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L'infermiera che ha sfilato vestita da deportata a Novara: "Non volevamo accostarci agli ebrei ma..."

L'ospedale sta valutando di denunciare l'infermiera che ha partecipato al corteo travestita da deportata: "Per noi è un grave danno all'immagine"

Manifestazione di Novara
Manifestazione di Novara

globalist

1 Novembre 2021 - 15.47


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Non ci sono parole o scuse che tengano.
″È un fraintendimento. Non volevamo accostarci agli ebrei, ma in generale ai deportati. Perché noi siamo la minoranza: ci definiscono terrapiattisti, no vax, fascisti..sono tutte storture. Ora anche gli ebrei: è pazzesco”. 
A parlare è Giusy Pace, infermiera promotrice del corteo No Green Pass andato in scena a Novara, dove i manifestanti hanno sfilato vestiti come in un campo di concentramento. Molte le polemiche, lei risponde così: “Concentramento nel senso di concentrazione: noi ci siamo concentrati in uno spazio, per manifestare il nostro dissenso. Non volevamo paragonarci ad Aushwitz, se avessi voluto scegliere un campo avrei scelto Dachau in cui c’erano i politici, tutte le minoranze”.
Pace è vaccinata, ma è contraria al Green Pass in quanto andrebbe a suo parere contro “la libertà di scelta”.
“Noi accostiamo il Green Pass alla tessera del pane del 1925. Stiamo vivendo un periodo storico molto pericoloso. Il passo dal 1925 al 1933 è veloce. 
Questo è solo il preludio. Ma vi sembra normale che sia necessaria una tessera per andare a lavorare? Che non siamo più liberi di accompagnare i nostri figli dentro la scuola?”
L’azienda ospedaliera di Novara potrebbe denunciarla. Nel frattempo, la donna è stata sospesa dal suo sindacato, Fsi-Usae, che le ha revocato tutte le cariche. 
“Nel comportamento della nostra dipendente, tra l’altro stigmatizzato anche dal suo sindacato di riferimento rileviamo un grave danno d’immagine nei confronti dell’Aou. Valuteremo nei prossimi giorni se e quali provvedimenti adottare”, annuncia Gianfranco Zulian, direttore generale dell’azienda ospedaliero-universitaria ‘Maggiore della Carità’ di Novara.
“Pur rispettando il diritto di chiunque di manifestare – prosegue Zulian – non possiamo non rilevare i contenuti vergognosi e indegni di una società civile quale la nostra. Paragonare le norme sul ‘green pass’ ai campi di sterminio è un abominio che dimostra anche l’assoluta mancanza di conoscenza di quel terribile periodo storico”.
Il sindacato Fsi-Usae “prende le distanze da questi comportamenti che non possono essere in alcun modo giustificati indipendentemente dalle ragioni che vi stanno alla base. – dice Adamo Bonazzi, segretario generale del sindacato – La nostra federazione si è espressa con chiarezza sulla questione vaccinale ribadendo la propria linea a governo e parlamento con atti ufficiali; a nessuno dei dirigenti che la rappresenta Fsi-Usae può consentire, ne ora ne mai, di gettare nel cestino la linea politico-sindacale della federazione e agire a titolo personale nel mentre si fregia degli incarichi del sindacato”.

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