Expo e aeroporti: gli affari della 'ndrangheta
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Expo e aeroporti: gli affari della 'ndrangheta

Alcune società in odore di mafia gestiscono appalti in molti aeroporti italiani: un mosaico da rimuovere.

L'aeroporto di Malpensa
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28 Ottobre 2014 - 10.50


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A metà settembre in alcuni articoli si parlava di una azienda legata agli appalti milanesi “stoppata” dal prefetto perché considerata in mano alle ‘ndrine. Eccole le ‘ndrine… Va ripetuto, per chi non l’abbia capito: le ‘ndrine sono la mafia più pericolosa e più complessa del momento, soverchia quella siciliana, la camorra napoletana e del basso Lazio, oltre che la mafia pugliese.

Presentissima al Nord come non si può pensare e si dovrebbe. L’azienda in questione, la Ausengineering srl, con sede a Pieve Emanuele è proprietà quasi completamente calabrese, uomini riconducibili alla cosca Mancuso di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia. Cerchi alla voce “Ausengineering srl” e ti trovi davanti ad un impero, con un elenco di realizzazioni che spaziano in ogni settore che calamita grandi investimenti, oltre che immensi introiti. Come gli aeroporti. Infatti l’azienda era “vincitrice di mega appalti agli aeroporti di Firenze e Napoli”.

Cosa avrebbe dovuto realizzare l’Ausengineering all’Expo di Milano? “Avrebbe dovuto cablare delle strutture…. Sostanzialmente tutto ciò che riguarda le telecamere di sicurezza installate dentro e fuori…”. Così all’Expo. E negli aeroporti di Firenze e Napoli cosa ha fatto, e come l’ha fatto? Lavori altrettanto delicati, comunque, in un campo “sensibile”, come per l’Expo.

Torniamo al sito dell’Ausengineering srl. Ecco il capitolo dei clienti, fieramente mostrato dal sito, e a buona ragione. Tra i clienti ci trovi pure anche Aeroporti di Roma e l’aeroporto di Catania… Roma e Catania, dunque, accanto a Napoli e Firenze… E ti chiedi: ma la ditta “stoppata” a Milano, in Expo, non è la stessa (stessa proprietà, stessa “etica”) di quella che ha operato a Firenze, Napoli, Roma e Catania? Ecco, allora, che leggendo la cronaca su un appalto bloccato all’Expo di Milano, emerge, forse, un nuovo quadro di indagine.

Con una inquietante variante. Ci troviamo a parlare di aeroporti, in un tempo che pone queste realtà al primo posto dei luoghi sensibili; ci troviamo a parlare di appalti attorno ai sistemi di sicurezza. Come dire, dare a un pedofilo la cura di un bambino. Ad occuparsene all’Expo di Milano rischiavamo di avere uomini in contatto con le ‘ndrine, e a Firenze e Napoli, chi ha operato.? Cosa è accaduto, e accade a Roma?

Una cosa è certa. Dopo l’11 settembre, sull’onda emotiva di quel che accadde, e spinti dalla diffusa urgenza di contrastare ogni pericolo e garantire la nostra sicurezza, ogni dove gli appalti attorno ai sistemi di sicurezza negli aeroporti hanno avuto una impennata e si è proceduto, spesso, con procedure celeri. Un grande affare che ha richiamato grandi società (alle quali fare una bella risonanza magnetica) e una giungla di società satellite che hanno fatto, e continuano, la corsa ( costi quel che costi… ) agli appalti minori. Grandi ditte costruite con grandi capitali come quella che voleva mettere radici all’Expo, ed altre nate attorno a competenze di settore (anche militari i n tutte le varianti ) supportate dalle giuste alleanze, non solo politiche.

I protagonisti si conoscono, ci sono le carte, fare chiarezza e pulizia non è difficile, solo se lo si vuole. Come ha ben fatto il prefetto di Milano, con coraggio. Sapendo di avere accanto il lavoro del Commissario Anticorruzione, Cantone. A lui la capacità di legare quel che accade a Milano con quel che accade – ed è accaduto – a Napoli, Firenze, Roma o Catania. Tassello dietro tassello, per ricostruire un mosaico da rimuovere.

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