Processo Salvini-Open Arms: quando l'Attore scende in campo per l'uomo del Papeete si mette male
Top

Processo Salvini-Open Arms: quando l'Attore scende in campo per l'uomo del Papeete si mette male

L’Attore contro l’”Affossatore” di navi salvavita. Non è il titolo di un film di cassetta ma quello che accadrà al processo per sequestro di persona contro il capo della Lega

Richard Gere
Richard Gere
Preroll

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

23 Ottobre 2021 - 17.11


ATF

L’Attore contro l’”Affossatore” di navi salvavita. Non è il titolo di un film di cassetta, anche se l’attore in questione di film sbanca-botteghini ne ha girati tanti, ma ciò che andrà in scena prossimamente non su questi schermi ma in un’aula di tribunale a Palermo.

L’attore-testimone è Richard Gere. L’affossatore-imputato è l’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

Processo per sequestro

Ministri ed ex ministri, l’ex premier Conte e anche l’attore Richard Gere sfileranno sul banco dei testi al processo all’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, imputato di sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio per aver vietato lo sbarco di 147 migranti soccorsi dalla nave spagnola Open Arms. Lo ha deciso il tribunale di Palermo che ha ammesso tutti i testi citati dalle parti.

Ditemi voi quanto è serio un processo dove verrà da Hollywood a testimoniare sulla mia cattiveria Richard Gere. Spero che duri il meno possibile perché ci sono cose più importante di cui occuparsi. Mi dispiace solo per due cose, per il tempo che tolgo ai miei figli e per i soldi che gli italiani spendono per questo processo politico organizzato dalla sinistra”. La butta così Matteo Salvini all’uscita dall’aula bunker del Pagliarelli, a conclusione della prima udienza del processo in cui è imputato per sequestro di persona ed omissione di atti d’ufficio per il caso Open Arms.

I pm chiedono anche: le comunicazioni intercorse tra le autorità coinvolte nella vicenda dal momento dalla prima richiesta di porto sicuro avanzata dalla nave allo sbarco a Lampedusa, il decreto ministeriale che sancì il divieto di ingresso della Open Arms con i 147 migranti a bordo, gli atti della Procura dei Minori sulla presenza dei minorenni a bordo, le relazioni psicologiche e mediche sullo stato delle persone che si trovavano sulla imbarcazione spagnola. I pm hanno chiesto l’ammissione anche di una serie di atti come la decisione del Tar che annullava il divieto di sbarco deciso dal Viminale, i verbali della Polizia Scientifica sulle condizioni dei migranti a bordo della Open Arms, la sentenza del gup di Siracusa che ha assolto il comandante della Open Arms in un altro processo, la decisione a carico dell’Italia del Comitato Onu in un caso di omesso soccorso e la corrispondenza tra l’ex premier Conte e Matteo Salvini sulla vicenda della nave spagnola.

Il legale di Salvini, l’avvocato Giulia Bongiorno, ha chiesto, oltre all’esame del leader della Lega, l’acquisizione di due decreti di archiviazione che escludono, in casi analoghi a quello della Open Arms, la competenza italiana nell’assegnazione del Pos (Place of safety) e, sempre in tema di assenza di competenza italiana, le note del ministero degli Esteri in cui si ribadiva che a stabilire il porto sicuro doveva essere la Spagna. La difesa ha chiesto, inoltre, di acquisire la direttiva del 2019 che stabiliva i provvedimenti da adottare a carico delle ong che disattendevano le indicazioni di uno Stato. Nella lista dei documenti chiesti dalla difesa di Salvini anche le indicazioni del Governo che evidenziavano la politica italiana in materia di sbarchi e che sancivano la necessità di arrivare a un accordo in sede europea sulla distribuzione dei migranti prima dell’assegnazione del Pos e dell’autorizzazione allo sbarco. La Procura non si è opposta alle richieste di acquisizione documentale dell’avvocato Bongiorno se non all’ammissione di articoli di giornale o comunicati stampa.

A fianco degli indifesi

Un passo indietro nel tempo. Torniamo a quella calda estate del 2019. Il 9 agosto Gere è sulla nave di Open Arms: “Richard Gere ci ha raggiunti a Lampedusa per dare il suo sostegno al nostro equipaggio e a tutte le persone a bordo». È quanto si legge in una nota di Open Arms, la Ong spagnola che lo scorso 1 agosto ha salvato nel Canale di Sicilia 124 persone che si trovavano su due imbarcazioni alla deriva e da otto giorni è in mare senza aver ottenuto l’autorizzazione ad approdare. Domani l’attore parteciperà alla conferenza stampa prevista alle 11 all’aeroporto dell’isola. «Riteniamo inaccettabile che la vita di uomini, donne e bambini continui ad essere ignorata e che i diritti sanciti dalle Convezioni internazionali continuino ad essere sistematicamente violati», concludeva la nota.

