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Vi spiego tutte le assurdità del concorso che Azzolina non vuole rinviare

Il concorso in questione è quello per l'assunzione dei precari della scuola, più o meno trentamila posti da assegnare per oltre sessantamila concorrenti.

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La Ministra Azzolina

Claudio Visani

20 Ottobre 2020


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La pressione per il rinvio è fortissima. L’ha chiesto ufficialmente il capogruppo Pd alla Camera. Lo chiedono tutte le sigle sindacali della scuola e molti presidi. Lo vorrebbero anche i diretti interessati, i sessantaseimila precari che pure inseguono da anni quella prova per la stabilizzazione. Nei giorni scorsi ci sono state proteste e flash mob in diverse città d’Italia.
“E’ una follia far muovere da un capo all’altro del Paese decine di migliaia di docenti in questa situazione di emergenza, con i contagi in vertiginoso aumento, esponendo a rischi non solo i partecipanti ma anche i colleghi, gli alunni e loro famiglie”, dicono. Ma la ministra Azzolina non demorde. A dispetto di tutto e di tutti e in aperto contrasto con le raccomandazioni del Comitato tecnico scientifico che sconsiglia vivamente fiere, convegni e assembramenti, continua caparbiamente a sostenere che il concorso d’ha da fare.
E conferma come data di inizio il 22 ottobre, dopodomani. Il concorso in questione è quello per l’assunzione dei precari della scuola, più o meno trentamila posti da assegnare per oltre sessantamila concorrenti: uno su due ce la farà. Una prova a lungo attesa, in gestazione da anni. E che quando finalmente è stata partorita, invece di organizzarla in estate, a scuole chiuse e con il Covid in tregua, la si è voluta collocare tra fine ottobre e inizio novembre, con i presidi alle prese con i tanti problemi della riapertura oltre a quelli di sempre: gli organici incompleti, le graduatorie ballerine, i supplenti che non arrivano, strutture e tecnologie inadeguate, spazi insufficienti, classi pollaio, e ora anche il ritorno della didattica a distanza. Una situazione che penalizza quanto mai la didattica e gli studenti. Nel bel mezzo della nuova emergenza pandemica.
“L’alternativa ci sarebbe – dicono sindacati e precari – si potrebbero stabilizzare gli insegnanti con almeno tre anni di servizio tramite una prova orale e la valutazione dei titoli. Anche la stabilizzazione dei docenti di sostegno potrebbe avvenire con le stesse modalità. Avviando poi a regime percorsi abilitanti per tutti”. Come se non bastasse, il concorso è stato organizzato con modalità assurde.
Prima di tutto si svolgerà negli istituti scolastici e non nelle fiere o in altre sedi esterne, aprendo così un problema logistico in più ai dirigenti scolastici. Ma la cosa più assurda è che le sedi regionali delle prove non sono state scelte con il criterio della vicinanza ai precari che le sosterranno. No, si è seguito l’ordine alfabetico. Così accade, ad esempio, che a Piacenza o a Modena si svolga il concorso per i precari che hanno un cognome che va dalla A alla D e semmai insegnano a Rimini o Ravenna, e che a Ravenna o Rimini debbano andare a sostenere l’esame quelli che hanno il cognome che va dalla M alla V e insegnano a Piacenza o Modena. Così in tutte le regioni decine di migliaia di docenti si dovranno spostare da una parte all’altra, viaggiando semmai sui mezzi pubblici, dormendo in un albergo e mangiando in un ristorante.
Con i rischi che ci sono in questo periodo. Non solo. Se per un qualsiasi motivo qualcuno dei precari che rincorre da anni il sogno del posto fisso si ammalerà, contrarrà il virus, o dovrà stare in quarantena preventiva perché nella classe o nella scuola dove insegna c’è stato qualche caso di positività, e quindi non potrà partecipare al concorso, non è previsto che possa sostenere la prova in un altro momento.
No, perderà la prova della vita. Senza possibilità d’appello. Sembra incredibile ma è così. Tanto che è già cominciata la corsa a chiedere l’aspettativa o il permesso per mettersi al riparo da rischi rimanendo a casa fino alla data del concorso.
Aprendo così un ulteriore problema alle scuole, in difficoltà anche a reperire i supplenti causa ritardi ed errori nelle graduatorie.

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