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L'appello dell'ideatore delle marce No Green Pass: "Ho solo 1,64 euro, aiutatemi a pagare gli avvocati"

Ha lanciato un appello ai suoi «adepti» per raccogliere fondi per sostenere le spese legali: "Sono sempre stato incensurato e ad oggi sono nella mer… perché devo pagare avvocati per Daspo e denunce e come tutti devo fare la spesa e..."

Zeno Gabriele Molgora

globalist

24 Novembre 2021


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Dopo essere finito nell’occhio del ciclone ora la parabola Zeno Gabriele Molgora, 28 anni ancora da compiere, casa alla Bovisa, tatuatore per passione, passato da dipendente Amsa, sembra essere discendente.

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La vicenda la si può sintetizzare tutta attraverso gli ultimi post della chat Telegram dove ha pubblicato l’estratto del suo conto in banca con un misero +1,64 euro di saldo.

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Ora ha lanciato un appello ai suoi «adepti» per raccogliere fondi per sostenere le spese legali: «Sono sempre stato incensurato e ad oggi sono nella mer… perché devo pagare avvocati per Daspo e denunce e come tutti devo fare la spesa e soprattutto fare stare bene mia figlia».

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Quella di Ora in caduta libera.

Il movimento No green pass
Nato dal nulla sull’onda del movimento No pass è stato tra i primi ad apire chat Telegram e gruppi Facebook contro il certificato verde. Ha creato anche un simbolo, un cerchio con una x nel mezzo, che somiglia vagamente a una croce celtica. Ha partecipato alle manifestazioni a Roma come a Milano.

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È stato in questi mesi anche in televisione rivendicando il suo ruolo di amministratore delle chat che a suon di migliaia di iscritti (una di 33 mila) rilanciavano le iniziative contro il green pass in tutta Italia. Ha difeso anche gli estremisti come il leader di Forza nuova Giuliano Castellino, quello dell’assalto alla Cgil romana, pur prendendone le distanze. Ha parlato di «un movimento di popolo» in lotta contro «le ingiustizie e la dittatura».

Ha vestito i panni di chi, d’improvviso, era passato da una vita nell’ombra, aiutando i cani randagi, alla vetrina di telecamere, richieste di interviste, messaggi di adorazione via social. Una recluta autoproclamatasi generale di un esercito invisibile.

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Negli ultimi giorni, secondo la ricostruzione degli investigatori della Digos e del pm Alberto Nobili, Zeno Molgora aveva rilanciato una grande iniziativa nazionale da organizzarsi sabato 27 novembre a Milano «per ridare forza e morale ai suoi manifestanti che stanno subendo ingiustizie gratuite».

Una appello a «trovare metodi di protesta nuovi ed eclatanti» dopo gli ultimi due (falliti) tentativi di corteo in piazza Fontana. Un po’ chiamata alle armi sull’onda delle derive violente viste negli ultimi giorni in Olanda, e un po’ un disperato tentativo di resistere per esistere, visto che il movimento No pass milanese forte di cortei con più di 10 mila persone è andato sgretolandosi dopo la stretta imposta dal Viminale.

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Le ultime parole di Zeno sembrano lo struggente pianto di chi insegue un amore ormai lontano più che l’incitamento di un comandante ai suoi soldati: «Il corteo di Milano purtroppo è quasi spento dopo 16 settimane consecutive di cortei con immagini spaziali che hanno fatto il giro del mondo dando speranza a milioni di persone», scriveva dopo il flop della manifestazione di sabato 20 novembre: «Serve la massima partecipazione, indietreggiare sulla libertà di manifestare vuol dire rinunciare completamente alla propria dignità».

Quando la mattina di mercoledì 24 novembre gli agenti della Digos hanno bussato alla sua porta per eseguire un decreto di perquisizione per istigazione a delinquere è stato come se la sua parabola discendente fosse davvero arrivata al fondo: «Ciao ragazzi, immagino abbiate saputo cosa è successo a Zeno. Ora si trova a dover affrontare spese non indifferenti -ha scritto Helena una degli amministratori delle sue chat -. Tutti voi che lo seguite sapete quanto ha fatto per tutti finora, ora è lui ad avere bisogno di noi. Dite “Zeno, uno di noi” sì, e lo è sempre stato, e ora uno di noi è nei guai. Ve lo chiedo con il cuore, diamogli una mano».

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Molgora era già stato indagato e daspato a settembre dal questore Giuseppe Petronzi in qualità di organizzatore di uno dei primi cortei No pass «non autorizzati» e da allora non aveva più partecipato alle manifestazioni del sabato milanese. Ma ha continuato «con una martellante campagna mediatica» a sostenere e amplificare la protesta No pass e No vax via social: «Un’intensa attività di proselitismo ed incitamento allo svolgimento di iniziative illegali», come la definiscono i magistrati.

Già nel corso dei primi accertamenti sul suo telefono è emerso che Molgora aveva scaricato e inviato ad altre persone file con mille certificati green pass intestati a ignari cittadini. Motivo per il quale è adesso indagato anche per ricettazione, insieme ad altri due No pass già identificati dagli agenti della Digos. Durante la perquisizione gli hanno trovato un coltello alla Rambo, un tirapugni e la questura ha deciso il ritiro delle due armi che aveva in casa in quanto titolare di porto per uso sportivo.

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