Dal tentato omicidio fino al processo per lesioni: la carriera nera di Francesco Polacchi

Ecco chi è il responsabile di Altaforte edizioni, la casa editrice fascista vicina a Casapound. Che il giorno del Salone del Libro è atteso a un processo

Francesco Polacchi

Francesco Polacchi

globalist 7 maggio 2019

È uno abituato ai processi, Francesco Polacchi. Il responsabile di Altaforte Edizioni, al centro della bufera che sta investendo il Salone del Libro di Torino perché il Comitato d’indirizzo ha deciso di concedere uno stand alla car editrice vicina a Casapound, lo stesso giorno del Salone avrebbe un altro impegno giudiziario, un processo per lesioni ai danni dei rappresentanti dell’associazione 'Nessuna persona è illegale'. Polacchi, il 30 giugno del 2017, alla testa di un gruppo di skinhead, entra nella sede di Palazzo Marino e conduce un vero e proprio raid fascista. Ma fosse la prima volta.


La carriera criminale di Polacchi inizia da giovanissimo: espulso dal Convitto nazionale e da una scuola privata della Capitale per la sua violenza, a soli 21 anni, nel 2007, Polacchi insieme ad altri 14 fascisti aggredisce quattro ragazzi di Sassari a Porto Rotondo, in Costa Smeralda. Uno di loro, Stefano Moretti, è gravemente ferito al petto da una coltellata sferrata dallo stesso Polacchi, che viene accusato di tentato omicidio. Polacchi viene espulso dalla città di Sassari, ma la vicenda viene derubricata a lesioni dolose. Il reato cadrà in prescrizione 10 anni dopo.


La foto che sta facendo il giro dei social che mostra Polacchi armato di bastone avvolto nel tricolore italiano è stata scattata il 28 ottobre del 2008 in Piazza Navona. Quel giorno si scatena una rissa tra Casapound e un corteo degli studenti che protestano contro la Riforma Gelmini. Quel giorno, Polacchi guidava un gruppo di camerati armati di picconi, cinte e bastoni. La polizia sa benissimo chi è, tanto da chiamarlo per nome.


Il 13 aprile del 2010 Polacchi viene ricoverato con un braccio rotto: i militanti di un centro sociale romano, Acrobax, lo aggrediscono con cinghie e bastoni. Ma è una delle rare volte in cui è lui ad avere la peggio. Il 23 marzo del 2012, dopo un’assenza dalle scene di un paio d’anni, Polacchi torna a colpire, questa volta a Casalbertone, quando aggredisce un antifascista con i membri del Circolo Futurista. Poi di nuovo alla guida di un gruppo di fascisti in un’azione dimostrativa alla sede della rappresentazione a Roma dell’Ue.


Polacchi lascia Roma per trasferirsi a Milano, dove inizia a gestire il marchio di abbigliamento Pivert, che diventa in poco tempo il logo di riferimento della galassia neofascista italiana. Lo indossa anche Matteo Salvini, molto attento a farsi fotografare con indosso un giubbino nero.


Così arriviamo al Salone del Libro e conoscendo Polacchi adesso sarebbe lecito temere delle azioni violenze che vadano a rovinare la manifestazione. Nel frattempo, sono tantissimi gli autori, editori e vari ospiti che stanno abbandonando la kermesse torinese, come segno di protesta contro la presenza di Altaforte edizioni.