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Fase 2, il Viminale chiede 'prudenza' ai prefetti: ossia tenere a bada gli "sceriffi"

Il ministero dell'Interno ha invitato a un punto di equilibrio tra la salvaguardia della salute pubblica e "l'esigenza di contenere l'impatto sulla vita quotidiana dei cittadini".  Ossia no agli eccessi

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globalist Modifica articolo

3 Maggio 2020 - 10.59


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Proviamo a tradurre dal burocratese all’italiano. Ossia: le misure vanno rispettate, ma senza rompere troppo le scatole alla gente, senza troppe interpretazioni restrittive e senza vedere in giro qualche sceriffo mancato che si nasconde dentro una divisa.
Il Viminale, sulle prescrizioni per gli spostamenti, chiede ai prefetti di valutare ogni caso con “un prudente ed equilibrato apprezzamento che conduca ad un’applicazione coerente delle disposizioni contenute” nel Dpcm sulla Fase 2. E’ quanto si legge in una circolare dove si invita a un punto di equilibrio tra la salvaguardia della salute pubblica e “l’esigenza di contenere l’impatto sulla vita quotidiana dei cittadini”. 
“Chi rientra al proprio domicilio resta in Regione” Il Dpcm sulla fase 2 consente il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza ma una volta rientrati, “non saranno più consentiti spostamenti al di fuori dei confini della Regione in cui ci si trova”, a meno che non ci siano “comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute”, si legge nella circolare.

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Congiunti relazioni durature e significative” Il termine congiunti ricomprende “i coniugi, i rapporti di parentela, affinità e di unione civile, nonché le relazioni connotate da ‘duratura e significativa comunanza di vita e di affetti”, come stabilito da una sentenza della Cassazione del 2014. L’ambito a cui si riferisce l’espressione congiunti, viene spiegato nel documento, “può ricavarsi in modo sistematico dal quadro normativo e giurisprudenziale”. 

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