L’equipaggio attendeva il permesso di attraccare e Richard Gere salì a bordo, mentre la nave umanitaria si trovava a poche miglia da Lampedusa. Il 13 agosto del 2019 i legali della Open Arms presentarono un ricorso al Tar del Lazio, contestando il divieto firmato dai tre ministri italiani per “violazione delle norme di diritto internazionale del mare in materia di soccorso”. Il Tar diede loro ragione, considerando le situazioni critiche a bordo del natante: i giudici amministrativi sospesero il divieto di ingresso, sostenendo che non poteva essere applicato ad una nave di soccorso con naufraghi.

L’attore è intervistato da Valerio Cappelli per il Corriere della Sera (18 agosto).

“Richard Gere si trovava in vacanza in Toscana quando ha telefonato a Riccardo Gatti, il capo missione della Open Arms al largo di Lampedusa. «Richard mi ha raggiunto – racconta Gatti – , per i migranti a bordo abbiamo acquistato qualcosa da mangiare, visto che il riso era andato a male». Ma ecco Gere, attore celebre che dice «noi» prima di «io»: «Qualcuno ha detto che alla Open Arms lavorano per soldi… La verità è che questi volontari e uomini delle ong sono angeli che si sacrificano per il prossimo».

Richard Gere, cosa l’ha spinta a agire adesso?

«I problemi sono due. Il primo è immediato. Ci sono persone che affogano in mare. L’altro riguarda coloro che scappano dalla guerra, dalle case in fiamme, cercando rifugio in Occidente. Poi scoprono che la legge va contro le loro aspettative e vengono rispediti nelle case che bruciano, da dove erano partiti».

L’Italia si sente abbandonata.

«Sentite, è una sfida. Può essere risolta se ci si siede al tavolo e si discute con raziocinio e generosità. Non è un problema soltanto dell’Italia, ma della Spagna, della Grecia, di tutta Europa. L’Occidente ha grandi responsabilità, che affondano anche nel passato, su questa tragedia. Avete sentito il Papa? Non sono numeri ma hanno volti, nomi, storie. Io, le ho ascoltate».

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini le ha detto: perché Richard Gere non si porta a casa a Hollywood i rifugiati?

«La cosa più importante è essere lì con loro, e di fronte alle emergenze assumere decisioni immediate. Abbiamo avuto difficoltà a trovare un pescatore che ci portasse dove era il barcone, temevano rappresaglie politiche visto il clima ostile che si è creato. Poi un ragazzo coraggioso ci ha aiutati e sono salito a bordo. Sono stato uno di loro».

Ma il ministro dell’Interno… 

«Se il vostro ministro spendesse del tempo con quelle persone, ascoltasse le loro storie, i loro traumi familiari, cambierebbe la sua visione. Lui fa di un’emergenza umana un caso politico. Ma è cattiva politica. Ho ammirato invece il ministro della Difesa Elisabetta Trenta: lei questo caso non può separarlo dalla sua coscienza».

Così al Corriere.

Gere, che appoggia la Ong da diversi anni, ha deciso di prestare il suo volto alla causa, e nell’intervista ad Avvenire del 31 agosto, ha raccontato perché il suo gesto è stato così importante, rispondendo alle critiche di chi lo accusa di strumentalizzare la vicenda per fini personali, o di perdere tempo a difendere quelli che lui chiama “angeli” e altri chiamano “trafficanti”.

“Guardi, ho settant’anni suonati, un discreto conto in banca e diciamo che sono abbastanza famoso. Inoltre, sono appena diventato padre di uno splendido bambino, al quale dedico volentieri tutto il mio tempo libero. Secondo lei, ho bisogno di pubblicità?”, replica Richard Gere, e ricorda che è la sua fede nei valori buddhisti insegnati dal Dalai Lama a guidarlo.

“Da buddhista non posso non fare qualcosa per alleviare la sofferenza, ovunque essa sia. Seguo da tempo gli insegnamenti del Dalai Lama, di cui sono umile seguace e  sostenitore”, dice l’attore di Pretty Woman e Ufficiale gentiluomo.

Gere si batte da sempre per i diritti delle popolazioni più svantaggiate del mondo, e quella di Open Arm non è la prima causa che difende attraverso la sua popolarità.

