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Caso mense a Lodi, la xenofobia della Lega sconfitta ancora in tribunale

Il caso nasce quando la giunta decide di escludere dall'accesso alle prestazioni sociali comunali gli stranieri che non riescono a comprovare, con documenti del Paese di origine, la loro condizione economica in patria.

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globalist Modifica articolo

30 Dicembre 2020 - 09.57


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La Corte d’Appello di Milano ha dichiarato illegittima la richiesta del Comune di Lodi, a guida della leghista Sara Casanova, che due anni fa aveva di fatto discriminato i bambini stranieri rispetto agli italiani, richiedendo alle famiglie dei primi di produrre dei documenti aggiuntivi per accedere al servizio della mensa. Documenti che potevano essere reperiti solo nel paese d’origine, quindi praticamente non ottenibili. 
Ora la Corte d’Appello ha confermato che l’Isee, dove devono essere riportati per tutti anche i redditi e i patrimoni all’estero, costituisce lo strumento generale di accesso alle prestazioni sociali e che, fermi tutti i poteri di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate e del Comune, lo straniero non può essere gravato, in ragione della sua sola cittadinanza, di oneri che rendono di fatto impossibile l’accesso a importanti prestazioni sociali come la mensa scolastica, il trasporto scolastico, il sostegno ai disabili. “Italiani e stranieri devono essere trattati in maniera uguale: uguali nel dovere di fornire alla pubblica amministrazione tutte le notizie richieste sui loro redditi e patrimoni; uguali nella soggezione a verifiche, ma uguali prima di tutto nel diritto di accedere alle prestazioni sociali senza essere vittime di pretese irragionevoli e, soprattutto, contrarie alla legge dello Stato”, sottolinea Asgi.
“Prendiamo atto di quanto stabilito dai giudici anche se ribadiamo con fermezza che la nostra azione amministrativa non è mai stata guidata, neanche lontanamente, da una volontà discriminatoria”, ha commentato il sindaco di Lodi Sara Casanova. “Rispettiamo la sentenza, come giusto che sia – ha aggiunto – convinti però che alla base del nostro provvedimento vi fosse una intenzione opposta: garantire la parità di trattamento.
“Adesso i costi del ricorso in appello per il caso mense li paghi, di tasca propria, la sindaco Casanova e i consiglieri che sono stati con lei”, chiede a nome di tutta l’opposizione in Consiglio comunale a Lodi, Stefano Caserini, capogruppo comunale di “110&Lodi”.
“La sentenza della Corte d’Appello di Milano – spiega – è anche più dura di quella di primo grado del tribunale ed è una bocciatura di tutta la linea del Comune. Questa sentenza spende anche molto spazio per spiegare i dettagli del perché si tratta di discriminazione. Viene ribadito che il Comune di Lodi non poteva approvare quel regolamento. Per noi, quindi – continua Caserini – è un ulteriore schiaffo all’amministrazione Casanova e, questa volta, è talmente pesante che dubito che possa esserci un terzo grado. I circa 11mila euro cui è stato condannato a pagare il Comune si sommano alle circa 25mila euro già stanziate. Quindi, sempre a nostro parere, sono una spesa folle se si pensa che a questo si debbano aggiungere anche le ore di lavoro di dirigenti e il danno di immagine al Comune”.

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