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Brosio: "Il 25 aprile canto l'Inno di Mameli, Bella Ciao è divisiva"

Paolo Brosio: "Dobbiamo ringraziare tutti i martiri che sono caduti per liberare il nostro Paese dal nazifascismo, non solo i comunisti. Il vero problema, ora come allora, sono i tedeschi"

Paolo Brosio
Paolo Brosio

globalist

23 Aprile 2020 - 15.19


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Dopo le sue recenti dichiarazioni sulla necessità di aprire le chiese, Paolo Brosio dice la sua anche sul 25 aprile, che annuncia festeggerà cantando “l’Inno di Mameli. Non ho nulla contro ‘Bella Ciao’ ma l’inno di Italia unisce”. 
“Mio padre, Domenico Ettore Brosio – racconta – è nato a San Francisco. Fu arrestato dai nazifascisti in Piemonte dove si trovava con la sua famiglia e dove si era laureato con l’idea di tornare negli Stati Uniti e fu costretto, sotto falso giuramento e con una pistola puntata alla testa, a fare l’ufficiale per Mussolini e a tradire quindi il suo popolo. Quel giorno infatti andrò al cimitero degli anglo-americani per ringraziarli. Se non fosse stato per loro noi avremmo ancora i tedeschi in casa. Ne sono morti a migliaia per liberarci, non dimentichiamocelo!”
“Dobbiamo ringraziare tutti i martiri che sono caduti per liberare il nostro Paese dal nazifascismo – tiene a precisare Brosio – Ringrazio anche tutti i partigiani, di tutti i colori politici, non solo i comunisti. I partigiani della liberazione erano anche di centro, democristiani, liberali e molti erano anche i fuoriusciti dall’esercito italiano che hanno imbracciato i fucili per combattere i tedeschi. Quelli non contano? I tedeschi sono ancora una piaga – conclude – prima con i fucili e oggi con l’euro”.

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