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Effetti collaterali del Coronavirus: meno gente colpita da infarto si rivolge all'ospedale

A sollevare il problema è stato il primario di cardiologia del Maggiore, Gianni Casella: "Si è tornati indietro di 30 anni. Molti si presentano troppo tardi e non sono recuperabili"

Il primario di cardiologia dell'ospedale Maggiore, Gianni Casella
Il primario di cardiologia dell'ospedale Maggiore, Gianni Casella

globalist

15 Aprile 2020 - 15.08


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Gli effetti collaterali dell’epidemia: ossia i problemi dei malati di altre patologie che non si curano per paura o non vengono curati bene.
Negli ultimi due mesi l’emergenza covid ha ridotto gli accessi agli ospedali per patologie diverse dal coronavirus. Ma sta tenendo lontane anche le persone che subiscono un infarto e che, invece, avrebbero bisogno di soccorsi e cure rapide.
Nel primo trimestre del 2020, ad esempio, gli accessi in ospedale a Bologna sono calati del 20% per i casi di infarto più grave e del 40% per quelli più leggeri. Non solo. In molti casi, quelli che si presentano in ospedale arrivano troppo tardi, con il cuore già danneggiato in maniera difficilmente recuperabile.
In sostanza, “siamo tornati indietro di 30 anni”.
A sollevare il problema è stato il primario di cardiologia dell’ospedale Maggiore, Gianni Casella, grazie ai dati raccolti con una ricerca fatta in questi primi tre mesi dell’anno nel suo ospedale. Insieme ad altri 15 centri specializzati di Lombardia e Piemonte, Casella ha guidato una ricerca a livello locale che riguarda i primi tre mesi del 2020, messi a confronto con il primo trimestre del 2019.
I risultati sono ancora oggetto di valutazione per la pubblicazione su una delle principali riviste mediche internazionali.

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