Via D'Amelio: Palermo ricorda Borsellino
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Via D'Amelio: Palermo ricorda Borsellino

Sono passati 22 anni da quel 19 luglio 1992 e i nomi dei morti di quel giorni pesano ancora sulla storia del nostro Paese. Napolitano: i processi facciano luce.

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19 Luglio 2014 - 10.45


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Era il 19 luglio 1992 quando nella strage di Via D’Amelio a Palermo rimasero uccisi il magistrato Paolo Borsellino e i poliziotti che lo proteggevano Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina.

Oggi il capoluogo siciliano ricorda quel maledetto giorno con una serie di iniziative organizzate anche dall’associazione Agende Rosse. Il capo della Polizia di Stato, Alessandro Pansa, questa mattina ha deposto una corona di fiori al reparto scorte della questura, nella caserma Pietro Lungaro.

Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, intanto ha detto: “Sono convinto che la strage di Via D’Amelio sia stata una strage di mafia dove sono intervenuti pezzi deviati dello Stato, perché a soli 57 giorni di distanza dalla strage di Capaci, di fronte alla reazione dell’opinione pubblica, alla mafia non sarebbe convenuto un nuovo massacro. Ora dal processo Borsellino quater mi aspetto di sapere la verità sui depistaggi avallati anche dalla magistratura, sapere chi ha convinto Scarantino, ma il nucleo della verità sui mandanti lo attendo dal processo sulla trattativa Stato – mafia, causa della accelerazione della messa in atto della strage”.

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Napolitano, no all’indifferenza. I processi facciano luce sulle stragi – Dai processi in corso contro le cosche mafiose emerga tutta la verità sulle stragi organizzate dalla mafia. Queste le parole che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al figlio di Borsellino, Manfredi. “Alla speranza di una generale evoluzione nei comportamenti individuali e collettivi che conduca alla sconfitta della mafia – ha scritto il Capo dello Stato – deve accompagnarsi l’auspicio che i processi ancora in corso possano fare piena luce su quei tragici eventi rispondendo così all’anelito di verità e giustizia che viene da chi è stato colpito nei suoi affetti piu’ cari e che si estende all’intero Paese”.

È “indispensabile non dimenticare che un’azione di contrasto sempre più intensa alla criminalita’ organizzata trae linfa vitale dallo sforzo di tutti nell’opporsi al compromesso, all’acquiescenza e all’indifferenza”, scrive ancora il Presidente.

“Paolo Borsellino – sottolinea il Capo dello Stato – univa all’eccezionale competenza professionale ed al coraggioso impegno con cui combatteva la mafia la profonda convinzione che il contrasto alle organizzazioni criminali non si esaurisce nell’opera di repressione, ma deve generare un radicale cambiamento culturale al fine di affermare il primato del diritto contro ogni forma di violenza e di sopraffazione”.

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