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Strada l'ha accusata di aver aperto la porta ai privati e Rosy Bindi replica: "Si rilegga la mia riforma"

L'ex Ministra della Sanità: "In questo periodo le polemiche risultano particolarmente insopportabili ma altrettanto le affermazioni infondate".

Rosy Bindi
Rosy Bindi

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2 Dicembre 2020 - 18.18


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Gino Strada ha accusato Rosy Bindi di aver iniziato “lo slittamento della sanità verso il privato”. L’ex Ministra della Sanità ha risposto che le accuse sono “infondate” e spiega: “Ringrazio quanti hanno difeso il mio lavoro di ministro della sanità messo in dubbio dalle parole di Gino Strada. In questo periodo le polemiche risultano particolarmente insopportabili ma altrettanto le affermazioni infondate”.
“A Strada suggerisco una rapida lettura della riforma che fu varata nel 1999 come decreto legislativo 229. Sarà chiaro allora che quella riforma ha fermato la deriva privatistica avviata dalla controriforma De Lorenzo (decreto legislativo502/92) e ha salvaguardato l’universalità del Ssn garantendo la sostenibilità finanziaria dei livelli essenziali di assistenza; introducendo i principi della programmazione sia per il pubblico che per il privato; rafforzando le regole per l’accreditamento dei privati; stabilendo l’esclusività di rapporto dei medici con il servizio pubblico; rilanciando l’integrazione sociosanitaria”.
Aggiunge la Bindi: “Scelte riconosciute da tutti gli osservatori attenti come esemplari e coraggiose. Allora provocarono ripetute accuse di statalismo e molte proteste di chi lucrava sui conflitti d’interesse, sulle inefficienze del sistema pubblico e puntava all’introduzione di un sistema assicurativo. Scelte rimaste in buona parte inattuate dai miei successori e dai governi di centrodestra. Mi meraviglia che Strada abbia dimenticato quella battaglia, condotta in difesa della sanità pubblica negli anni dei governi dell’Ulivo. Ho sempre stimato il fondatore di Emergency, fin dagli anni in cui ho collaborato con sua moglie Teresa. Continuerò ad apprezzare il suo impegno anche in questa occasione, soprattutto perché conoscendo il conflitto d’interessi a cui sarebbe andato incontro non si è mai candidato a fare il commissario in Calabria”.

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