Fidene, Verini (Pd): "No al porto d'armi ma accettato nel poligono? La normativa va cambiata"
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Fidene, Verini (Pd): "No al porto d'armi ma accettato nel poligono? La normativa va cambiata"

Fidene, Verini (Pd): "Come è possibile, infatti, che un uomo, a cui era stato negato il porto d'armi, possa entrare in un poligono, noleggiare un arma e acquistare cartucce e poi uscire indisturbato per andare a compiere un efferato delitto".

Fidene, Verini (Pd): "No al porto d'armi ma accettato nel poligono? La normativa va cambiata"
Walter Verini
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12 Dicembre 2022 - 15.55


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La strage di Fidene, ha spalancato le porte su un problema che finora non era mai stato posto al centro dell’attenzione: chi può accedere ai poligoni di tiro (oltre che al porto darmi)? Ne ha parlato su facebook il senatore del Pd, Walter Verini.

«Tre donne uccise ed altre tre persone ferite. È successo a Roma. Poteva essere una strage ancora più drammatica se non si fosse inceppata l’arma. È il momento dello sgomento e del dolore. È il momento di stringersi attorno ai familiari e agli amici delle vittime cui va cordoglio e vicinanza di tutti. Ma ci dovrà essere anche il nomento della riflessione collettiva, che spetta alle istituzioni e alla politica. Non sto parlando della giustizia. Alla magistratura e alle forze dell’ordine il compito di svolgere le indagini. Ai tribunali il compito di tradurre le indagini e le testimonianze in sentenze. C’è un tema di ordine generale che non può essere più rinviato.

«Come è possibile, infatti, che un uomo, a cui era stato negato il porto d’armi, possa entrare in un poligono, noleggiare un arma e acquistare cartucce e poi uscire indisturbato per andare a compiere un efferato delitto. Chi ha autorizzato quella persona ad utilizzare le linee di tiro? È stato presentato il certificato medico? Ed ancora perché il diniego del porto d’armi non viene comunicato dalla Questura ai poligoni? Peraltro lo Stato affida ai poligoni il compito di rilasciare il certificato per il maneggio delle armi necessario per il successivo rilascio dei diversi porto d’armi. È successo a Roma, può succedere altrove».

«Ecco perché da anni sosteniamo la necessità di un riordino dell’intera normativa sulla detenzione delle armi e sul rilascio delle abilitazioni anche con specifici disegni di legge, che abbiamo ripresentato in questa legislatura. Non per colpire il settore, lo vogliamo sottolineare, ma per affermare la sicurezza più generale di tutti i cittadini. Non possiamo semplicemente archiviare questa tragedia come un fatto di cronaca. È molto di più e non si possono rimandare le scelte. Non parliamo delle attività venatorie, naturalmente. Ma più armi circolano, per uso privato e maggiori sono i rischi. Altri paesi, come gli Stati Uniti, sono alle prese con questo drammatico fenomeno. L’Italia rischia di incamminarsi lungo quella strada. Dobbiamo evitarlo».

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