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L'Aifa denuncia: "In Italia uso inappropriato di antibiotici, così aumenta la resistenza"

In Italia e in Europa in generale, l'abuso di antibiotici sta provocando un effetto contrario, tanto che le infezioni resistono alle stesse cure antibiotiche con maggior frequenza. A denunciare l'uso improprio dei farmaci è la stessa Aifa.

L'Aifa denuncia: "In Italia uso inappropriato di antibiotici, così aumenta la resistenza"

globalist Modifica articolo

10 Marzo 2022 - 15.07


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La pandemia ha cambiato le abitudini di molti italiani, soprattutto in ambito sanitario. A volte, però, un eccesso di precauzione rischia di sortire l’effetto contrario. L’uso degli antibiotici, ad esempio, sta assumendo portate troppo grandi e non è un bene per la salute dell’individuo.

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E’ quanto afferma Nicola Magrini, direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco, sottolineando che il nostro è un Paese “ad alto tasso di resistenze agli antibiotici, tra i più alti in Europa”. La maggior parte degli antibiotici è “usata in modo inappropriato“. Magrini fa l’esempio di sinusiti, otiti e brochiti: “In questi casi a tutti piace cominciare ad assumere antibiotici troppo presto”.

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L’uso degli antibiotici nell’ambito dell’assistenza convenzionata nel primo semestre 2021 è stato pari a 10,5 dosi/giorno, in riduzione del 21,2% rispetto al primo semestre del 2020. Da gennaio 2019 ad agosto 2021, si registrano in tutti i mesi del 2020 consumi minori rispetto al 2019, con differenze più accentuate nel periodo aprile-giugno (caratterizzato nel 2020 da lockdown) e a dicembre (mese in cui sono state potenziate le misure per ridurre gli spostamenti tra Regioni). I consumi dei primi otto mesi del 2021 appaiono molto simili a quelli di fine anno 2020, con una media mensile di 10,2 dosi/giorno, un livello minimo di 9,6 nei mesi di maggio e agosto e un massimo di 12,1 registrato a marzo.

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In particolare, l’Aifa evidenzia che l’uso dell’antibiotico azitromicina “è stato motivo di forte preoccupazione per un eccesso d’impiego durante il Covid”. La pandemia ha fatto impennare, in modo preoccupante, l’uso del farmaco al 25% del totale. Nell’ambito dell’assistenza convenzionata, l’azitromicina è l’unico principio attivo, insieme alla fosfomicina, per cui i consumi complessivi del 2020 non sono diminuiti rispetto al 2019. L’analisi dell’acquisto privato mostra un incremento dei consumi del 33,3% rispetto al 2019.

Nel 2020 il consumo complessivo di antibiotici in Italia è stato pari a 17,7 dosi al giorno ogni mille abitanti, in forte riduzione rispetto al 2019 (-18,2%). Con 692,1 milioni di euro, questa classe di farmaci ha rappresentato il 3% della spesa e l’1,2% dei consumi totali a carico del Sistema sanitario. Un dato in calo, certo, ma comunque sopra la media dei Paesi Ue. Nel 2020 circa tre cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici e in media ogni paziente è stato in trattamento per circa 14 giorni nel corso dell’anno, con una prevalenza d’uso che aumenta all’avanzare dell’età, superando il 50% nella popolazione over 85. Si conferma un maggior consumo di antibiotici nelle fasce estreme, in cui si registra anche un più frequente utilizzo per gli uomini. La maggior prevalenza d’uso nelle donne si riscontra invece nelle fasce d’età intermedie.

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