L'Iss avverte: "È raro, ma l'uomo può contagiare gli animali domestici"
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L'Iss avverte: "È raro, ma l'uomo può contagiare gli animali domestici"

Una scheda informativa dell'Iss spiega: "Non ci sono prove che gli animali diffondano il virus, ma possono essere infettati come è successo in rare occasioni"

Animali domestici
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3 Aprile 2020 - 19.24


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Gli animali domestici sono suscettibili al Sars-Cov-2? Secondo L’Istituto Superiore di Sanità sì, ma non nel senso che possono contagiare l’uomo ma l’esatto contrario: il virus passa dall’uomo a loro e per l’Iss è importante proteggerli, limitando la loro esposizione. “Fino al 2 aprile sono solamente 4 i casi documentati – si legge in un post sul sito dell’Istituto – in tutti i casi all’origine dell’infezione vi sarebbe la malattia dei loro proprietari affetti da Covid-19”.
“Non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione di Sars-CoV-2. Tuttavia, poiché la sorveglianza veterinaria e gli studi sperimentali suggeriscono che gli animali domestici siano, occasionalmente, suscettibili a Sars-CoV-2, è importante proteggere gli animali di pazienti affetti da COvid-19, limitando la loro esposizione” raccomanda l’Istututo superiore di sanità, in una scheda realizzata da Umberto Agrimi, direttore del Dipartimento sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria.
L’elevata circolazione del virus tra gli esseri umani “sembra non risparmiare, in alcune occasioni, gli animali che condividono con l’uomo ambiente domestico, quotidianità e affetto. Al 2 aprile, a fronte di 800 mila casi confermati nel mondo di Covid-19 nell’uomo, sono solamente 4 i casi documentati di positività da Sars-CoV-2 negli animali da compagnia: due cani e un gatto ad Hong Kong e un gatto in Belgio. In tutti i casi, all’origine dell’infezione negli animali vi sarebbe la malattia dei loro proprietari, tutti affetti da Covid-19”. 
Il dato, per quanto limitato a poche osservazioni, “merita attenzione. A questi casi di infezione avvenuta naturalmente, si stanno infatti aggiungendo i risultati degli studi sperimentali effettuati in laboratorio su alcune specie domestiche. Questi confermerebbero la suscettibilità del gatto, del furetto e, in misura minore, del cane all’infezione da Sars-CoV-2”.
Le evidenze disponibili suggeriscono che l’esposizione degli animali a Sars-CoV-2 possa dare luogo a “infezioni asintomatiche/paucisintomatiche, ovvero manifestarsi con malattia vera e propria. Nei due cani e nel gatto osservati ad Hong Kong, l’infezione si è evoluta in forma asintomatica”.
“Il gatto descritto in Belgio ha, invece, sviluppato una sintomatologia respiratoria e gastroenterica a distanza di una settimana dal rientro della proprietaria dall’Italia. L’animale ha mostrato anoressia, vomito, diarrea, difficoltà respiratorie e tosse ma è andato incontro a un miglioramento spontaneo a partire dal nono giorno dall’esordio della malattia. Il rapporto realizzato dal Comitato scientifico istituito all’Agenzia federale Belga per la sicurezza alimentare segnala che nel vomito e nelle feci dell’animale era presente un’elevata carica virale. Questo rilievo unitamente ai sintomi clinici, fa ipotizzare che l’animale, dopo essere stato esposto al contagio da parte della sua proprietaria, sia andato incontro a una infezione virale produttiva, ovvero accompagnata da una attiva replicazione del virus”.
Essendo questo “un virus nuovo, occorre intensificare gli sforzi per raccogliere ulteriori segnali dell’eventuale comparsa di malattia nei nostri animali da compagnia, evitando tuttavia di generare allarmi ingiustificati. Vivendo in ambienti a forte circolazione virale a causa della malattia dei loro proprietari, non è inatteso che anche gli animali possano, occasionalmente, contrarre l’infezione. Ma, nei casi osservati, gli animali sono stati incolpevoli ‘vittime’. Non esiste infatti alcuna evidenza che cani o gatti giochino un ruolo nella diffusione epidemica”, aggiunge l’Iss.
La raccomandazione generale “è quella di adottare comportamenti utili a ridurre quanto più possibile l’esposizione degli animali al contagio, evitando, ad esempio, i contatti ravvicinati con il paziente”.
Gli organismi internazionali “raccomandano di evitare effusioni e di mantenere le misure igieniche di base che andrebbero sempre tenute come il lavaggio delle mani prima e dopo essere stati a contatto con gli animali, con la lettiera o la scodella del cibo”. In assenza di sintomi, però, “e se non si è in isolamento domiciliare, passare del tempo con il proprio animale domestico e accompagnare il proprio cane nell’uscita quotidiana (nel rispetto della normativa) contribuisce a mantenere in salute noi stessi e i nostri amici animali”, conclude l’Iss.

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