In molti ricordano il discorso pronunciato durante la cerimonia degli Oscar del 1993, quando denunciò in mondovisione la violazione dei diritti umani del popolo tibetano da parte del governo cinese. Ora difende con convinzione il suo attivismo.

“So che ho fatto e sto facendo la cosa giusta… ci sono esseri umani che soffrono, che scappano da orrori e torture. E per fortuna ci sono “angeli che tentano di salvarli. Bene. Io sto dalla parte degli angeli, come dovremmo essere tutti”, dice ancora la stella del cinema.

“Criminalizzare uno dei valori fondamentali, la solidarietà? Arrestare gli “angeli”? Non esiste. Qui c’è gente che ha subito ogni sorta di orrore. È come se fosse scoppiato un incendio. La gente si butta dal quinto piano, non ha scelta. E per fortuna a terra trova gli “angeli”: vigili del fuoco, guardia costiera, volontari delle Ong”.

“Ma poi si sente dire: ora ti rispediamo all’inferno. Perché la Libia è l’inferno. Ho ascoltato i racconti. Ci sono cose che non si possono inventare. Occhi che non si possono dimenticare. Quando ho saputo del decreto sicurezza ho chiamato i responsabili di Open Arms, associazione che ammiro e da tempo finanzio, e ho detto che volevo salire a bordo”, spiega l’attore, e racconta che organizzare la missione non è stato affatto facile.

“Abbiamo avuto difficoltà a trovare una barca che ci portasse sotto bordo. Ci eravamo messi d’accordo con un pescatore, ma ci ha richiamato dopo poche ore dicendo che non se la sentiva, aveva paura, era terrorizzato dalle conseguenze. C’è un brutto clima di intimidazione, di paura. Siete cambiati, voi italiani. Avete perso il sorriso, la gioia di vivere, vi siete incattiviti anche voi…”.

Afferma Gere, riferendosi al fatto che anche gli americani e gli altri popoli governati allora da leader come Donald Trump, hanno subito lo stesso cambiamento.

Il mondo è guidato da piccoli e grandi Trump, che con la loro ignoranza, le loro bugie, le loro promesse e le loro minacce stanno manipolando la verità”, dichiara la star neo settantenne.

E quando l’autore dell’intervista, Pio d’Emilia, gli chiede se secondo lui basta solo essere più “buoni”, o aprire i confini, per cambiare il mondo, afferma:

“Il primo confine che dobbiamo spalancare è quello del nostro cuore e della nostra mente. Dobbiamo aprirci agli altri, alla sofferenza altrui. Il resto viene da sé. Dobbiamo essere più seri, più riflessivi, studiare di più. È un percorso, un cammino di conoscenza e tolleranza che abbiamo interrotto e che dobbiamo riprendere. Ed è un messaggio comune a tutte le religioni. Io sono buddhista, ma non mi risulta che Gesù abbia mai detto qualcosa come: ‘Amate il vostro prossimo, tranne gli… africani’”.

Hollywood si schiera

Per tornare a quei giorni.  Il primo e più rapido supporto all’azione dei volontari è giunto dalla voce del collega hollywoodiano Antonio Banderas, che ha definito la condizione umana sull’imbarcazione della ong spagnola Proactivia un “orrore”. E non si è fatto scrupolo di sostenere che la situazione della Open Arms, impossibilitata ad attraccare, «ha molto a che vedere con la risposta politica che si sta vivendo nel mondo». Un pianeta, ad esempio, che ha  a capo degli Stati Uniti «un signore che vuole erigere un muro» ha detto ancora l’attore, per cui «esistono soluzioni possibili al tema nord-sud», ma richiedono «un’enormità di fondi e di anni, probabilmente decenni, perché la comunità internazionale pianifichi un piano Marshall per l’Africa, per esempio».

E nel disturbante silenzio dell’Europa, si è fatto sentire Javier Bardem, anche lui dalla parte di Open Arms. Ha chiesto direttamente al suo Paese, la Spagna, di intervenire e di fare pressione sugli altri Paesi europei perché i migranti possano sbarcare ed essere ridistribuiti. «Open Arms – ha dichiarato Bardem in un video – sta facendo un lavoro straordinario e necessario per la dignità umana e per salvare la vita di persone obbligate a fuggire da situazioni che noi non possiamo neanche immaginare. Hanno un unico obiettivo: dare un futuro ai propri figli e alle proprie famiglie».

Quanto a Salvini, prova a buttarla sul ridere: Gli chiederò un autografo da portare alla mia mamma”, dice. Staremo a vedere. Ma è difficile pensare ad una dedica dell’attore pro-Ong “a Matteo e alla sua cara mamma”. 

 

 

Native

Articoli correlati