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Azzolina gela Fdi: "Bella Ciao è un patrimonio culturale che diffonde valori universali"

La ministra dell'Istruzione risponde a una interrogazione dell'estrema destra che si lamentava di una docente che l'aveva insegnata in classe: "Un canto di opposizione alle guerre ed agli estremismi"

Partigiani

globalist

20 Ottobre 2020


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Basta con i fascisti e i loro eredi che tentano in tutti i modi di delegittimare la Resistenza e la festa della Liberazione facendo finta di ricordare che Bella Ciao è la canzone della libertà dal nazi-fascismo e, dopo l’inno di Mameli, è la canzone che interpreta i valori costituzionali e che dovrebbe essere eseguita in tutte le celebrazioni pubbliche e le iniziative in cui si ricorda la Liberazione, la lotta partigiana e la Costituzione.
E basta con le provocazioni dei post missini (e quindi post fascisti) di Fratelli d’Italia i cui dirigenti festeggiano ancora la Marcia su Roma, difendono un regime criminale e mettono in lista gente che si chiama Mussolini senza aver mai avuto il coraggio di affermare la verità storica, ossia che il fascismo e il Duce furono dei criminali che hanno tolto la libertà agli italiani, hanno arrestato o determinato la morte degli oppositori, commesso crimini di guerra in Etiopia, Eritrea e Libia e portato il paese alla guerra provocando lo sfacelo materiale e morale di una nazione intera..
“Il brano ‘Bella Ciao’ è parte del patrimonio culturale italiano, noto a livello internazionale, tradotto e cantato in tutto il mondo. È un canto che diffonde valori del tutto
universali di opposizione alle guerre ed agli estremismi”.
Lo ha sottolineato la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, rispondendo ad
un’interrogazione del deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli.
La richiesta dell’esponente di Fdi traeva spunto dalla notizia che “presso le scuole medie dell’istituto Ottaviano Bottini di Piglio, l’insegnante di musica” ha assegnato “‘da eseguire Bella Ciao simbolo della Liberazione che abbiamo festeggiato il 25 aprile’, ignorando
che, mentre tale data rappresenta oggettivamente la liberazione dell’Italia dalla dittatura e dall’occupazione nazista, l’inno partigiano è divisivo perché rappresenta -appunto- una parte politica ben definita, purtroppo protagonista anche di violenze efferate e
ingiustificate, anche nei confronti di civili, preti, donne e bambini”.
Una stupidaggine bella e buona: Bella ciao è la canzone dei partigiani che operavano alle dipendenze del Cel (e Clnai) e che rappresentava tutte le parti politiche meno una, ossia i criminali fascisti.
Inoltre Rampelli lamenta che la docente “ha sporto denuncia per minacce ad avviso dell’interrogante inesistenti” contenute in un post di Facebook di Fratelli d’Italia Piglio, che definiva “inaccettabile far cantare ‘Bella ciao’ a dei 13enni”, chiedendo inoltre di assegnare
“agli alunni anche un compito sui loro coetanei Giuseppina Ghersi, stuprata e uccisa da alcuni partigiani savonesi oppure Rolando Rivi, torturato, seviziato e infine assassinato da una banda di partigiani comunisti sull’Appennino modenese”.
 Il vicepresidente della Camera chiedeva quindi alla ministra dell’Istruzione di “adottare le iniziative di competenza per evitare la diffusione di una visione politicizzata della storia nelle
scuole, evitando che sia altresì consentito un indottrinamento delle nuove generazioni” e di “dare indirizzi, per quanto di competenza, ai dirigenti scolastici per distinguere la festa della Liberazione dall’inno dei partigiani, divisivo ed evocatore di violenze storicamente accertate”.
Affermazioni per i quali l’ampi e tanti che hanno dato la vita per la libertà potrebbero procedere con una querela.
Nella risposta Azzolina ricorda innanzi tutto che “la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo di Piglio ha sporto querela contro ignoti per il reato di diffamazione, a seguito della lettura di alcuni post, apparsi su Facebook, nei quali veniva offesa l’immagine
della scuola e di una docente di musica per aver assegnato ad una classe il compito di svolgere con uno strumento musicale (flauto dolce) la canzone ‘Bella Ciao'”. Questione di competenza quindi dell’autorità giudiziaria.
“Da quanto riferito, la canzone ‘Bella Ciao’ -spiega poi la titolare del dicastero di Viale Trastevere- ha sempre fatto parte del libro di testo adottato dalla scuola. In particolare, il brano in questione, assegnato con lo scopo di essere suonato con il flauto dai discenti,
rientra nel novero dei canti popolari in trattazione nell’ambito della musica leggera e precisamente nel capitolo dedicato alle ‘canzoni del presente e del passato'”.
“Invero, il brano ‘Bella Ciao’ è parte del patrimonio culturale italiano, noto a livello internazionale, tradotto e cantato in tutto il mondo. È un canto -conclude Azzolina- che diffonde valori del tutto universali di opposizione alle guerre ed agli estremismi”.
La soddisfazione di Anzaldi e Fragomeli
“Siamo contenti che ci sia stato anche da parte del governo un riconoscimento ufficiale al valore della canzone Bella Ciao, canto nazionale e popolare per la democrazia e la repubblica, la rinascita di un popolo. Proprio da qui era partita la nostra proposta di legge per il riconoscimento ufficiale della canzone “Bella ciao” e il suo insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado. Bella Ciao è una canzone che segna la rinascita di un popolo, un popolo che torna libero contro ogni forma di dittatura e totalitarismo. Per questo va superata l’etichetta di canzone divisiva, ma ha invece l’obiettivo di unire. Ci dispiace se non tutti si riconoscano nei valori fondanti della Repubblica ed abbiano ancora voglia di etichettare la canzone Bella Ciao come una canzone di parte, perché non lo è e in tutti i Paesi del mondo è riconosciuta come canto di libertà, democrazia e repubblica. Il nostro testo di legge va nella direzione giusta proprio per superare questi pregiudizi ormai quasi inesistenti ma a cui una parte politica ancora si attacca”.
Lo dichiarato in una nota congiunta il deputato del Pd, Gian Mario Fragomeli, e il deputato di IV Michele Anzaldi, commentando le parole della ministra Azzolina che ha risposto ad una interrogazione del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli.

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