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Zangrillo racconta: "Berlusconi era spaventato perché ha capito che il Covid non lascia scampo""

Per il medico personale del Cavaliere "la situazione poteva sfuggire di mano"

Alberto Zangrillo
Alberto Zangrillo

globalist

15 Settembre 2020 - 07.26


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Il professor Alberto Zangrillo, primario di Anestesia e Rianimazione all’ospedale San Raffaele, medico personale di Silvio Berlusconi, intervistato dal Corriere della Sera parla della differenza tra l’ultimo ricovero di Silvio Berlusconi per Covid e quelli precedenti.

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“Io li ho conosciuti tutti quelli degli ultimi 20 anni. Credo – dice – ci sia stata una cosa che richiama una delle caratteristiche veramente negative del Covid-19: ti obbliga alla solitudine e ad affrontare la malattia da solo. Berlusconi era emozionato. Era provato. L’hanno visto tutti. E in questi giorni, forse, è stato anche un po’ spaventato, perché l’evoluzione della malattia non lascia scampo se si perde del tempo”. “Lui questa volta – spiega Zangrillo – credo abbia avuto voglia di dirmi che stava vivendo qualcosa che lo preoccupava veramente. E’ un uomo molto razionale per cui, se c’è una terapia che è una terapia esatta per la cura della patologia, è il primo a capirlo. Ma l’evoluzione di una malattia infettiva può, soprattutto quando non c’è una terapia specifica, sfuggire di mano e presentare un quadro clinico molto negativo. Questo tipo di percezione lui l’ha avvertita”.
E alla domanda se avesse la preoccupazione che la situazione potesse sfuggire dl mano, insieme alla consapevolezza di essere in buone mani Zangrillo risponde: “Tutto ciò è molto umano. Lo lego alle sfaccettature che questa malattia ci ha presentato. Anche chi ha mantenuto un comportamento razionale e anche chi ha mantenuto un comportamento molto freddo può avere avuto dei momenti in cui si è sentito solo e non sapeva con chi sfogarsi”.

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