affermato che il decreto “criminalizza chi soccorre e favorisce la morte in mare”. Frasi che hanno suscitato le proteste nei banchi della maggioranza, a cui Licheri ha risposto: “Lo so, questa parola vi fa impressione, siete già tutti pronti la prossima volta, quando ci saranno cadaveri di bambini sulle spiagge, a esprimere il vostro cordoglio”. E ancora: “L’ultimo naufragio è avvenuto pochi giorni fa e 73 vite sono state spezzate, sono annegati sopra un gommone perchè non c’era nessuno per soccorrerli”. Il senatore Cinque Stelle ha infine accusato il governo di cinismo: “Meno ne salviamo e meno si metteranno in mare, un messaggio dissuasivo, una logica impensabile se si fosse trattato di profughi europei o naufraghi italiani e tutto questo si chiama semplicemente razzismo”.

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“Piantedosi, smentito dalla realtà di questi giorni, provi a invocare di nuovo la bufala del ‘pull factor’ delle Ong”, così in una nota Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali Italiani.

“In questi giorni l’hotspot di Lampedusa sta vivendo una grave situazione di sovraffollamento ospitando migliaia di persone a causa del numero molto alto di sbarchi e di interventi di guardia costiera e marina italiana.

Nessuna Ong, infatti, è stata coinvolta in interventi in mare nell’ultima settimana. Ciò a conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che l’accusa di Piantedosi – e della destra tutta – alle Ong di essere un fenomeno di attrazione per le persone in fuga dal loro Paese non sta in piedi.

Piuttosto che adoperarsi per ostacolare le attività di salvataggio in mare e mettere a rischio la vita e la salute delle persone in fuga assegnando porti sempre più lontani alle navi delle Ong, il ministro dovrebbe occuparsi di più e meglio di quanto avviene nelle prefetture e nelle questure italiane, allo stremo per mancanza di personale e incapaci di finalizzare le decine di migliaia di pratiche che riguardano le persone straniere residenti nel nostro Paese.

Il governo rivendica il decreto Ong

Da parte sua, il sottosegretario agli Interni, Nicola Molteni, durante la replica del governo ha detto: “Uno dei principi sacrosanti è che in mare non si lascia morire nessuno e chiunque è in difficoltà nel mare va salvato e va tutelato, principio cardine e sacro anche per questo governo”. Per poi precisare immediatamente, però, che una cosa sono i salvataggi dei naufraghi, un’altra le attività di “ricerca sistematica” che finisce per essere “un fattore di attrazione di immigrazione illegale”. E ancora: “Riteniamo che questo decreto vada a fare chiarezza tra quelle che sono le missioni di salvataggio dei naufraghi, da un lato, e quelle che sono invece attività di ricerca sistematica che rischiano di essere un fattore di attrazione di immigrazione illegale. Non vogliamo criminalizzare nessuno, ma regolarizzare un’attività di soccorso in mare che è delicata, complicata, rispetto alla quale si pongono regole, un codice di condotta”.

Imparare a proteggere i migranti con il diritto

Ne scrive Gianromano Gnesotto su Avvenire: “Una rete di connessione nazionale per tracciare un percorso di formazione giuridica, che la Migrantes Nazionale ha affidato a Paola Scevi, Direttrice del Master in Diritto delle Migrazioni nell’Università degli studi di Bergamo. Ha preso il via giovedì 23 febbraio l’importante iniziativa rivolta a tutti gli Uffici Migrantes delle Diocesi italiane, per approfondire i temi giuridici in materia di migrazioni con incontri che si tengono a distanza attraverso la piattaforma zoom fornita dalla Conferenza Episcopale Italiana. La partecipazione del cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Cei, con l’introduzione al primo incontro, indica la portata e l’importanza di questo percorso formativo. Ed è il segno del benefico incontro tra accademia e istituzioni.

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Scevi ha analizzato le disposizioni relative ad un ingresso legale e ad un valido soggiorno nel territorio dello Stato, evidenziando che “le migrazioni contemporanee presentano caratteristiche del tutto peculiari, che le rendono analizzabili alla luce di categorie sempre più sfocate”. Ed ha osservato che gran parte delle categorie analitiche tradizionalmente utilizzate (migrante economico, profugo, richiedente asilo, vittima di tratta, migrante irregolare, clandestino, ecc.) “sono poco efficaci nell’interpretare percorsi migratori multiformi e complessi, all’interno dei quali si intrecciano negazione di diritti, esperienze di sfruttamento ed emarginazione, progettualità, talvolta in violazione dell’interesse pubblico all’integrità dei confini e al controllo dei flussi migratori”.

Il cardinale Zuppi ha augurato “buon lavoro con tanta umanità” e si è congratulato per le molte adesioni, che hanno collegato praticamente tutte le Diocesi italiane. “È necessario avere un’altra visione -ha detto- che rispetti la persona, superando i meri discorsi sulla sicurezza”. 

Al termine della trattazione Paola Scevi, nel ricordare che il prossimo incontro sarà dedicato al contrasto della tratta degli esseri umani ed alla protezione delle vittime, ha evidenziato che “i fenomeni del traffico e della tratta sono spesso strettamente correlati, poiché entrambi contraddistinti dall’approfittamento della vulnerabilità di persone in cerca di protezione internazionale o di accesso al mercato del lavoro all’estero. I migranti irregolari che ricorrono ai servizi dei trafficanti – volontariamente ingaggiati – potrebbero anche divenire vittime di tratta”. 

La direttrice del master ha infatti rilevato che la commistione deltrafficking e dello smuggling in seno alla protezione internazionale, appare sempre più evidente: “il viaggio, con il debito contratto per partire e le ragioni che lo hanno determinato, la tipologia dei documenti per l’uscita dal Paese e le modalità̀ con cui sono stati ottenuti (spesso attraverso debiti, corruzione, ecc.) e la vulnerabilità̀ cui molti migranti sono esposti, risultano essere tutti elementi che creano un humus molto favorevole alla tratta e al grave sfruttamento”.

Il diritto contro chi dei diritti ha fatto scempio. 

Un appello da Lampedusa

Ecco il testo dell’appello dell’Arcivescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, alla luce degli sbarchi di persone migranti sulle coste dell’isola di Lampedusa e sulla loro accoglienza nell’ hotspot isolano.

«Le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondo. Ma oggi esse risentono di una perdita di quel senso della responsabilità fraterna, su cui si basa ogni società civile. L’Europa, ad esempio, rischia seriamente di andare per questa strada»(Francesco, Fratelli tutti, 40).
Le nuove ondate di sbarchi di migranti sulle coste lampedusane richiedono con urgenza che le migrazioni, più che essere 

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