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La tragedia nascosta degli anziani: a centinaia morti di Covid-19 nelle residenze

Dall'indagine è emerso che ben 1.310 persone presentavano sintomi del Covid-19 ma non sono state sottoposte a tampone

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globalist Modifica articolo

8 Aprile 2020 - 19.23


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Prosegue il monitoraggio sulle Residenze per Anziani, nell’indagine avviata dall’Istituto superiore di sanità (Iss) con la collaborazione del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale nelle Residenze sanitarie assistenziali, che si rivolge a circa 2.500 strutture pubbliche o convenzionate come parte significativa delle complessive 4.629, includendo tra esse anche quelle private. 
A oggi, riferisce il garante nel suo bollettino quotidiano, l’indagine ne ha coinvolte 2.166 ed è intenzione del gruppo di lavoro di fornire i dati via via che riceve le risposte al questionario inviato. Finora, il tasso di risposta è stato del 26,6% con un’ampia variabilità regionale. La media dei residenti nelle strutture che hanno a oggi risposto è di 78, coinvolgendo così un totale di 44.457 residenti.
Il secondo rapporto considera i decessi riportati dal 26 marzo, data del primo rapporto, al 6 aprile in 576 strutture: totale che si attesta a 3.859 residenti. La percentuale maggiore di decessi è stata registrata in Lombardia (47.2%) e in Veneto (19.7%). All’interno di tale complessivo numero, solo 133 persone decedute erano risultate positive al tampone, ma altre 1.310 avevano presentato sintomi simil-influenzali, in assenza però di un accertamento tramite tampone. Tale dato costituisce il 37.4% del totale dei decessi.
Le persone residenti nelle Rsa che hanno inviato la risposta al questionario e che sono state ospedalizzate sono state 1.969: il 48% di esse presentava sintomi simil-influenzali, respiratori (per esempio febbre, tosse o dispnea) o polmonite (indipendentemente dall’esecuzione del test per Covid-19).
Importante, sottolinea ancora il garante , rimane il dato relativo alla mancanza di Dispositivi di protezione individuale, in quanto per l’85.9% delle strutture non erano disponibili. Quasi tutte, invece, hanno adottato forme di comunicazione alternative alle visite, ricorrendo a telefonate, videochiamate, social.
L’indagine riguarda anche il personale. La regione che presenta una frequenza più alta di strutture con personale riscontrato positivo è la Lombardia (34.6%), seguita dalla provincia di Trento e dalla Liguria (entrambe 25%); segue la regione Marche (16.7%).
In una complessiva categoria denominata ‘eventi avversi’ sono stati inclusi gli incidenti, le azioni conflittuali o anche le stesse cadute ed è stato chiesto il loro numero dall’inizio di febbraio a oggi. Dalle risposte fin qui avute si ricava che eventi di questo tipo si sono verificati nel 34% delle strutture, con una maggiore incidenza nel Piemonte e nelle altre regioni che sono state più direttamente coinvolte dal contagio. Fa eccezione in questo quadro l’Emilia-Romagna. È da rilevare comunque, conclude il Garante, che il numero degli eventi rapportato al totale dei residenti nelle strutture intervistate per regione è piuttosto basso, variando dallo 0 al 4.3%.

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