Capaci, 23 maggio 1992: quando cominciai a diventare adulta

Poco più di 20 anni e la spensieratezza di un sabato pomeriggio con il fidanzato. Poi l'edizione straordinaria di un giornale radio interruppe le canzoni pop e i nostri respiri

La strage di Capaci

La strage di Capaci

globalist 23 maggio 2020

di Sabrina Di Paolo


Ci sono eventi che restano scolpiti nella memoria anche se non ci hanno coinvolti direttamente. Il tempo non impolvera certi ricordi, gli anni non riescono a spingerli nella retroguardia della memoria… no.
Io ricordo perfettamente  quando, dagli schermi tv di un concessionario auto, in un pomeriggio di settembre, con in braccio una figlia di poche settimane, vidi implodere la prima delle torri gemelle.
Allo stesso modo ricordo nel dettaglio un sabato pomeriggio di tanti anni fa, era il 23 maggio, proprio come oggi un pomeriggio di sole intenso, quel sole che ti fa credere che l’estate sia ormai alle porte.
Il sabato pomeriggio, il sole, vent’anni o poco più, e un fidanzato. Ci sentivamo spensierati e allo stesso  tempo adulti, e inebriati da quella sensazione di felicità che solo da giovani il sabato sa regalarti.
Eppure, dall’autoradio di una ormai antica Renault 5, ascoltammo l’edizione straordinaria del notiziario. Interruppe una delle canzoni pop del momento, e interruppe per un attimo anche i nostri respiri, prendendosi gioco della nostra vitalità, ridicolizzandola e facendoci sentire piccoli, e soprattutto indifesi davanti ai tentacoli di una bestia che, ferita, diventa ancora più pericolosa, e violenta.
Forse quel pomeriggio cominciai a diventare adulta, a capire che tutto in un attimo può cambiare, e che, anche se è legittimo continuare a sognare, il male non si può vincere, ma lo si deve comunque combattere.
” Gli uomini passano, le idee restano, e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini” diceva chi, quel sabato pomeriggio fu ucciso insieme a sua moglie, e ad altri uomini, quelli della scorta.
A quegli uomini meno famosi, ma morti per gli stessi valori, gli Stadio dedicarono anni fa una splendida canzone,  Per la Bandiera.
Questa sera voglio condividere con voi non il piacere di una buona lettura, bensì l’ascolto di una bella canzone.
Sarà un modo diverso per ricordare anche i volti meno noti di chi non c’è più, persone comuni,  la cui vita aveva lo stesso valore di quella dell’uomo che hanno tentato di proteggere.



Io sono qui per la legge
o meglio noi siamo la scorta
proteggo un uomo importante
gli apro e chiudo la porta
questo mestiere mi ha scelto
almeno ho un lavoro sicuro
perché ho una moglie ed un figlio
e devo pensare al futuro
almeno finché ne avrò
sento uno strappo di tuono
in questo sabato sera
sassi ed asfalto nel cielo
di fuoco rosso e lamiera
non sento male un istante
ma ora il futuro è chimera
e tutto questo per niente
solo per una bandiera

( ……. )


 


Il blog di Sabrina Di Paolo