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Dopo l'Anpi anche la Cgil si ribella a via Almirante: "Sdegno contro l'omaggio a un fascista"

Polemiche sulla decisione della commissione toponomastica del comune di Alessandria di intirolare una via al seguace di Mussolini

Giorgio Almirante
Giorgio Almirante

admin

3 Agosto 2021 - 10.54


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Prima la protesta dell’associazione partigiani di Alessandria: “Offende il sacrificio di centinaia di giovani che hanno combattuto per la libertà e salvaguardare quei valori per i quali la Provincia della quale Alessandria è Capoluogo è Insignita di Medaglia d’Oro al Valor Militare“.

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Poi una petizione lanciata da associazioni e cittadini contro l’omiaggio a un fascista corresponsabile dell’antisemitismo che sfociò nelle leggi razziali. Fermare la decisione della commissione toponomastica del comune di Alessandria che ha dato parere favorevole a dare al fascista il nome di una via.
Adesso anche la Cgil si è schierata contro l’intitolazione di una via a Giorgio Almirante, unendosi “alle forze democratiche e antifasciste della città e del territorio nell’esprimere il proprio sdegno“.

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La Camera del lavoro sottolinea come “Almirante nel corso di tutto il ventennio non fu solo un entusiasta sostenitore dell’ideologia fascista (da cui non avrebbe mai preso le distanze), ma ricoprendo incarichi di primo piano durante la dittatura fu direttamente responsabile di alcuni dei suoi atti più vergognosi“.
Nella nota della Cgil si legge che Almirante, “in qualità di segretario del comitato di redazione della rivista ‘La difesa della razza’ che pubblicò il ‘Manifesto della razza’ scrisse numerosi articoli di stampo antisemita e razzista, smentendo quanti, ancora oggi, vaneggiano di un regime fascista non direttamente coinvolto con l’orrore dei campi di sterminio“. Inoltre il futuro leader del Movimento sociale italiano “dopo l’8 settembre 1943 aderì al governo filonazista di Salò, arruolandosi nella Guardia nazionale repubblicana con il grado di capomanipolo“.
Mentre, ricorda ancora la Cgil, “come capo gabinetto del Ministero della cultura popolare stilò e firmò quello che viene ricordato come il Manifesto della morte, l’ultimatum che intimava ai militari sbandati e agli appartenenti a bande (locuzione che identificava i partigiani che combattevano per la liberà) di consegnarsi ai tedeschi e ai fascisti: coloro che non avessero rispettato l’ordine sarebbero stati considerati fuori legge e passati per le armi, insieme con coloro che avessero aiutato i partigiani“.
Con quella firma ci “fu l’avvio di una indiscriminata caccia all’uomo e di rastrellamenti sanguinosi che non avrebbero risparmiato la popolazione civile. Queste pagine oscure e feroci non possono essere dimenticate. Chi ora volesse tratteggiare l’immagine di Giorgio Almirante come quella di un esponente della Destra in doppio petto, austero e rigoroso, commetterebbe un falso storico: mentirebbe sapendo di mentire“. In conclusione la Cgil sostiene che “Giorgio Almirante dovrà essere sì menzionato, ma solo nei libri di storia, per non dimenticare un passato che ancora oggi si affaccia con inquietanti e pericolosi rigurgiti e sembra affascinare chi – in spregio delle istituzioni democratiche che dovrebbe rappresentare – con un colpo di mano nel periodo estivo (quando si ritiene che la coscienza collettiva sia un po’ assopita) vorrebbe commemorarlo intitolandogli una via della nostra città“.
Da qui un appello “ai più autorevoli esponenti delle istituzioni affinché respingano questa vergognosa iniziativa che calpesta il ricordo e il sacrificio di quanti persero la vita nella lotta contro il nazifascismo per restituire libertà e democrazia al nostra Paese, e che valsero alla provincia di Alessandria la Medaglia d’oro al Valor Militare per l’attività partigiana“.

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