Cancellazione dell'assegno di mantenimento e affido condiviso: il ddl Pillon è contro le donne

La dottoressa Luisanna Porcu, presidente di Onda Rosa e segretaria nazionale di D.i.Re ha commentato così il ddl Pillon che ancora una volta penalizza le donne nella famiglia.

Pillon

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globalist 11 settembre 2018

di Luisanna Porcu*


Il Ddl Pillon, ancora una volta afferma l’inerzia della politica e delle istituzioni che continuano a disconoscere, a sottovalutare e a rendere secondario il problema della violenza contro le donne che ha origine nella persistente diparità di potere tra i sessi. È un decreto che aumenta e alimenta questa disparità. Sono più di 20 mila, le donne che ogni anno si rivolgono ai Centri Antiviolenza della rete D.i.Re, e la maggior parte sono coniugate con figli minori.


Quello che le donne ci chiedono è un sostegno per la loro autodeterminazione, libere dalla violenza e dall’uomo violento. Tribunale civile e tribunale penale operano su vie parallele che quasi mai si incontrano, spesso le donne scelgono di non denunciare ma è doveroso per gli Stati, così come la convenzione di Istanbul sancisce all’art 18 punto 4 “la messa a disposizione dei servizi non deve essere subordinata alla volontà della vittima di intentare un procedimento penale o di testimoniare contro ogni autore di tali reati”. Le donne si troveranno quindi costrette a denunciare anche se non lo desiderano o se sanno che questo potrebbe mettere ulteriormente a rischio la loro vita. Il Ddl Pillon all’art 11, afferma che “Il minore deve trascorrere tempi paritetici o equipollenti con entrambi i genitori, .... salvo in caso di: violenza, abuso sessuale, trascuratezza, indisponibilità di un genitore; inadeguatezza evidente degli spazi predisposti per la vita del minore”.


Come farebbero le donne quindi a dimostrare che quell’uomo è violento? La violenza non è un conflitto e in questo DDL non viene contemplata ma assimilata ad esso. Infatti al primo punto prevede la mediazione familiare obbligatoria, vietata per legge nei casi di violenza; ma non essendo la violenza contemplata, le donne sopravvissute alle violenze saranno costrette a percorsi di mediazione dai quali subiranno una vittimizzazione secondaria. Il secondo punto prevede “un piano genitoriale educativo condiviso”: è evidente che i firmatari del decreto non conoscano minimamente quelle che sono le dinamiche della violenza, che si esplica, per definizione, in forme di prevaricazione e non certamente di condivisione. Un terzo punto che alimenta la violenza è il “controllo economico” da parte del partner più facoltoso; perché è vero come afferma il Senatore Pillon “che le spese non verranno divise al 50% esatto ma in base al potere economico di ciascuno, con un ampio controllo sull’euro speso da parte di chi contribuisce maggiormente che si assicurerà che quei soldi vengano realmente spesi per il minore”. Da queste dichiarazioni emerge il retropensiero che le donne siano generalmente “incapaci” a gestire i soldi dell’assegno di mantenimento del minore, pensiero costante nelle forme di violenza economica dove gli uomini accusano le compagne di essere incapaci nella gestione dei soldi e delle priorità economiche. Un quarto punto terrificante di questo DDL riguarda i tempi paritari di permanenza con l’altro genitore, che non devono essere inferiori di 12 giorni al mese, compresi i pernottamenti e qual ora un minore si rifiuti o manifesti disagio, ci si appella all’alienazione parentale, sindrome senza alcuna evidenza scientifica, per limitare o sospendere la responsabilità genitoriale della madre. È chiaro ed evidente che nessun firmatario ha conoscenze basiche sul trauma. I bambini vittime di violenza diretta o assistita sono figli di donne sopravvissuti alle violenze maschili.


Sono cresciuti con la consapevolezza costante di quanto “sarebbe potuto accadere” e quindi con un senso di profonda disperazione. Hanno sperimentato sulla pelle la loro funzione di “strumento” per l’esercizio del potere del padre sulla madre, sanno benissimo di cosa è capace il padre e giustamente si rifiutano di stare con lui perché hanno paura di ciò che potrebbe succedere.


Luisanna Porcu* è presidente di Onda Rosa Nuoro e segretaria nazionale D.i.Re