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Oltre la legittima difesa: c'è il rischio di giustizia fai da te

In cinque hanno aspettato un ladro al varco, gli hanno sparato e dopo lo hanno pestato: ora indaga la polizia

Un caso di giustizia fai da te a Latina
Un caso di giustizia fai da te a Latina

Diego Minuti Modifica articolo

16 Giugno 2017 - 19.37


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E’ una di quelle notizia che rischia di restare confinata nella pagine di cronaca locale, ma che invece merita di essere conosciuta perché è, insieme, il segnale di come la questione della sicurezza sia molto sentita e, quindi, che è arrivato il momento che ci si adoperi, tutti, a stemperare il clima di tensione che sembra pervadere la nostra quotidianità. A Cisterna di Latina, i titolare di una azienda che si occupa del recupero di materiale ferroso, esasperati dal ripetersi di furti ai loro danni, hanno deciso di tendere una trappola a chi li stava depredando.
Quindi, spalleggiati da alcuni dipendenti, si sono appostati vicino al loro capannone. Al quale, nottetempo, si è avvicinato un quarantenne italiano, con il chiaro obiettivo di mettere a segno un furto. Solo che, dal gruppo dei ”giustizieri della notte de noantri”, è partita una salva di fucileria, che ha raggiunto il ladro ferendolo in modo serio. L’uomo ha cercato di scappare, lanciandosi in una corsa al buio in un terreno coltivato a kiwi. Ed è stato qui – sempre che questa sia la versione esatta – che è caduto rovinosamente, ferendosi al volto in modo talmente grave che, soccorso, è stato prima portato all’ospedale Goretti di Latina e quindi trasferito a Roma per un intervento d’urgenza di chirurgia maxillofacciale.
Questa la prima versione, sulla cui veridicità stanno ora lavorando gli uomini del commissariato di Cisterna della Polizia di Stato. Ma già c’è chi, in città, fornisce una spiegazione diversa per le gravi ferite al volto subite dal ladro (oltre alla fucilata), e cioè che l’uomo, inseguito e raggiunto dopo la caduta, sia stato pestato dai suoi inseguitori, cinque in tutto. Che ora sono stati denunziati per ipotesi di reato che non sono ancora ufficiali, ma che potrebbero comprendere anche il tentativo di omicidio (per le fucilate) o lesioni gravi.
Ma quello che emerge in tutta la sua drammaticità sociale è che la gente, non fidandosi più dello Stato, si arma per mettere in atto una giustizia fai da te che rischia di cadere nella violenza più cieca.
Tutti hanno diritto a difendere la loro proprietà e se la vedono in pericolo hanno a chi denunciare uno stato di cose che per loro è insostenibile. Ma nessuno può sentirsi autorizzato ad usare la forza per una forma di giustizia che non trova giustificazione alcuna. Se ora chi si sente in pericolo nella sua abitazione o nel suo esercizio a causa dell’intrusione di malviventi può esercitare la forza, sempre che rientri nella fattispecie della legittima difesa, non è nel contempo accettabile che si tendano trappole facendo il tiro a segno contro un essere umano. Qui potrebbe non essersi trattato di difendersi da qualcuno: qui – in attesa dell’esito delle indagini – potrebbe essere stato qualcosa di molto più grave, l’esercizio di una violenza spropositata rispetto al danno subito e comunque che non può essere esercitata dal cittadino comune.
Né vale a giustificazione il fatto che l’uomo ha confessato di essere un ladro perché è stato ferito, inseguito e poi chissà cosa.
Speriamo che il ladro se la cavi e che, giudicato e condannato, sconti fino in fondo la sua pena perché ha messo in atto un reato odioso. Ma speriamo anche che la ragionevolezza prevalga sempre. Anche perché le cinque persone fermate, per paradossale che possa sembrare, se ritenute colpevoli rischiano una condanna ben più pesante del loro bersaglio.

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